Emerge il vero “responsabile” di tutto il nervosismo che si respira a Palazzo Chigi. Non è Matteo Renzi, come pensano i più. Trattasi di eccesso di caffè. Nella sede della presidenza del Consiglio si consumano litri di espresso. Ettolitri.

È quello che viene fuori dell’ordinativo fatto dal Dipartimento per i servizi strumentali della sede governativa. Che, a inizio febbraio, ha decretato un approvvigionamento straordinario per le macchine Nespresso: 27 mila cialde. Il tutto per una spesa di poco superiore ai 10mila euro. Che equivale a un consumo medio di circa cento caffè al giorno, tolti weekend e festività.
Il solo Giuseppe Conte ieri ne avrà sorbiti a decine. Era in programma, infatti, un vertice di maggioranza sui decreti Salvini.

I giallorossi vogliono modificare le leggi sulla sicurezza e l’immigrazione che portano il nome dell’ex ministro dell’Interno. Ma non si sono messi d’accordo sul come. Pd e Leu sono per un taglio netto con il passato. I Cinquestelle vorrebbero solo un maquillage, dal momento che loro stessi hanno contribuito alla genesi di quelle misure votandole in Parlamento. L’eccesso governativo di caffeina è stato sollevato ieri sera da un servizio di Striscia la notizia.

L’inviato del telegiornale satirico Roberto Lipari ha intercettato il presidente del Consiglio offrendogli una moka. Conte, a dire il vero, è stato al gioco: «Diremo alla Consip, per il prossimo bando, di capire se passare dalle cialde alla moka, per risparmiare», ha scherzato ai microfoni di Canale 5. In realtà il caso caffè era stato sollevato qualche giorno fa dal quotidiano Il Tempo. In un articolo di Alberto Di Ma- jo si precisava che l’ordinativo di cialde corrisponde a 26.800.

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Delle quali 24mila sono di tipologia “ristretto” e 2.800 “decaffeinato”. Significativo il parallelo con gli esecutivi precedenti. Nel 2018, ai tempi di Paolo Gentiloni, le monodosi ordinate furono 8.550, delle quali 3.450 senza caffeina. Appena un terzo rispetto all’ultimo acquisto. Per una spesa totale di 3.500 euro. D’altronde lo si capisce subito, anche visivamente, che il neo commissario europeo per l’Economia è un tipo più posato.

Un altro che ci dà sotto con i caffè deve essere Rocco Casalino. Visto come ha imbruttito l’altro giorno al deputato renziano Ansaldi, ventilando una denuncia per diffamazione, anche il portavoce del presidente del Consiglio è un probabile aficionado della Nespresso.

La pausa caffè a Palazzo Chigi si fa prevalentemente in ufficio. Non c’è una buvette interna, come alla Camera e al Senato, ma solo un distributore automatico al piano dei funzionari. E se Conte incontra una delegazione ufficiale non è che la può condurre davanti alla macchinetta e infilare lo spicciolo.

Di qui l’esigenza di fare un acquisto in stock importante. Così, come spiega la delibera dell’Ufficio patrimonio, gare e contratti, «è stata rappresentata la necessità di procedere all’approvvigionamento di beni alimentari (caffè in cialde) per reintegrare le scorte da utilizzare in occasione di incontri istituzionali presso le sedi della presidenza del Consiglio dei ministri, così da soddisfare il fabbisogno per l’anno 2020».

Alla faccia della spending review, riferisce sempre Il Tempo, «nel bilancio di previsione del 2020 sono aumentati gli stanziamenti per tutta una serie di voci, tra cui i costi per le bollette di acqua, televisione, energia elettrica e gas, che lievitano di 420 mila euro». Mentre i tanto propagandati tagli alle auto blu hanno portato un risparmio di appena cinquemila euro.

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