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Stavolta non cola nemmeno una goccia di sudore. E qualcuno potrebbe pensare che è strano, considerando com’è andata a Udine. Eppure la settimana che ha fatto seguito alla grande disillusione ha generato un effetto fortificante in Marco Giampaolo. Il disorientamento del dopo gara in Friuli, quando le parole avevano fatto vacillare buona parte dell’impianto tattico allestito sino a quel momento, ha lasciato spazio a un allenatore che ieri ha rivendicato molto orgogliosamente i suoi principi. Chiarendo – in pratica è questo il succo – che l’assetto della squadra può subire qualche modifica, ma la linee guida restano le stesse di sempre.

Detto con le sue parole: «Non arretro di un millimetro ». Interpretazione No, stavolta Giampaolo non suda e, anzi, rilancia. Rilancia il suo metodo e i passi da percorrere quando si allena una squadra da poche settimane. Per esempio, prima delle conoscenze tattiche «viene la condizione fisica», cosa che il tecnico fa capire quanto manchi ad alcuni uomini. Bonaventura per esempio, che in questi giorni è stato provato sulla trequarti ma partirà dalla panchina. La variante rispetto al 4-3-1-2 dovrebbe tradursi in un 4-3-2-1 dove Suso avrà maggiore possibilità di andare a cercarsi spazi verso l’esterno e dove il play dovrebbe essere Bennacer. «Posso cambiare la posizione di qualche calciatore, ma non il pensiero originario», sillaba Giampaolo per ribadire ulteriormente che, a differenza di quanto magari pensa (più di) qualcuno, le idee sono ben chiare. «Nei concetti si prosegue col lavoro iniziato 50 giorni fa, non è questione di modulo ma di interpretazione». C’è poi una riflessione importante sulle tempistiche: «Chiedo pazienza ai tifosi, è solo questione di tempo, l’obiettivo è fare il Milan e imporre il gioco.

La mentalità deve essere quella. Di tempo ce n’è sempre poco, lo so, ma io sono uno che non salta gli step e quindi me lo vado a prendere comunque. Ho un percorso che so bene dove deve portarci. È questione di pensiero collettivo. Sono consapevole della storia del Milan, però vado avanti così». Visione d’insieme Anche qui l’orgoglio e la convinzione nel proprio lavoro sono evidenti, sebbene a essere evidente sia una situazione che appare già delicata dopo una sola partita. Mancare i tre punti oggi pomeriggio significherebbe guai seri e allora la ricetta qual è? Semplice:«Il Milan non può avere l’atteggiamento tattico di Udine, deve giocare nella metà campo avversaria, ma per farlo servono conoscenze collettive. C’è da lavorare insieme, io però ho avuto i giocatori in diversi momenti. S

e voi pensate a un calciatore che arriva domani e gioca nel Milan titolare, scordatevelo. Non capiterà mai. La mia visione è di insieme, non individuale. Ecco perché mi scaglio contro le tempistiche del mercato. Comunque alleno un gruppo di ragazzi che si sono allenati molto bene, che mi hanno dato le risposte che cercavo e si confermano molto fidelizzati al mio lavoro. Quindi le preoccupazioni stanno a zero ». Per rimettere in carreggiata il Milan, Giampaolo oggi si affiderà in particolare a tre giocatori, basilari nei loro ruoli. Uno è Bennacer, che il fixing delle ultime ore dà per debuttante dal primo minuto. L’algerino lo ha ricordato anche l’altro giorno: «Giampaolo mi ha detto che il mio ruolo è il più importante per lui». Ismael dovrà dare ordine e gestire la squadra come gli chiede il tecnico. Poi c’è Suso, che avrà il doppio compito di trovarsi spazi ultimamente complicati da cercare e allo stesso tempo di innescare Piatek. E poi, appunto, c’è lui, il Pistolero. Un anno fa aveva già segnato 5 gol, ora è a secco e a Udine ha toccato 18 palloni in 100 minuti. Bennacer, Suso e Piatek: se la catena si accende, sarà tutto più facile.

