Lutto nel mondo del cinema: è morta un’attrice mitica che resterà nella storia. Stiamo parlando di Dyanne Thorne, star del cinema erotico al filone dell’exploitation. Dyanne Thorne è stata una vera icona negli anni ’70. Impossibile dimenticare la sua interpretazione di Ilsa nella trilogia “Ilsa la belva delle SS”, “Ilsa, la belva del deserto” e “La tigre del sesso”.

Dyanne Thorne è morta lo scorso 28 gennaio ma la notizia della sua morte è stata diffusa solo ora. La donna aveva 83 anni e ne avrebbe compiuti 84 il prossimo ottobre. Originaria del Connecticut, Dyanne Thorne ha iniziato la sua carriera come cantante e cabarettista a New York. Dopo aver fatto qualche comparsa in vari film ebbe la sua prima parte importante nel cortometraggio Encounter con Roberto De Niro. Poi prese parte a “Star Trek”, in particolare nell’episodio Chicago anni ’20, che fu trasmesso nel 1968.

Da quel momento in poi cambiò ‘strada’ e intraprese la via del cinema a metà tra il thriller e il (leggermente) a luci rossi. Alcune pellicole sono divenute davvero molto celebri. Tra queste ricordiamo “Le avventure erotiche di Pinocchio”, “Punto del terrore”, “Raptus erotico” e la trilogia di Ilsa di Don Edmonds. Furono pellicole – tutte – che fecero scandalo anche perché nello stesso anno Dyanne Thorne aveva sposato un attore ebreo.

Si tratta di Howard Mauer, che, amandola alla follia, nonostante le critiche e le problematiche, decise di accettare le decisioni della moglie. Dyanne Thorne lavorò anche a “Greta, la donna bestia” di Jesús Franco e a “La gabbia infernale”. Tra gli ultimi film che l’hanno vista sul grande schermo “Real Men – Noi uomini duri”. In quella pellicola vestì i panni del padre transessuale di Jim Belushi. Non solo: la Thorne si dedicò molto anche al teatro insieme al marito.

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“Dissero che il film avrebbe danneggiato la mia carriera a Hollywood e che la gente mi avrebbe odiato per aver interpretato Ilsa – e avevano ragione. Mi ha fatto perdere molto lavoro”, aveva raccontato la Thorne in un’intervista. In compenso è divenuta un’icona dei cosiddetti “women in prison film” cioè di quelle pellicole di ambientazione carceraria con cast femminile.

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