Coronavirus, si parla di un possibile rientro per i 70 italiani bloccati in Cina, ma l’Oms non raccomanda i rimpatri

La situazione in Cina col passare dei giorni si fa sempre più drammatica si da spazio all’ipotesi che il pericoloso virus del coronavirus sia stato sviluppato dagli animali, quasi sicuramente si tratta di tutte quelle specie presenti nei grandi mercati.

C’è da pensare che questi animali vengono detenuti ,la maggior parte del tempo, in gabbie tutti ammucchiati tra loro, senza rispettare neppure le più elementari norme igienico sanitarie.

Da quest’oggi l’unità di crisi della Farnesina sta lavorando in collaborazione col Ministero della Salute e allo Spallanzani, per una soluzione. Intanto si è attivata una linea telefonica di assistenza per i cittadini.

Si parla da parete della Farnesina di un eventuale rientro degli italiani rimasti bloccati nella città di Whan. Serve però l’autorizzazione del governo cinese al fine che gli italiani possano far rientro in Italia.

La città cinese si trova ora mai da giorni in quarantena, da cui non si può  entrare e vi è vietato uscire. Quindi non dipende da noi dare il via libera al rimpatrio, ma alle autorità cinesi, per il momento le istituzioni Italiane c’è la stanno mettendo tutta a far rimpatriare il prima possibile i suoi concittadini bloccati nella città fantasma.

L’Organizzazione Mondiale però, non raccomanda il rimpatrio dei cittadini di altri Paesi dalla Cina, inoltre raccomanda la comunità Nazionale a mantenere la calma. Il livello di rischio si è passato da moderato a elevato, secondo l’OMS dobbiamo confidare nelle capacità della Cina di contenere e di conseguenza prevenire il contagio.

Ciò nonostante diversi Paesi hanno già lavorato al piano di rientro dei propri connazionali bloccati in Cina. La Germania, come la Francia come Londra hanno predisposto dei piani ben precisi, con disposizione anche di quarantene per tutti i loro cittadini che faranno rientro nel proprio Paese di origine. Certo c’è inoltre da dire che ogni città ha il suo adoperarsi al fine di garantire la non diffusione dell’influenza del Coronavirus.

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