Il Milan è alla ricerca del colpo di coda prima della conclusione del mercato. La trattativa per Angel Correa è stata lunga e snervante, col rischio concreto che alla fine la dirigenza milanista abbia solo sprecato energie nell’insistere con l’argentino. L’offerta presentata all’Atletico Madrid è stata rifiutata, e nelle ultime ore non ci sono stati grossi passi in avanti. L’operazione si è notevolmente raffreddata e a Casa Milan non c’è più quell’ottimismo di qualche giorno fa.

Correa resta ancora un obiettivo, soprattutto perché l’accordo con il giocatore esiste ormai da molto tempo, ma difficilmente il colpo andrà in porto, così Boban e Maldini si stanno muovendo su piste alternative per non rimanere fermi in questo rush finale di calciomercato. Al vaglio ci sono diverse alternative a Correa, e il gruppo dirigenziale sta prendendo in esame una serie di ipotesi prima di prendere una decisione.

TANTE PROPOSTE. Sapendo dell’intenzione di comprare un ultimo attaccante, in questi giorni sono stati proposti tanti giocatori al Milan. Dal Brasile insistono con l’ipotesi Everton Soares del Gremio, ma il costo del suo cartellino è eccessivo per le casse milaniste, perché si parla di oltre 50 milioni, ipotesi scartata dalla dirigenza, pur essendo un giocatore che l’ex direttore generale Leonardo aveva spesso apprezzato. Così ci sono state telefonate con gli intermediari di Christian Kouame, attaccante classe 1997 del Genoa. L’ivoriano conosce molto bene Piatek, in quanto in Liguria hanno fatto benissimo insieme nel girone d’andata dello scorso campionato, ma nemmeno lui entusiasma il Milan, soprattutto per la giovane età.

I rossoneri infatti vorrebbero puntare su Leão come elemento da far crescere con calma, dunque sono più alla ricerca di un’attaccante esperto. E un giocatore internazionale che gravita ormai da tempo attorno all’orbita rossonera è Mariano Diaz del Real Madrid. Offerto dai suoi agenti a più società italiane, il Milan sembrerebbe ancora interessato al classe 1993 di origini dominicane. Al Real ha gli spazi chiusi in attacco e vedrebbe benissimo un passaggio in rossonero, ma c’è in primis il problema ingaggio che ostacola la trattativa. I contatti telefonici con la dirigenza delle merengues sono frequenti, anche dopo il colpo Theo Hernandez realizzato a inizio mercato per una cifra attorno ai 20 milioni di euro. Per Mariano Diaz la dirigenza spagnola accetterebbe anche una soluzione in prestito con diritto di riscatto, e il Milan sta pensando pure a soluzioni meno dispendiose in queste battute finali. E’ rispuntata anche la suggestione Memphis Depay ma il giocatore del Lione ha un costo di almeno 40 milioni.

TELEFONO ACCESO. Ieri si allenato regolarmente a Milanello l’attaccante Andrè Silva, sempre in attesa di una chiamata da parte del suo agente Jorge Mendes per un aggiornamento sulla futura destinazione. Sul portoghese c’è stata una manifestazione d’interesse da parte del Benfica, oltre che dello Sporting Lisbona. Entrambe le formazioni hanno proposto una soluzione in prestito, mentre i rossoneri preferirebbero monetizzare e vendere a titolo definitivo il giocatore. Anche dalla Germania si parla di una proposta in prestito dello Schalke 04, ma sono operazioni che Boban e Maldini tendono ad accantonare, a meno di ripensamenti. E’ stata ufficializzata la separazione con l’attaccante della Primavere Frank Tsadjout, con il giocatore del 1999 che farà esperienza in Belgio allo Charleroi. Ieri in sede c’è stato un nuovo incontro con gli agenti di Diego Laxalt: il terzino uruguaiano doveva scegliere tra Torino e Sassuolo, ha scelto i granata e andrà in prestito.

