Hai giurato di non voler più essere un sex symbol planetario, di sentirti ormai un Casanova fuori tempo massimo, un attore quasi-sessantenne in imbarazzo crescente a girare ruoli romantici e scene d’amore assieme a colleghe che per bene che vada hanno la metà dei tuoi anni. Caro George, perdonaci se non ti abbiamo preso troppo sul serio, ma non credevamo davvero che tu, pur dopo quattro anni di matrimonio e due figli, fossi deciso a chiudere in soffitta per sempre i panni seducenti di ruoli alla Danny Ocean, il protagonista bello e malandrino di Ocean s Eleven che architettava con disinvoltura truffe colossali e con altrettanta noncuranza seduceva chiunque incrociasse il suo sguardo.

Non ti abbiamo creduto, George, neppure quando sei arrivato alla cerimonia di consegna del premio che ogni anno la rivista americana Variety assegna a donne che lasciano un segno nella società statunitense: e salendo sul palco per premiare la giovane Emma Gonzalez, studentessa scampata al massacro di San Valentino avvenuto in un liceo in Florida e simbolo della lotta contro la diffusione delle armi, ti sei presentato con un rassicurante «Ciao, sono George, il marito di Amal Clooney». Scusaci George, perché solo ora, dopo averti visto vestire di nuovo i panni di ambasciatore del marchio Nespresso interpretando una nuova campagna pubblicitaria in cui indossi un’armatura voluminosa e scintillante da valoroso cavaliere medievale senza macchia e senza paura, abbiamo capito che facevi sul serio. È stato chiaro fin dall’inizio del filmato, quando sfilandoti l’elmo dal capo hai sfoderato il tuo sorriso sornione, che però era diverso da quello che conosciamo; e anche la tua celebre barba sale e pepe ci è apparsa meno “pericolosa” e seduttiva del solito.

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Perché sì, è vero che per le donne nulla è più sexy di qualcuno che riesca a farle ridere di gusto, ma in questa campagna globale che Nespresso ha chiamato The quest, letteralmente La ricerca, in onda in una trentina di Paesi in tutto il mondo dal 17 ottobre, e visibile in televisione, in formato digitale, sulla carta stampata, sui social media, nelle Boutique Nespresso e sul sito Internet del marchio, insomma ovunque, tu un po’ esageri caro George. E mentre ti liberi della tua corazza nel filmato ideato dall’agenzia McCann Worldgroup New York per la regia di Grant Heslov, più che autoironico sei buffo. Più che canzonatorio, consenticelo, un po’ goffo. Su questo sembra essere d’accordo anche la tua partner sul set, una regina vera come la bellissima Natalie Dormer, che la consuetudine con reami e troni l’ha lungamente maturata nei panni della giovane regina Margaery Tyrell nella serie Tv II trono di spade e dando il volto ad Anna Bolena nei Tudors. Nello spot Ne- spresso, invece, Natalie è la capricciosa sovrana, sul cui regno incombe una terribile minaccia, che davanti ai tuoi servigi più che compiaciuta ci sembra perplessa.

E quando nella prima parte della clip da sessanta secondi, caro George, entri d’impeto al cospetto di sua maestà e srotoli con malcelata modestia sul pavimento la prova del tuo coraggio e della tua devozione, cioè la testa di un enorme drago, lei ti guarda grata, ma pure un po’ dubbiosa. Davanti alla sua comunque dovuta riconoscenza potresti chiedere qualsiasi ricompensa, ma tu senza esitazione, e sulle note di Solsbury Hill di Peter Gabriel, esci dalla corte medievale in cui ti trovi, “buchi” lo schermo del cinema in cui (si capisce in questo momento) la scena è proiettata, e ti ritrovi per le strade trafficate e chiassose di New York. Allora finalmente ritrovi il tuo piglio risoluto e sicuro e senza esitazioni vai verso il tesoro che sai di meritare, anche se quell’armatura pesante t’impiccia non poco. Provi a chiamare un taxi e niente, a prendere la metro ma nulla da fare, non ti resta che sgomitare faticosamente per conquistare un posto su un autobus turistico a due piani che mostra le attrazione della città. Ma alla fine arrivi lo stesso a quel che cercavi, una boutique del caffè, e la tazzina che finalmente sorseggi a giudicare dal tuo sguardo è certo la migliore del reame. Il tuo premio. A questo punto ci aspettavamo almeno il tuo sguardo ammiccante, What else?, Cos’altro? Invece niente, e il tono con cui chiedi se ti cambiano i fiorini d’oro non è proprio intrigante. Ah, George, che nostalgia…

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