Stefania (nome di fantasia) è una giovane di madre di un bimbo di 8 anni. Si è trasferita nella città dove vive l’ex che ha denunciato, per ingiunzione del giudice. Stefania ha denunciato il marito per violenza domestica aggravata dalla presenza di un minore, il figlioletto, appunto, che secondo Stefania ha assistito ai maltrattamenti inflitti dal suo ex. L’intervista di Fanpage.

Dove vive oggi? 

“Mi trovo in una casa scelta dal mio ex nella città in cui vive, a migliaia di chilometri di distanza dai miei genitori. Ho dovuto lasciare famiglia e il lavoro per trasferirmi qui. Lui mi ha accusato di sottrazione di minore”.

Perché si è trasferita? 

“Perché al culmine della paura ho lasciato la casa in cui vivevo con lui per trasferirmi dai miei fuori regione”.

Perché aveva paura?

“Perché aveva comprato una pistola, mi maltrattava, mi umiliava e insultava davanti a mio figlio”.

Parliamo di violenze fisiche? 

“Non esattamente, anche se a volte mi lanciava contro degli oggetti. Mi insultava, mi rovesciava addosso acqua fredda nel sonno, mi isolava da amici, dai parenti, mi umiliava davanti al bambino. Picchiava addirittura il cagnolino di famiglia, lo massacrava, tanto che anche mio figlio aveva iniziato a picchiarlo”.

Perché se ne è andata?

“Perché mi avrebbe ammazzata. Col senno di poi devo dire che, anche se mi sono salvata la vita, sono scivolata in un altro inferno. Il primo magistrato che ha giudicato il caso sembrava aver compreso la situazione, invece il secondo ha declassato i problemi a ‘conflittualità di coppia’ dovuto a diverse culture”.

Il suo ex appartiene a un’altra cultura? 

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“Non direi. È nato in America da genitori italiani e vive in Italia, dove ha voluto che ci trasferissimo dopo le nozze”.

Com’è stato il suo matrimonio? 

“Ho vissuto il mio ex negli Stati Uniti, dove lavorava. Anche li aveva difficoltà con la sua ex moglie, tanto che poteva vedere i bambini solo in presenza degli assistenti sociali. Tra di noi le cose andavano bene, per il primo periodo”.

Poi cosa è successo?

“È diventato possessivo, mi ha isolato da tutte le relazioni, mi ha impedito di riprendere il mio lavoro di insegnante. Mi ha impedito per ben cinque anni di vedere mio fratello. Era dispotico, pensi che mi aveva attaccato una lista di cibi al frigo, si trattava di alimenti che non potevano mai mancare, altrimenti erano guai. Anche il bambino soffriva, manifestò subito problemi di linguaggio mentre a me fu diagnosticato un principio di depressione”.

Quando ha iniziato a pensare che qualcosa non andasse?

“Beh, mi ha lasciato molto perplessa un messaggio della sua ex moglie. Diceva che avrei dovuto sapere perché lo avevano cacciato dall’Esercito e che avrei dovuto sapere con che uomo stavo. Più avanti ho scoperto di che si trattava”.

Quando ha deciso di lasciarlo?

“Quando ha preso il porto d’armi e la pistola, non mi sentivo più al sicuro.”Non mi lasciare, non mi lasciare”, diceva lui. “Non ti lascio, dammi un mese di respiro e torno. Era l’unico modo di scappare con mio figlio. Ho scoperto in quel periodo che era stato in carcere militare per aver picchiato l’ex. All’epoca seguiva un corso per gestire la rabbia e poteva vedere i figli solo in presenza dei servizi sociali. Ho scoperto che suo padre era pregiudicato per crimini sessuali”.

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Lui cosa ha fatto allora?

“Mi ha denunciata per sottrazione di minore io per violenza domestica. È stato assolto lo scorso luglio. Non mi ha denunciato per il bambino, ma solo per vendetta. Me lo aveva detto ‘te la farò pagare'”.

Teme per la sua vita? 

“Sì, ma soprattutto per quella di mio figlio. Il mio sbaglio più grande è stato andare via, mi dovevo far ammazzare, ora lui sarebbe al sicuro”.

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