Da ieri Casa Milan ha deciso di aprire un altro settore di San Siro. Infatti sono già in vendita anche i biglietti del terzo anello rosso centrale (30 euro, 14 il ridotto under 15). La richiesta dei tifosi rossoneri per il debutto del Milan di Giampaolo contro il Brescia sta andando oltre le aspettative. Quindi sabato alle ore 18 si potrebbero superare anche le 60.000 presenze. Fra l’altro è prevista una massiccia «invasione» di tifosi bresciani (avranno a disposizione l’intero terzo anello verde, 30 euro) che sono «gemellati» da anni con quelli rossoneri. Intanto prosegue la campagna abbonamenti che si concluderà nella settimana del derby, previsto alla quarta giornata dopo la trasferta di Verona. La formula attuata dalla società rossonera che ha voluto premiare i tifosi più fedeli e solerti nell’abbonarsi sembra aver dato buoni risultati. Le tessere rossonere hanno ormai superato quota 30.000. Nella scorsa stagione Inter (58.789) e Milan (54.651) avevano atto registrare le medie spettatori di gran lunga più consistenti dell’intera Serie A. In particolar modo il Milan ha totalizzato a San Siro oltre 1 milione di presenze con un incasso superiore ai 40 milioni di euro.

MILANO. Le richieste elevate di Franck Kessie hanno fatto desistere il Monaco dal presentare una nuova proposta al Milan per il suo cartellino. Qualche giorno fa, in via Aldo Rossi, era arrivata una proposta scritta da parte del club monegasco che era stata ritenuta interessante dalla dirigenza milanista, ma Franck – una volta informato della pista legata al club del Principato – ha fatto sapere di volere un ingaggio da almeno 4 milioni di euro netti a stagione. Una richiesta ritenuta troppo alta e che ha portato il Monaco a virare, con decisione, su Tiemoué Bakayoko. I contatti con il Chelsea sono fitti e l’ex milanista, che si era proposto ai rossoneri, potrebbe far ritorno al club nel quale è esploso ad alti livelli. Il Milan, a giugno, non ha esercitato il diritto di riscatto fissato a 35 milioni, in quanto scelse di virare su un allenatore come Giampaolo, che ha una concezione ben precisa del tipo di giocatore che deve giostrare davanti alla difesa. Al Milan, infatti, è arrivato Bennacer che è un playmaker puro e qualora si fosse riaperta la pista per il ritorno di Bakayoko, si sarebbe dovuto spostare sulla mezzala o giocarsi il posto con il francese. Ma tutto questo non accadrà, anche se il Monaco sta anche valutando il profilo di Luiz Gustavo, in uscita dall’Olympique Marsiglia.

NUOVAMENTE IMPORTANTE Con la permanenza a Milanello, per Kessie si profila un’altra stagione da titolare, anche se le consegne che sta ricevendo da Giampaolo sono diverse da quelle che gli hanno chiesto Montella prima e Gattuso dopo. L’ivoriano dovrà crescere a livello di partecipazione alla manovra, adattando le sue caratteristiche a un calcio più ragionato e meno istintivo. Saranno però fondamentali i suoi inserimenti senza palla, soprattutto quando si apriranno gli spazi sulle zolle laterali del campo. In più, con Borini adattato e con Krunic non ancora al meglio della condizione, già sabato contro il Brescia dovrebbe ritrovare una maglia da titolare dopo la panchina di Udine della scorsa settimana. Rispetto alle ultime due stagioni, però, Kessie avrà una responsabilità in meno, ovvero quella dei calci di rigore. Giampaolo ha designato Piatek come nuovo rigorista, per provare a dare al polacco qualche chance in più di segnare. Ma Kessie dovrà portare in dote almeno 5-7 gol, che sono nelle sue corde, anche senza i tiri dagli undici metri.

