Vitamina D, un esame del sangue ci dice tutto

In Italia 5 adulti su 10 hanno una quantità di vitamina D nel sangue sotto i livelli di guardia. Dopo i 70 anni, oltre 8 donne su 10 sono in stato di carenza. Chiarisce i dubbi sui benefici, la carenza e l’assunzione il dr. Oscar Massimiliano Epis, Direttore della Reumatologia presso l’Ospedale Niguarda di Milano.

Come si scopre una carenza di vitamina D?

La vitamina D aiuta il calcio a fissarsi sulle ossa per mantenerle robuste. Spesso non si scatenano sintomi particolari e, se si presentano, non è facile correlarli a una carenza. Se non si corre al riparo, però, aumenta il rischio di osteoporosi. Per sapere se c’è una mancanza, è sufficiente fare un esame del sangue. Il dosaggio della vitamina D è un buon punto di partenza per costruire uno schema di cura efficace. Il valore che misura il livello della riserva nel sangue si chiama ’25-OH vitamina D’. Bisogna preoccuparsi se è inferiore a 30 ng/ml.

Sole e vitamina D: quale correlazione?

L’esposizione al sole aumenta i livelli di vitamina D. Tra maggio e settembre bisogna esporsi per almeno 30 minuti al giorno. Le zone del corpo da scoprire sono viso, braccia e gambe. Non è necessario stare fermi, anche passeggiando si “catturano” i raggi del sole. Mancanza di vitamina D: quali sono i soggetti a rischio?

Anziani, obesi e chi ha una malattia della pelle come la vitiligine, che impedisce di stare al sole: sono alcuni esempi di persone che rischiano una mancanza di vitamina D. Ma non solo. La carenza è tipica dopo un tumore del seno, tra chi assume l’inibitore dell’aromatasi, ma si risolve con una cura mirata. Alimenti ricchi di vitamina D?

Nell’elenco degli alimenti ricchi di vitamina D, il primo è l’olio di fegato di merluzzo. Ma la sostanza è presente anche nelle aringhe, nel tonno, negli sgombri, nel salmone e nelle uova, anche se in percentuali molto basse. Fra l’altro, questi alimenti con vitamina D andrebbero consumati tutti i giorni, cosa non facile da realizzare. Così può essere necessaria una supplementazione, evitando il ‘fai dai te’, anche per non incorrere in Uh eccesso di vitamina D; è necessario dunque rivolgersi a uno specialista per una terapia personalizzata

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