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Amazon: Aumentano le vendite on line, calano quelle nei negozi fisici

È un bollettino di guerra. Sabato hanno incrociato le braccia i dipendenti di Mediaworld per protestare contro l’annuncio di 180 esuberi (oltre a quelli già legati alla chiusura di negozi a Milano e Grosseto) e la decisione di spostare la sede da Bergamo. Vacilla il gruppo Trony: a provocare la crisi è il fallimento di una delle società associate, la pugliese Dps, che controlla un terzo dei punti vendita della catena (36 negozi).

Si è ristretto pure il gruppo Euronics che ha perduto due dei 12 imprenditori che usavano il marchio. Altri due imprenditori, Galimberti e Castoldi, sono in concordato. Insomma, le cattedrali dell’elettronica di consumo che circondano i centri commerciali del Bel Paese stanno alzando bandiera bianca. A prima vista un fenomeno inspiegabile: i consumi, dice l’Istat, stanno riprendendo. E l’elettronica di consumo, un mercato che vale in Italia 14,5 miliardi, non è certo condannata ad uscire dall’elenco delle spese più comuni. Perché, allora, alcune delle sigle più familiari rischiano di sparire?

I NUMERI

A chiarire il mistero bastano pochi numeri. Nel 2017 il fatturato complessivo del settore sceso del 2%, mentre l’e-com- merce è salito del 9,3%. E quando si dice e-commerce il pensiero corre immediatamente ad Amazon, il colosso capitanato da JeffBezos che si espande a velocità geometrica anche dalle nostre parti. A confermare l’ottimo stato di salute del leader del commercio elettronico ci sono i progetti di crescita. Amazon ha di recente annunciato che nel corso del 2018 aprirà due nuovi centri logistici nel Nord Italia: in provincia di Torino e Bergamo. Sul piatto ci sono 150 milioni di investimenti per circa 1.600 posti di lavoro. Così come capita negli Stati Uniti, mister 100 miliardi (di dollari) JeffBezos tende a dimostrare che l’espansione del suo impero non è destinato solo a bruciare “vecchi” posti di lavoro ma a crearne di nuovi, anche grazie ad un uso intensivo della tecnologia. L’organizzazione del lavoro del nuovo impianto piemontese, ad esempio, ruoterà attorno alla tecnologia di Amazon Robotics: i dipendenti si troveranno a collaborare con robot in grado di velocizzare le procedure di reperimento dei prodotti e di accorciare ulteriormente i tempi di consegna. Questo, assieme alla competitività dei prezzi si è tradotto in una leadership incontrastata nel settore dell’elettronica di consumo, uno dei più vulnerabili.

LA GRANDE FUGA

Il risultato? Oltre alle difflcol- tà di buona parte delle grandi catene di vendita italiane c’è stata la fuga di diversi gruppi internazionali, come Darty, Fnac e Dixon’s. Ma a colmare il vuoto ci sta provando, con successo, Unieuro, la società quotata in Piazza Affari che, dopo aver rilevato una parte di Expert, potrebbe acquisire una parte della rete della pugliese Dps. Sembra così ripetersi, in scala minore, quanto già successo nel mercato Usa ove l’avanzata di Amazon ha provocato l’estinzione di una serie di competitors, ma ha anche favorito la reazione del concorrente che è riuscito a resistere: Best Buy, protagonista a sorpresa di una forte crescita dei ricavi grazie ad una politica di stretta integrazione tra negozi fisici ed offerta online. «Purtroppo il settore non è stato al passo con le abitudini di acquisto dei consumatori – ha dichiarato di recente l’ad del gruppo, Giancarlo Nicosanti Monterastelli – L’ecommerce non è necessariamente una minaccia, anzi. Ciò che sta avvenendo è una selezione naturale tra chi accetta il cambiamento come un’opportunità e chi lo subisce, finendo per soccombere».

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