Sos Piatek. Parlare di caso per il centravanti polacco è probabilmente eccessivo dopo appena 90 minuti di campionato, ma Marco Giampaolo in questi giorni sta lavorando non solo per migliorare l’intero impianto di gioco del Milan dopo la deludente sconfitta di Udine, ma anche per riaccendere Piatek, reduce da un’estate davvero anonima. L’attaccante, infatti, non ha ancora segnato un gol da quando la squadra si è ritrovata a Milanello lo scorso 9 luglio. Ha giocato tutte e sei le amichevoli, mettendo insieme ben 442 minuti, ma non è riuscito a segnare neanche un gol. Un filotto negativo iniziato già sul finire della scorsa stagione, visto che nelle ultime 8 gare ufficiali disputate in rossonero – 7 di campionato e 1 di Coppa Italia -, il polacco ha realizzato solo una rete, contro il Frosinone. Piatek è stato senza dubbio uno dei protagonisti dell’annata calcistica italiana 2018-19, segnando fra Genoa e Milan la bellezza di 30 reti, ma è innegabile che da metà marzo in poi qualcosa si sia inceppato. Solo con la nazionale il bomber polacco ha mantenuto i suoi ritmi, facendo centro a giugno sia contro la Macedonia sia contro Israele.

POCO PRESENTE A Udine il numero 9 rossonero – che la maledizione della maglia che fu di Pippo Inzaghi stia colpendo anche lui? – ha fatto una fatica tremenda a entrare in partita. Ha giocato solo 18 palloni, vincendo solo 3 duelli sui 12 avuti con i difensori friulani. Nonostante questa poca presenza nell’arco dei 90 minuti, è riuscito a calciare ben 4 volte, anche se in 3 occasioni è stato murato dai difensori, mentre l’altro tiro non ha centrato lo specchio della porta. Di sicuro Piatek ha patito la prova sottotono della squadra e l’assenza di alcuni elementi che avrebbero giovato al suo gioco, come Bennacer, regista capace di verticalizzare con lanci precisi in profondità, o Leao, più abile di Castillejo ad agire da seconda punta. Giampaolo a fine gara ha ammesso come Piatek preferisca probabilmente agire da unica punta, ma l’esperienza al Genoa della prima metà della stagione scorsa, in coppia con Kouame, dice il contrario, visto che il centravanti segnò 19 reti in 21 partite.

CERCASI PARTNER L’impressione è che Piatek abbia bisogno di un Milan che lo coinvolga di più, che giochi più in funzione delle sue caratteristiche, sia che si tratti ancora del 4-3-1-2 o del 4-3-2-1 che il tecnico potrebbe varare per la sfida di sabato sera a San Siro col Brescia. Piatek ha bisogno di un Milan che crei gioco e occasioni, ma anche di compagni che maggiormente si sposino con le sue doti. E’ innegabile che una seconda punta “vera” si muoverebbe con maggiore sintonia con un giocatore, Piatek, abituato a dividere gli spazi con un altro attaccante, visto che in nazionale, per esempio, si alterna in un 4-4-2 con Milik e Lewandowski. Ma anche con l’albero di Natale, con due trequartisti alle sue spalle e due terzini maggiormente coinvolti nella fase di spinta, i rifornimenti per cercare la porta aumenterebbero.

DARSI DA FARE Come dice un proverbio, però, “Aiutati che il ciel ti aiuta”. Ovvero, per risolvere i problemi è necessario anchedarsi da fare. Già, perché se Piatek vorrà avere maggiore aiuto dai compagni, dovrà al tempo stesso interagire meglio con loro. Giampaolo chiede alle sue punte di manovrare, di partecipare alla costruzione del gioco. Quagliarella, per esempio, nella sua Sampdoria veniva incontro, faceva sponde per i centrocampisti, prima di fiondarsi in area per concludere l’azione. Ecco, Piatek non può pensare di aspettare palloni negli ultimi 16 metri o limitarsi ad alcuni scatti in profondità. Dovrà partecipare di più all’azione e solo così il gioco rossonero migliorerà e di conseguenza lui avrà più opportunità per sbloccarsi e tornare a gonfiare le reti avversarie con continuità.

