Vanessa Incontrada racconta ‘Come una madre’, fiction sul dolore di una mamma

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Con Vanessa Incontrada non ci si annoia mai. Passa con disinvoltura dalla tv al teatro e alle fiction. «Perché» come spiega lei «un artista è completo quando riesce a fare un po’ di tutto e a cambiare personaggi». E infatti adesso sarà protagonista della serie in tre puntate “Come una madre”, al via domenica 2 febbraio su Raiuno.

Vanessa, come mai ha scelto un personaggio così difficile e intenso?

«Forse mi ha attirato proprio questo. Io sono una persona allegra, ma ho anche un lato malinconico che volevo mostrare. Angela è una donna con una vita complicata. La storia comincia infatti con la morte del figlio Matteo, di 9 anni, a causa di un incidente d’auto. Così, per il dolore, il senso di colpa e per cercare di ricominciare a vivere, si isola dal mondo. A un certo punto però incontra due bimbi e la loro madre, ma il loro rapporto verrà sconvol to quando la donna sarà uccisa e Angela dovrà fuggire con i bambini per proteggerli».

Chissà che fatica per lei interpretare una madre che ha perso un figlio…

«Già, nessuno può immaginare cosa voglia dire. Per me era impensabile recitare pensando a mio figlio Isal. Quindi per la prima volta ho reso la sofferenza grazie alla tecnica e non cercando il dolore dentro di me, anche per rispetto verso chi quel dolore inconcepibile lo ha vissuto davvero, come è successo a due mie amiche».

La sera, dopo le riprese, correva ad abbracciare il suo Isal per consolarsi?

«Ho girato lontano da casa e Isal per un bel po’ l’ho visto soltanto nei weekend, quando tornavo dalla mia famiglia a Follonica. Però la sera, dopo le riprese, con lo staff andavamo a mangiarci una pizza per distrarci». Il suo bambino sta diventando grande.

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Il vostro rapporto sta cambiando?

«Ormai fa la prima media e lo porto sempre meno sul set. Però interagisco maggiormente con lui, perché capisce di più le cose e il mio lavoro. È molto orgoglioso di quello che faccio, è tanto “fisico” ma di poche parole e condivide tutto con me».

Come genitore lei ha preso qualcosa da sua madre?

«In alcune cose siamo simili, ma io sono più pignola di lei. Avendo poche regole nel lavoro, quando torno a casa ho bisogno che siano rispettate. Mia madre invece è più libera e aperta, per esempio con gli orari dei pasti. Invece le assomiglio molto nel modo di giocare e rapportarmi con mio figlio. Mamma giocava tanto con noi e io faccio lo stesso».

E come vi divertite?

«Fin da quando era piccolo, giochiamo molto con i giochi da tavolo come “5 secondi”, “Twister” oppure con le carte. Ma facciamo tante altre cose insieme». Ce ne dica un’altra. «Amo guidare e quando usciamo, magari per andare a fare la spesa, allunghiamo il percorso per poter cantare in macchina assieme. In questo periodo Isal è fissato con i Queen».

Il suo istinto materno lo ha portato anche sul set?

«Quando diventi madre diventi più materna verso tutti. Per esempio, su questo set avevo due bambini sempre con me e mi veniva spontaneo proteggerli quando giravamo scene complicate, anche se i genitori erano sempre presenti». Quindi per i due piccoli attori è stata…

“Come una madre”?

«Sì, anche se un giorno ho dovuto fare una cosa bruttissima. Tancredi e Crystal dovevano girare una scena drammatica ma continuavano a ridere. Così prima ho parlato con il regista Andrea Porporati e con i loro genitori. Quindi li ho sgridati in modo molto brusco e siamo riusciti a girare la scena. Mi sono sentita in colpa da morire. Poi gli ho spiegato perché lo avevo fatto». Con loro nella fiction affronta un lungo viaggio attraverso l’Italia.

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Ha scoperto qualche luogo particolare?

«Abbiamo girato a Roma e in Toscana, che conosco bene. Ma la zona che più mi ha colpito è la Calabria: anche se ho radici calabresi la conosco poco. Invece è un territorio tutto da scoprire, rude, aspro, deserto, molto difficile, dove ci sono posti stupendi ma molto nascosti». Il viaggio è anche una metafora del percorso interiore che fa Angela per superare il suo lutto.

Lei come cerca di uscire dai momenti bui?

«Li vivo fino in fondo. Non bisogna scappare dal dolore, va accettato perché fa parte della vita. Quando arriva, diventa mio complice, ci parlo e a un certo punto mi dico che dovrà andarsene. Non voglio che senta la mia paura, altrimenti rimane più a lungo». A proposito di momenti bui, il regista definisce la fiction un po’ una “favola nera” e un po’ un “road movie”.

Concorda?

«Ci sono personaggi surreali, come in una favola. Giuseppe Zeno è un po’ il nostro angelo custode, poi c’è un cattivo senza
pietà, Sebastiano Somma, e un’ex cantante lirica interpretata da Katia Ricciarelli. Ma incontreremo tanti altri personaggi. Ognuno ci racconterà la sua storia e ci aiuterà nella nostra fuga».

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