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Skype e la truffa a luci rosse: fate attenzione al metodo all’ivoriana

Il primo aggancio si svolge sempre su Facebook e molto più raramente su Whatsapp. Ignari 40enne e 50enne vengono accalappiati dai profili di donne decisamente sexy e intriganti che chiedono l’amicizia ai malcapitati. Accettare la richiesta di amicizia di questi profili significa avere già un piede in quella che la Polizia Postale ha definito come truffa all’ivoriana, poichè originaria della Costa d’Avorio. All’amicizia fanno poi seguito alcuni messaggi in privato e la possibilità di scambiarsi altre foto bollenti. Si entra quindi nella terza fase del meccanismo. Dopo aver preso visione delle fotografie intriganti presenti negli album della nuova amica, i malcapitati ritengono di non essere dinanzi ad un bluff e quindi rinunciano ad ogni sospetto. E a questo punto che la nuova amica chiede al malcapitato di spostarsi su Skype, poichè sul servizio di messaggeria più famoso del mondo si può stare decisamente più tranquilli.

Una volta stabilito il contatto su Skype, la truffa è bella pronta per essere servita. La bollente amica chiede di aprire una videochiamata per divertirsi un pò e svestirsi un altro pò. Così mentre l’avvenente donna, o per meglio dire chi si nasconde dietro di lei, mette su un filmato girato per l’occasione, il malcapitato si denuda e, preso dalla foga, si spinge addirittura oltre. E’ il cosiddetto sesso virtuale che di sesso concreto non ha praticamente. Appena il malcapitato si lascia andare a questo atto, la videotelefonata termina improvvisamente anche perchè, chi sta dall’altro lato del pc, ha raggiunto il suo obiettivo. Nei giorni seguenti al malcapitato giunge un messaggio con cui gli si intima di bonificare o trasferire una data somma anche perchè, in caso contrario, il suo video è pronto ad essere inviato ai suoi amici di Facebook. La truffa e bella e servita e, secondo le rilevazioni della Polizia Postale, la maggior parte delle vittime di questo meccanismo pagano per vergogna.