Cos’è il Chaupadi, la “tradizione” contro le donne con le mestruazioni che fa decine di morti

Chaupadi significa che non hai il permesso di stare all’interno della casa”. Urmila Bohora, una studentessa che sogna di diventare infermiera, descrive così questa tradizione induista che, nelle comunità rurali del Nepal, obbliga le donne a rimanere segregate durante il ciclo mestruale o dopo il parto. Ogni mese, le donne e ragazze delle comunità indù nell’Himalaya occidentale sono costrette a vivere in povere capanne o recluse in una parte separata della casa, al freddo e con severe restrizioni alimentari. “Se succede qualcosa nella tua famiglia o nella comunità vengono subito incolpate le ragazze e le donne che hanno le mestruazioni”, afferma la ragazza.

“Nelle sacre scritture si dice chiaramente che le mestruazioni sono un peccato divino”, spiega Radha Paudel, un’attivista che si batte per porre fine al Chaupadi. “E’ per questo che ancora adesso le donne con il ciclo vengono considerate impure e sporche”.  “Devo dormire su quelle tavole di legno. Non mi danno né materasso né lenzuola – ammette Shanta Chalaugain, una maestra d’asilo di Chamunda, un piccolo villaggio delle montagne nord-occidentali nepalesi. “Ho solo una piccola coperta per riscaldarmi. Durante la notte non riesco a chiudere occhio”.

Un isolamento che a volte finisce in tragedia. Sì, perché in Nepal, uno dei Paesi più poveri dell’Asia, sono decine le donne morte negli ultimi anni seguendo questa tradizione, nonostante le campagne degli attivisti e gli sforzi del governo per porre fine alla pratica. Donne e ragazze uccise dal morso di un serpente, di ipotermia o intossicate dal fumo del fuoco con cui cercano di riscaldarsi. L’ultima vittima solo alcuni giorni fa. Gauri Kumari Bayak, di 22 anni, è stata ritrovata senza vita all’interno della capanna in cui stava trascorrendo i giorni del ciclo mestruale. Secondo la polizia, sarebbe morta asfissiata dopo aver acceso un piccolo fuoco per riuscire a sopportare le rigide temperature invernali.

“L’estate scorsa – continua Radha Paudel – due ragazze di 14 e 19 anni sono morte, morse da un serpente mentre erano state allontanate per rispettare il Chaupadi”. L’attivista incolpa direttamente i guaritori spirituali di aver creato il clima di paura e ansia. “Sono loro ad obbligare le donne a vivere in un ambiente asfissiante, come fosse una prigione”, precisa. “Se una donna con le mestruazioni mi tocca – afferma un uomo del villaggio – il mio collo diventerà duro. E’ la verità. Non posso permettere che rimangano a casa mia fino al loro settimo giorno. Una donna mi ha contaminato quando era al suo quarto giorno. Il mio vitello è morto e sono stato derubato”.

Nel 2005, la Corte suprema nepalese ha dichiarato illegale questa pratica ma nei villaggi sperduti tra le montagne del piccolo Paese asiatico è ancora difficile far rispettare il diritto delle donne a non essere discriminate a causa del ciclo mestruale. “Anche se mio marito mi permettesse di rimanere a casa, me ne starei rinchiusa nella mia stanza”, confessa Shanta. Mio cognato è un guaritore e diventerebbe pazzo se lasciassi la mia stanza prima di aver concluso il ciclo. Direbbe non ho il diritto di contaminare tutta la casa”. Dopo oltre dieci anni dalla decisione della Corte suprema, sulla spinta di molti attivisti, il Parlamento del Nepal ha emanato il 10 agosto 2017 una legge che criminalizza questa usanza secolare. È prevista la pena di tre mesi di carcere e il pagamento di una multa per chiunque costringerà una donna a seguire il Chaupadi.

Al di là delle leggi il vero ostacolo è culturale visto che ci sono ancora moltissime donne che, seguendo la tradizione, accettano di essere considerate impure, temendo di contaminare ogni cosa durante il ciclo mestruale. Ma c’è anche chi, come il padre di Urmila, pensa che le mestruazioni siano naturali e il Chaupadi sia sbagliato. “Mia figlia voleva lasciare la casa quando le è venuto il ciclo però glielo impedito e lo riportata a casa, a riposare nel suo letto”.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*