Bollette a 28 giorni, aumento delle tariffe: è polemica

Tra poche settimane entrerà in vigore la nuova norma che impone alle compagnie telefoniche il ritorno alla fatturazione su base mensile. Da qualche giorno Vodafone sta informando i propri clienti del cambio di condizioni contrattuali, annunciando rincari dell’8,6% su base mensile. Le fatture, dunque, torneranno a essere 12 in un anno, ma i costi per gli utenti non diminuiranno.

Non fa eccezione nemmeno Fastweb. Dopo Tim, Vodafone, Wind e Tre Italia, anche questo operatore torna, a partire dal 26 marzo, alla fatturazione ogni 30 giorni, rinunciando a quella a 28, come imposto per legge. Il costo di tutte le offerte mobile ricaricabili, fa sapere l’azienda, verrà calcolato su base mensile e lo stesso vale per le offerte in abbonamento. Ma senza rinunciare alla rimodulazione verso l’alto, con un aumento dell’8,6%, come già annunciato dalle altre società sul mercato.

“Abbiamo presentato un esposto all’Agcom e all’Antitrust, in modo da impedire che le compagnie telefoniche facciano cartello e aumentino le tariffe, a totale discapito di consumatori ignari dei loro giochetti”: è quanto ribadiscono in una nota i parlamentari del Pd Alessia Morani (nella dfoto in basso), Simona Malpezzi, Stefano Esposito, Alessia Rotta.

“Le compagnie telefoniche – proseguono – stanno continuando a fare cartello per provare a giustificare un incredibile aumento delle tariffe dell’8,6% che avevano mascherato con il trucchetto delle fatture a 4 settimane. Una legge approvata dal Parlamento obbliga le società a tornare alla fatturazione mensile, come accade in tutta Europa, e qui si svela il bluff: le compagnie stanno inviando agli utenti una comunicazione che punta a strumentalizzare la novità legislativa allo scopo di coprire, per la seconda volta, l’aumento delle tariffe”.

Il testo

“Ai sensi della Legge 172/2017 per i servizi di comunicazione elettronica e reti televisive, dal 25/03 i servizi e le eventuali promozioni attive sul tuo numero subiranno una modifica delle condizioni contrattuali e si rinnoveranno mensilmente anziché ogni 4 settimane. La tua spesa complessiva annuale non cambia. Il numero dei rinnovi mensili della tua offerta si riduce da 13 a 12 e di conseguenza l’importo di ciascun rinnovo aumenterà dell’8,6%. Per conoscere i dettagli delle modifiche, le tue offerte attive, informazioni sul recesso o passaggio ad altro operatore senza penali entro i prossimi 30 giorni, chiama il 42590 o vai su voda.it/informa”.

A qualcuno la cosa non è andata giù ed ha subito lasciato trasparire la volontà di avviare una class action.

“In pratica prima pagavamo una cifra mensile, poi l’hanno portata unilateralmente a 4 settimane”, racconta Nicolino Colonnelli, che ha lanciato una sorta di mobilitazione su Facebook. “Ora che il governo l’ha riportata mensile ti informano che comunque paghi sempre la cifra annuale che pagavi prima. Una vera e propria presa in giro. Intervengano gli organi preposti immediatamente. Io sono pronto ad organizzare una class action con tutti coloro che vogliono partecipare”.

IL DL FISCALE STABILISCE CHE LA FATTURAZIONE DEVE ESSERE MENSILE La sanzione dell’Agcom giunge dopo l’approvazione della legge che su nostra proposta ha ripristinato la fatturazione su base mensile per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche. Le compagnie hanno 120 giorni dall’entrata in vigore della legge per adeguarsi (e cioè fino al 4 aprile 2018). In caso di violazione della norma si applicherà un indennizzo forfettario pari a 50 euro in favore del consumatore, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall’Autorità delle Comunicazioni. E’ una grande vittoria per noi dell’Unione Nazionale Consumatori che ci siamo battuti attraverso la campagna #nofattura28giorni . Ricostruiamo quanto è successo negli ultimi mesi: tutto è cominciato tra la fine del 2016 e il 2017 quando i principali operatori della telefonia hanno modificato la periodicità nell’invio delle bollette da mensile a settimanale, in pratica hanno deciso di inviare una bolletta ogni 28 giorni. Ciò significa che le mensilità diventano 13 e non più 12, comportando un aggravio delle tariffe in media dell’8,6%.

L’AGCOM E LA DIFFERENZA TRA TELEFONIA FISSA E MOBILE Grazie all’interessamento della nostra organizzazione, AGCOM era già intervenuta il 24 marzo 2017 con una delibera nella quale si stabiliva che per la telefonia fissa il criterio della fatturazione doveva essere il mese, mentre per la telefonia mobile la cadenza della fatturazione non poteva essere inferiore a 28 giorni. L’associazione che rappresenta le compagnie telefoniche Asstel era intervenuta contestando la delibera perché AGCOM, a loro dire, non avrebbe il potere di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori e clienti (quale ad esempio la durata di rinnovo e dei cicli di fatturazione) ma potendo solo intervenire in materia di trasparenza informativa. Una tesi bizzarra, considerato che l’intervento di AGCOM, a nostro avviso del tutto legittimo, mira proprio ad una maggiore trasparenza informativa; d’altronde lo spiega la stessa Autorità che vede nella fatturazione a 4 settimane un vizio di trasparenza, sostenendo che se può essere accertata nella telefonia mobile (dove il 76% del traffico è prepagato), invece nel fisso il pagamento con addebito diretto su conto corrente bancario con il Rid rende difficoltoso per il consumatore comprendere gli aumenti. Libertà di impresa, poi, non significa poter fare contratti a proprio piacimento, senza alcuna regola certa, tanto più se consideriamo che si tratta di contratti per adesione, con evidenti disparità tra utente e fornitore dove è quest’ultimo a fissare unilateralmente le clausole contrattuali.

L’INTERVENTO DELL’UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI L’Unione nazionale Consumatori interveniva prontamente chiedendo ad Agcom di “adottare una regolamentazione urgente per imporre, anche nel caso di offerte bundle (internet, telefono e pay tv) la cadenza di fatturazione mensile, quale periodo temporale minimo, per consentire all’utente di avere una corretta e trasparente informazione sui consumi fatturati“. In pratica, abbiamo chiesto di integrare la delibera del mese di marzo, che si limitava a disciplinare la sola telefonia, fissa e mobile, inserendo anche le reti televisive e le offerte miste (pay tv e telefono). Tuttavia dalla delibera dell’Agcom di marzo le cose non sono per niente migliorate, anzi… Anche Sky, infatti, ha pensato bene di fatturare, a partire dal 1° ottobre, ogni 28 giorni invece che una volta al mese, e, per di più, lo ha fatto pure per le offerte miste che nel pacchetto includono, oltre alla tv, anche il telefono fisso ed internet, come quelle con Fastweb o con Tim. Per questo, con segnalazioni depositate nel corso del mese di settembre 2017, l’Unione Nazionale Consumatori ha richiesto l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per valutare il comportamento di Sky Italia anche perché (secondo quanto ci segnalano gli stessi consumatori) sarebbero state attuate pratiche volte a rendere difficoltoso il recesso di quei consumatori che hanno deciso di sciogliersi dal contratto una volta ricevuta la comunicazione della nuova periodicità della fatturazione. Così, in data 20 ottobre 2017, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di diffidare Sky Italia in relazione alla decisione di fatturare ogni 4 settimane e non più su base mensile, chiedendo una completa informativa agli utenti, anche sull’esercizio del diritto di recesso.

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