«Estoy muy feliz de estar aqui»: queste le prime parole di Jhon Chancellor, difensore venezuelano che il Brescia ha presentato ufficialmente ieri. Il centrale classe ’92, che oltre ad aver giocato in patria con Mineros e Deportivo Lara, in Ecuador con il Delfin, in Russia con l’Anzhi e in Qatar con l’ Al-Ahly, ha già avuto modo di debuttare nel campionato italiano, risultando tra i migliori nella sfida con il Cagliari. Chancellor non ha ancora imparato la nostra lingua e in spagnolo ha espresso la propria felicità per essere approdato con la maglia dei lombardi. «Mi hanno accolto tutti bene – ha aggiunto -, la società, lo staff tecnico e i miei nuovi compagni mi hanno aperto la porta facendomi subito sentire uno di loro, facilitando il mio inserimento nel gruppo. Il mio esordio? E’ stato bellissimo cominciare con la vittoria, contro una squadra tosta come il Cagliari. Ora però è già tempo di pensare al Milan: se proseguiamo sulla stessa strada, possiamo centrare un altro buon risultato. Giocare a San Siro è un sogno che si realizza per me. Dovrò marcare Piatek: con un attaccante del genere, non sono concesse disattenzioni ». Chancellor non ha avuto dubbi durante la trattativa: «Non ho potuto rifiutare la proposta del Brescia: credo di aver fatto un’ottima scelta. Mi sento già parte della famiglia. Il campionato italiano è tra i tre migliori del mondo. Per quanto mi riguarda, ho molto imparare. Qui c’è molta tattica e ci vuole tanta concentrazione. E in più c’è Cristiano Ronaldo: sarà un onore affrontarlo in Serie A. Balotelli? E’ sicuramente il giocatore più forte con cui abbia mai giocato. Sinceramente, però, sono rimasto impressionato anche da Donnarumma e Torregrossa: sono tre grandi attaccanti».

È gelo tra Milan e Atletico Madrid per Angel Correa. Nonostante l’attaccante argentino non si stia allenando in gruppo (sono già tre gli allenamenti differenziati che ha fatto), non sembrano esserci segnali di sblocco della trattativa. I colchoneros rimangono fermi sulla loro posizione, ovvero 50 milioni, mentre il Milan ritiene congrua la sua proposta da 42 milioni complessivi più il 30% della futura rivendita. Una situazione che ha praticamente paralizzato il mercato rossonero, rimasto al palo dalla vicenda André Silva e dalla difficoltà – oggettiva – di sbarazzarsi di quei giocatori che sono in rosa ma che, di fatto, non hanno mercato. L’esempio di André Silva è lampante, con l’ipotesi Sporting che rimane all’orizzonte, ma i lusitani non hanno intenzione di mettere dei soldi sul piatto. Tornando a Correa, ciò che filtra è che si stia arrivando a una possibile rottura, perché nessuna delle due parti ha intenzione di andare incontro all’altra. In realtà il Milan ci ha provato, modificando la sua proposta, ma senza scaldare l’Atletico. Il giocatore vuole vestirsi di rossonero, ma la sua società non arretra e la sua mancata partenza, blocca anche l’approdo di Rodrigo nella squadra di Simeone. Ieri, fonti spagnole, hanno fatto circolare la voce secondo cui lo stesso Atletico Madrid avrebbe fatto sapere al Valencia come non vi siano le condizioni per poter concludere l’operazione Rodrigo. Un piano B che potrebbe esser preso in considerazione a Casa Milan riguarda quel Memphis Depay, già accostato a inizio mercato al club rossonero.

