Franco Antonello, la forza della famiglia che non si arrende ai drammi

Certe volte viene da chiederselo. Coinè possibile che alcune famiglie vengano tanto maltrattate dal destino? Parliamo di quella di Bianca e Franco Antonello, l’imprenditore di Castelfranco Veneto che ha ispirato il libro di Fulvio Ervas Se ti abbraccio non avere paura (2012) e poi il film di Gabriele Salvatores, Tutto il mio folle amore, in questi giorni nella sale. Dopo aver combattuto una vita intera a fianco del figlio Andrea – affetto da autismo – per assicurargli un’esistenza felice, oggi

Bianca e Franco sono al capezzale del figlio minore, il diciannovenne Alberto, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Mestre a causa di un tremendo incidente stradale in cui ha perso la vita la sua fidanzata, Giulia Zandarin.

Il ragazzo si è svegliato dal coma farmacologico e sta affrontando una durissima realtà: la scomparsa di Giulia, di cui ha continuato a urlare il nome nel dormiveglia. E con ogni probabilità sta cominciando a riavvolgere il nastro degli avvenimenti che l’hanno portato in quel letto di ospedale. Tutto inizia la notte di Halloween, quando la polizia lo ferma nei pressi di Venezia mentre è alla guida della sua auto con cinque amici e una piccola dose di hashish in tasca. Gli ritirano la patente. Ma anziché rientrare a casa, Alberto usa il permesso provvisorio di guida per raggiungere la discoteca King’s di Jesolo assieme a Giulia, con cui convive da qualche mese. Bevono qualcosa, sono allegri, ballano fino all’alba. Sulla strada del ritorno, la Treviso Mare, lo schianto contro un albero, poi il buio. La ragazza, appena diciottenne, muore sul colpo.

Alberto, gravemente ferito, finisce in coma, quindi viene a lungo sedato farmacologicamente. Poi il lento, terribile risveglio, la necessità di dover affrontare – prima o poi – la dolorosa realtà di quella morte assurda. I sanitari dell’ospedale dell’Angelo di Mestre, dove il ragazzo è tuttora ricoverato, spiegano che il quadro clinico “evolve sotto continuo monitoraggio”, ma valutano positivamente il decorso.

Nel frattempo Alberto, risultato positivo all’alcol test con un tasso di 0,76 grammi per litro (il limite è 0,50), viene indagato per omicidio stradale e guida sotto l’effetto di alcol. Ma sui social, nei bar del paese, il processo T’hanno già fatto. «La gente ora giudica, critica, condanna», si è sfogato il padre, che da giorni non si muove dal capezzale del figlio. «Allora la faccio io una domanda: pensate che la morte non sia una punizione sufficiente per noi? Giulia era parte della nostra famiglia. Da qualche mese abitava con Alberto, erano lì a pochi metri da casa mia, belli e felici». Ha ricordato ancora Franco Antonello: «Ho visto Alberto la sera del 31 ottobre, ci siamo abbracciati, mi ha detto: tranquillo papà, vado piano. Poi lui e Giulia sono usciti come fanno tanti altri ragazzi della loro età ed è successa questa tragedia».

Viene davvero da pensare all’invidia degli dei che si abbatte sugli uomini finalmente appagati. Intanto è Andrea a stringersi al papà, a prenderlo per mano, a cercare di abbracciarlo in quel suo modo goffo e tenero, cercando di dargli forza. «Alberto sta male…», dice. Le sue parole sono incerte, ma la sensibiltà e la capacità di essere vicini a chi soffre non mancano a questo ragazzo con autismo che cerca di rincuorare il padre nella sala d’attesa di un ospedale.

Sono ancora loro i protagonisti della storia che molti hanno conosciuto grazie a Le invasioni barbariche (la trasmissione di Daria Bignardi andata in onda fra il 2005 e il 2015), quella di cui Gente si è occupata in vari servizi e che ha ispirato il libro e poi il film: Franco e Andrea, il papà imprenditore con un’avviata agenzia di comunicazione, che molla tutto per stare vicino al figlio affetto da autismo e fondare una onlus – I bambini delle fate – che sostiene altri ragazzini come lui. Una storia nella quale chiunque abbia avuto un figlio con un problema non può non riconoscersi almeno un po’, e che l’insegnante e scrittore Fulvio Ervas ha fatto uscire dallo stretto ambito veneto.

L’autore e Antonello si erano incontrati per un anno intero sotto la pergola di casa Ervas. E Franco aveva raccontato del viaggio con Andrea in occasione del diciottesimo compleanno del figlio, un’incredibile avventura in moto attraverso gli Stati Uniti e il Sudamerica. Lo scrittore resta incantato dall’energia e dal coraggio di quel padre che ama disperatamente il figlio e che vuole regalargli a ogni costo tutta la vita che può, in barba a quel problema maledetto.

Durante quegli incontri, un giorno anche Andrea si presenta in giardino, saltella in punta di piedi e ha la smania di abbracciare tutti. Così l’autore nel suo romanzo, assieme alla storia di quel padre che non si vuole arrendere, racconta quella del ragazzo che sembra voler spiccare il volo.

Ora la pena di Antonello è doppia: come tanti genitori alle prese con un figlio speciale, in questo momento si starà forse chiedendo se non ha dirottato troppe attenzioni su di lui, trascurando il più piccolo. «Alberto ha sempre sofferto la diversità di suo fratello, si vergognava», ha confessato Franco. «Ora, però, era cambiato tutto, il mio cuore si riempiva di soddisfazione nel vederli finalmente uniti come due fratelli dovrebbero essere. Questa, oggi, è l’unica certezza: da un dolore così grande possiamo uscirne soltanto insieme».

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