Più vicini alla scoperta di vite su Marte

9 novembre 2012 17:150 commenti

Chi ha letto i libri di Ray Bradbury sa che una delle più grandi sfide dell’uomo è mandare dei suoi simili su Marte. C’è chi da anni ci prova. E qualcuno ci sta riuscendo, grazie all’aiuto della tecnologia e degli astronauti migliori sulla faccia della terra. Tutti ingegneri preparati dal punto di vista della salute e delle conoscenze. Già, perché, una volta andati su Marte non ci si può permettere neanche di avere un mal di pancia.


Così, tra i selezionatori dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, un giovane neurochirurgo sardo, Mauro Ganau, ha sviluppato uno screeining dei tumori del cervello basato su nano e biotech. Ganau ha trentadue anni, ed è il primo italiano nei programmi FutureMed della Singularity University in California:
“Puntiamo a individuare i marcatori dei tumori in una fase estremamente precoce, anticipando tutti i sistemi finora utilizzati”.
Queste le parole di Mauro Ganau, che vuole dare il suo contributo (medico) per trovare vita su Marte. Andare sul pianeta vuol dire conoscere tutti i problemi prima di affrontare lo spazio. Ganau salta da una disciplina all’altra per riuscirci.
Attualmente sta seguendo un dottorato in nano tecnologie e si occupa di gestire un incubatore di startup.
Il suo sogno?
“Raggiungere quelle stelle, che non sono così lontane”





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