PREZZO FISSATO Il Lione non chiude alla cessione dell’attaccante olandese, anzi, ne ha fissato il prezzo in 40 milioni non trattabili. Tecnicamente, tra parte fissa e bonus, il Milan potrebbe arrivare a quella cifra. Depay sarebbe un ottimo acquisto a livello tecnico-tattico, seppur non più giovanissimo, ma ricoprirebbe senza problemi sia il ruolo di seconda punta sia quello di esterno. Ma il tempo stringe e un’operazione così, a meno che non sia stata messa in piedi nei giorni scorsi sfruttando la situazione Correa come copertura, dovrebbe concludersi nel giro di 48 ore massimo. E ciò potrebbe essere complicato. Il silenzio che emerge da Casa Milan è inquietante, così come l’annullamento del viaggio a Madrid che era stato programmato per questa settimana. Una scelta che fa riflettere sulle difficoltà del mercato milanista, ma che Depay potrebbe risollevare. Anche perché ormai mancano pochi giorni alla fine dei trasferimenti e trovare delle alternative a Correa non è semplice, ma l’ex Manchester United potrebbe rappresentare l’occasione giusta, anche a livello economico, per rimediare ad una seconda parte di campagna acquisti che ha portato il tifoso ad una fase di depressione social, anche se contro il Brescia saranno in oltre 50 mila allo stadio.

EVERTON DIFFICILE Il Milan, oltre a Depay, ha provato a riallacciare i rapporti e i contatti con il Gremio per Everton, giocatore che Leonardo aveva in pugno ma che poi venne lasciato a causa dello stop arrivato da Gazidis. Il Gremio vuole 40 milioni per la sua percentuale del cartellino, mentre le altri parti coinvolte – agenti, un fondo d’investimento e il giocatore stesso – vorrebbero dividersi circa 20 milioni per un totale di 60. Una cifra che, salvo cambi clamorosi, il Milan non può spendere a causa di quell’equilibrio finanziario che deve mantenere nei propri conti. E che, in parte, ha bloccato altre operazioni in entrata.

Gli oltre 60.000 tifosi che sabato (ore 18) affolleranno San Siro faranno sicuramente un tifo scatanato per Krys Piatek. Il «pistolero», il «killer» il «cecchino» capace di segnare nella sua prima stagione in Serie A 30 gol (22 in campionato, 8 in Coppa Italia) spalmati indossando le maglie di Genoa e Milan. A proposito di maglie. Quella «maledetta» numero 9 rossonera che era stata archiviata in gennaio dopo l’ennesimo «flop» (Higuain) post-Inzaghi, è stata riabilitata proprio sule spalle del polacco. Che, però, non è riuscito ancora a esorcizzarla. Fra pre-campionato e l’esordio di Udine nemmeno un gol per lui. Con Giampaolo che dopo aver provato e riprovato per 45 giorni il 4-3-1-2 (suo marchio di fabbrica) si è convinto che, forse, Piatek può e deve giocare come unica punta. SPRINT. Premesso che Castillejo non aveva certo le caratteristiche di un attaccante-bis, adesso su Giampaolo incombe la necessità di dover fare assolutamente risultato contro Brescia e Verona. Anche perché il derby previsto alla quarta giornata inquieta, fa paura, rischia di diventare un incubo già con quasi un mese di anticipo. Quindi Giampaolo deve rimettere in carreggiata Piatek che un anno fa aveva iniziato la sua avventura in Serie A segnando 9 reti nelle sue prime 7 partite di campionato e 6 nelle due gare iniziali di Coppa Italia, alla incredibile media di 1,6 reti a gara. Tredici gol timbrati in 2 mesi che avevano catapultato il Genoa nella zona nobile della classifica, conquistando anche l’accesso agli ottavi di finale di Coppa Italia.

