Naomi Campbell, le sconvolgenti confessioni fatte alla vigilia dei 50 anni

E tempo di bilanci per Naomi Campbell. La Venere Nera, una delle donne più strepitose, pagate e famose di sempre, la supermodel per eccellenza, che ancora posa nuda per Calvin Klein mentre le colleghe degli inizi sono sparite da un pezzo, e manco a dirlo fa un figurone, a maggio compie 50 anni. Mezzo secolo che il suo corpo non dimostra, ma forse la sua anima sì. «Sono una sopravvissuta», confessa in una lunga intervista al Wall Street Journal Magazine. «Non ho una vita senza macchia né faccio finta di averla.

Ho ammesso la mia dipendenza dalla droga e dall’alcol e sono grata al Signore di essere in via di guarigione». Oggi Naomi non beve più, persino il caffè se lo concede di rado, preferendo ripiegare su più salutari centrifugati di sedano, fuma solo sigarette elettroniche al mango, prega ogni sera prima di andare a dormire. La redenzione sembra completa, ma chissà. Tante volte l’abbiamo vista cadere, tante rialzarsi: fin qui la sua esistenza è stata una giostra vertiginosa, un sali-scendi di montagne russe che un attimo la proiettavano in paradiso, quello dopo la trascinavano all’inferno. Figlia di una ballerina giamaicana emigrata a Londra in cerca di fortuna e di un padre che laveva abbandonata al quarto mese di gravidanza, già da piccola prometteva bene: a sette anni apparve nel video di Is this love di Bob Marley, a dodici in quello di FU tumble 4 ya dei Culture s Club.

A quindici faceva shopping in un centro commerciale quando fu notata da un pezzo grosso dell’agenzia di modelle Synchro. Era il 1986: Naomi non aveva ancora spento sedici candeline che si trovò per la prima volta in copertina, sull’edizione britannica di Elle’ seguì a ruota Vogue Uk, che non metteva in cover una donna di colore dal 1966. Da lì in poi la sua ascesa fu inarrestabile. Gli stilisti la volevano in passerella, se la contendevano per servizi fotografici e campagne. Yves Saint-Laurent la adorava a tal punto che a un bel momento intimò ai signori di Vogue Francia di accantonare i pregiudizi, sulle orme dei colleghi inglesi, se non volevano che lui ritirasse all’istante tutti gli investimenti pubblicitari: quelli non se lo fecero dire due volte e, nel 1988, la Campbell fu la prima modella nera ad apparire sulla copertina dell’edizione francese, l’anno dopo anche di quella americana.

Gli Anni 90 la incoronarono regina. A poco più di ventanni, Naomi entrò – con Cindy Crawford, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington e più tardi Kate Moss – nella rosa delle bigsix, le “sei grandi”, la cricca di supermodel destinate a diventare leggenda. Baciata da un successo planetario e coperta di soldi (ma non tanto quanto le colleghe bianche, avrebbe denunciato in seguito), trasformava in oro quanto toccava, posava senza veli per Playboy e per il libro Sex di Madonna, prendeva applausi anche quando cadeva rovinosamente in passerella durante una sfilata, precipitando dall’alto di un paio di zeppe di Vivienne Westwood.

Quelli furono anche gli anni dei primi amori famosi – Mike Tyson, il bassista degli U2 Adam Clayton, Joaquin Cortes, Robert De Niro e Flavio Briatore – e delle sperimentazioni artistiche: girò qualche film, incise un album che ebbe più successo in Giappone che in patria, scrisse persino un libro, Swan (cigno), che la critica accolse malissimo. E intanto, mentre le sue quotazioni erano alle stelle, lei sprofondava nel baratro, bBeveva troppo, abusava di cocaina. Nel 1999 finì per la prima volta in rehab, due anni dopo ci tornò.

Le sue foto fuori dalla clinica di riabilitazione, pubblicate dal Mirror, fecero il giro del mondo e valsero al tabloid una causa giudiziaria feroce. «Lavoravo tanto, non cera mai un attimo di pausa», si giustificò Naomi quando ammise pubblicamente la tossicodipendenza. Intanto anche il suo carattere peggiorava. Nel periodo nero, quello tra la fine degli Anni 90 e il 2005, quando «evitavo di guardarmi allo specchio perché non mi piaceva la persona che vedevo», la modella si rese protagonista di imbarazzanti episodi di violenza ai danni di collaboratori e persino pubblici ufficiali. Accusata di aver malmenato una domestica che le aveva perso un paio di jeans, di aver scagliato il cellulare contro la sua assistente e di averla minacciata di buttarla giù dall’auto in corsa, di aver sputato contro due poliziotti all aeroporto di Heathrow perché il suo bagaglio era andato perso, Naomi ha sborsato migliaia di euro in risarcimenti e multe, scontato condanne a ore e ore di lavoro sociale ed è stata bandita a vita dai voli della British Airways.

E ha fatto ammenda in mille altri modi, spendendosi per i diritti delle modelle di colore discriminate, raccogliendo fondi per le vittime dell’uragano Katrina, promuovendo progetti in Africa e sposando la causa di Nelson Mandela, che la chiamava “la mia nipotina onoraria’’. Le sue fragilità ha continuato a non nasconderle: l’abbiamo vista in pubblico appoggiarsi a un bastone, in sedia a rotelle per i problemi all’anca, quasi calva su Instagram a causa dell’alopecia. E poi di nuovo bellissima, una fenice che ogni volta risorge dalle ceneri: ancora la migliore, anche quando posa per Versace con Kaia Gerber, che guarda caso è la figlia della sua sodale Cindy Crawford e ha giusto 32 anni meno di lei. Oggi Naomi è single, ma la solitudine non le pesa, perché non ha tempo di pensarci. Al Wall Street Journal confida che vorrebbe un figlio. «Ma non è ancora il momento», aggiunge. «Vediamo cosa ha in serbo per me l’universo». Qualsiasi cosa accada, sarà all’altezza della sua fama.

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