CERTEZZE. Finora Giampaolo ha potuto fare totale affidamento solo su Gigio Donnarumma che ha evitato che gran parte dei test estivi si concludesse con una sconfitta per il Milan. Proprio perché l’attacco rossonero ha fatto molte, troppe volte «cilecca» senza un solo gol di Piatek e in ben 3 gare (2 sconfitte e un pareggio) su 6 senza reti all’attivo. Ma Donnarumma da solo non può bastare. Piatek deve diventare l’arma più contro Brescia e Verona. Giampaolo sta cercando di ridisegnare, ricostruire e ricucire il Milan addosso al polacco. A sua immagine e somiglianza. Tornando al 4-3-3 «gattusiano » che aveva visto protagonista assoluto Piatek trascinare il Milan a un solo punto dalla zona Champions League e alla soglia della finale di Coppa Italia. Anche in questo caso (la settimana di Milanello sta trascorrendo fornendo queste indicazioni) il nuovo tecnico rossonero prenderà spunto e ispirazione dal suo predecessore. Infatti Piatek avrà ai suoi fianchi Suso e Calhanoglu mentre sulla mediana (con la novità Bennacer in cabina di regia) ci saranno le riconferme di Kessie e Paquetà.

VARIAZIONE. Giampaolo sta studiando anche la possibilità di proporre il doppio trequartista. Premesso che già con Gattuso Calhanoglu e Paquetà si alternavano fra la linea mediana e quella d’attacco, è possibile che il brasiliano possa essere preferito nel caso in cui si decidesse di accentrare Suso alle spalle di Piatek non più solo ma con un partner di un certo spessore. Certo è che, a questo punto, Giampaolo non ha più molto tempo per fare prove ed esperimenti. La campagna acquisti estiva fino a questo momento non offre certo importanti garanzie. L’unica plausibile, Leao, non convince. Il portoghese è ancora grezzo e tatticamente poco disciplinato. Inoltre l’entusiasmo e la continuità di rendimento di Suso nel ruolo di trequartista hanno mostrato di avere preoccupanti limiti temporali. Calhanoglu, da quando è al Milan, vaga fra vari ruoli dove non è in grado di imporsi in maniera definitiva. I gol di Piatek potrebbero attenuare anche questi disagi. Giampaolo pensaci tu…

Una settimana di esperimenti e prove tattiche per trovare la soluzione al mal di gol che affigge l’attacco del Milan. Il lavoro di Marco Giampaolo si è focalizzato soprattutto sui meccanismi offensivi, intervallando diversi interpreti e sperimentando sistemi alternativi per arrivare all’appuntamento di domani sera con il Brescia a San Siro nel migliore dei modi. Il ko di Udine è stato scottante e per questo domani sera alle 18 scenderà in campo la formazione più affidabile, e i giocatori qualitativamente più bravi. Uno dei cambiamenti più invocati dall’ambiente rossonero riguardava l’inserimento di Ismael Bennacer nel ruolo di regista. L’ex Empoli si è detto pronto a prendere in mano il centrocampo milanista: «Il mister mi ha detto anche che farò il regista, ma c’è concorrenza in quel ruolo. A me piace tanto il ruolo di playmaker. Ovvio, gioco anche da mezzala, ma il mio ruolo preferito in campo è quello davanti la difesa. Lo faccio da meno di un anno, è vero, per la prima volta ho giocato in quella posizione contro la Juventus, l’anno scorso. Però so che ho grandissimi margini di miglioramento », ha confessato in un’intervista Dazn il giocatore algerino. «Giampaolo mi ha detto che gli piacciono i giocatori come me per il suo modo di giocare, mi ha detto che il mio ruolo è il più importante per lui. Questa, allora, sarà una grande sfida per me: amo le sfide». L’algerino ha poi ricordato la telefonata dell’allenatore per convincerlo ad accettare l’offerta dei rossoneri: «Il Milan mi ha cercato prima della coppa d’Africa e per me è stato importantissimo ricevere la chiamata di Giampaolo».

BALLOTTAGGIO. Il primo cambiamento rispetto a Udine riguarda l’inserimento di Bennacer, il secondo è il modo in cui verrà schierato il trio offensivo. Non più con un trequartista e due punte, ma due trequartisti e un solo terminale offensivo. Piatek sarà supportato sicuramente da Suso, che agirà ancora alle spalle del polacco, con la licenza di allargarsi a destra nella sua mattonella preferita. Ma oltre allo spagnolo dovrebbe esserci anche Calhanoglu dietro Piatek. Il turco ha giocato in tantissimi ruoli da quando è al Milan, dalla mezzala all’esterno d’attacco a sinistra, ma probabilmente mai nel suo ruolo originale. In alternativa al turco ieri Marco Giampaolo ha provato da trequartista anche Giacomo Bonaventura, uno dei giocatori che più è mancato l’anno scorso a causa di un lungo infortunio al ginocchio. Il recupero estivo è andato benissimo e ora l’ex Atalanta è pronto a disputare una stagione da protagonista. La terza novità sarà l’utilizzo dal primo minuto di Franck Kessie al posto di Borini nella posizione di mezzala destra.

I nutile provare a stimolarlo. Anche prendendo il discorso alla lontana, Marco Giampaolo fa ben attenzione a non cadere nelle faccende dimercato.Ecosì la risposta è grossomodo la stessa data la settimana prima:«Imiei dirigenti sanno cosa c’è da fare, se c’è qualcosa da fare. Sapranno loro se occorre muoversi, facendo le opportune valutazioni. Io penso ad allenare al meglio, ho già sufficienti problemi così, senza dovermi sobbarcare anche quelli dimercato». In effetti il discorso fila, se non fosse che lui è il comandante della squadra e che un rinforzo – visto quanto successo a Udine – sarebbe un regalo molto gradito. Il tecnico rossonero però deve giustamente pensare a quelli che ha in casa. E degli attaccanti dice: «Sono ragazzi che lavoranobene, sonobravi e devo tirare fuori il meglio da loro». Parti lontane Resta comunquequello avanzato il reparto che eventualmente potrebbe registrare qualche movimento da qui a lunedì. Sia in entrata che in uscita. In uscita il nome che il club rossonero vorrebbe monetizzare è André Silva, ma anche le ultime ore non hanno registrato particolari novità. O meglio, qualche pretendente ci sarebbe pure, ma nessuno pare disposto ad accollarsi a titolo definitivo il cartellino di un giocatore che evidentemente fatica parecchio a convincere appieno. In entrata ilnomecaldo dell’ultimomese è statoquello diCorrea,mava registrata la fumata nera degli ultimissimi giorni. Le parti sono apparse entrambe spazientite: ilMilan ritienela valutazione dell’argentino – 50 milioni – spropositata, mentre da Madrid filtramalumore perquella che è stata presa comeuna corsa al ribasso da parte di via Aldo Rossi. Insomma, parti irrigidite e distanti, ma il canale resta aperto e nessuno si sente di certificare la faccenda chiusa al 100 per cento. Il mercato insegna che le ultime ore possono cambiare umori, necessità e pretese. Di certo, però,ora come ora Correa è un affare abortito, in attesa di eventuali ripensamenti. Altre opzioni Dalla Spagna, semmai, arrivano altre voci. E, comenegli altri casi, la città non cambia e torna a offrire come potenziale interlocutore il Real. Difficile stabilire se tutto risale al famoso faccia a faccia tra Boban e Maldini e gli stati generali della Casa Blanca, ma da quelle parti indicano in Brahim Diaz un profilo piuttosto gradito per il club rossonero. In qualche modo un’alternativa a Correa, nell’ambito comunque di un piano B: Brahim è molto giovane – 20 anni –, con esperienza limitata,maè un ragazzo di talento e di prospettiva. Il Real lo ha acquistato a gennaio dal City (che lo ha cresciuto nel suo settore giovanile, dopo averlo prelevato dal Malaga) per 17 milioni. Può giocare sulla trequarti, ma anche esterno d’attacco o seconda punta. Staremoa vedere, intanto la clessidra scorre e ieri nessun dirigente rossonero era a Milanello. NemmenoMaldini, che di solito è sempre presente alle rifiniture. Segnochequalcosapotrebbe muoversi, segno che il club potrebbe tentare un colpo dell’ultima ora. Qualche pista battibile c’è ancora, e in via Aldo Rossi questo nessuno lo smentisce.

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