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Il Coronavirus spaventa anche gli economisti: ecco i costi che pagheremo (e non per i vaccini…)

Una mazzata che mette a dura prova la nostra già fragile economia e ora la Commissione UE vede al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia: nel 2020 il Pil crescerà solo dello 0,3% e nel 2021 dello 0,6% (ultimi in Europa). Lo studio analisi Oxford economics invece è anche più pessimista: nel 2020 la crescita italiana sarà nulla (a ottobre avevano previsto un +0,3% per il 2020). La previsione peggiore arriva da una banca giapponese, la Nomura, che ha previsto una crescita per l’Italia dello 0,1% anche se ipotizza uno scenario peggiore che vede una contrazione della nostra economia di ben 0,9 punti percentuali. Secondo gli esperti, siamo fra i Paesi maggiormente esposti perché puntiamo sul turismo e la riduzione di quello da e per la Cina potrebbe essere un duro colpo se non si riparte.

I CALI NEGLI SCAMBI ITALIA-CINA: Solo nei primi 20 giorni del virus a Wuhan, in Italia abbiamo assistito ad un calo del 30% (circa 14 miliardi di euro persi): per rendere l’idea, nel 2018 il totale degli scambi commerciali Italia-Cina si è attestato sui 44,1 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 38,4 miliardi del 2016. In Italia ci sono oltre 600 aziende a capitale misto che fatturano 18 miliardi di euro con più di 30 mila dipendenti, mentre sono più di 2 mila le aziende cinesi a capitale italiano che contano 160 mila dipendenti in Cina per un volume d’affari di 25 miliardi di euro. Sono i dati della Fondazione Italia-Cina.

IL CROLLO DEL TURISMO: Bisogna poi considerare il turismo in Italia che sta subendo un duro colpo: nel 2018 ci sono stati 5 milioni di turisti cinesi in Italia con oltre 3 milioni di arrivi soprattutto a Milano, Roma, Firenze e Venezia. Secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2017 il turismo cinese ha costituito il 2,4% dei turisti totali con una spesa media giornaliera di 116 per turista (la spesa media dei turisti di tutte le altre nazioni è stata di 100 euro). Quest’anno il Coronavirus ha colpito proprio nel momento del capodanno cinese e questo ha rallentato ulteriormente i viaggi, con forti problemi per tutti i settori. Nel settore lusso, ad esempio, gli acquisti taxfree fatti dai cinesi rappresentano il 30% del totale, mentre i ristoranti e le attività gestite o comunque collegate ai cinesi sono crollate del 40% con picchi del 50%.

IL PANICO OLTRE LA CINA: Il discorso Cina, tra l’altro, valeva fino a dieci giorni fa, oggi il virus è in Italia e questo porta a una contrazione anche da noi. Il Governo ha isolato alcune aree del nord Italia, ha vietato le gite scolastiche e varie manifestazioni (in questo periodo ci sarebbe stato il Carnevale), ha chiuso stadi, scuole, negozi, locali pubblici, e per ora ci si limita a paesi di poche migliaia di abitanti, ma il rischio è che il virus arrivi alle metropoli. In quel caso assisteremmo a casi come Wuhan e Pechino, diventate città fantasma nonostante i milioni di abitanti.

La Lombardia e il Veneto insieme valgono il 31% del Pil italiano (con il 40% delle esportazioni italiane) e le sole aziende di Codogno e Casalpusterlengo, due dei Comuni messi in quarantena dal Governo, fatturano 1,5 miliardi di euro l’anno. Ogni giorno di stop può mandare in fumo 4 milioni di entrate salendo a 18 milioni se lo stop coinvolgesse tutta la provincia di Lodi. E poi c’è il turismo con milioni di disdette di chi aveva già prenotato le vacanze per il Carnevale e non solo. Secondo l’istituto Demoskopica il Coronavirus sta facendo perdere il 5% del Pil del settore turismo, con perdite calcolate fino a 4 miliardi e mezzo di euro. E stiamo parlando di dati precedenti allo scoppio dei focolai in Lombardia e in Veneto.

IL GOVERNO: Fino allo scorso venerdì, quando in Italia è scoppiato il caos, il Governo aveva messo a disposizione circa 300 milioni di euro per sostenere l’export di aziende del Made in Italy colpite, ma sono fondi sufficienti? Ovviamente no, e infatti il ministro delle finanze Gualtieri ha già chiesto un G20 per affrontare il problema a livello mondiale. Lo Stato italiano può fare tanto, ma qui serve un intervento globale.

IL RISCHIO PER L’ECONOMIA CINESE: Nel 2003 la SARS costò l’1,2-1,4% del Pil cinese, ma secondo alcune stime potrebbe avere una ricaduta vicina ai 2 punti percentuali nel primo trimestre del 2020 (lo calcola la Luohan Academy, un’autorevole fonte interna alla Cina) che però potrebbe essere riassorbita nei mesi successivi limitandola ad uno 0,8% con il Pil finale stimato al 5,6%, a patto che la situazione migliori e che si perdano “solo” 10 giorni di lavoro, ipotesi un po’ difficile visti gli sviluppi. Secondo l’agenzia di rating “Standard&Poor’s” il virus rappresenta «un rischio per l’economia globale e il credito» riducendo le stime di crescita cinese dal 5,7% stimato in precedenza al 5%, mentre impatterà per lo 0,3% sul Pil mondiale nel 2020.

I DANNI PER LE AZIENDE MONDIALI: La Cina è il maggior acquirente di tante materie prime, dal petrolio (c’è già stato un calo della domanda del 20%) al rame, al nichel e tanto altro, materie prime che ora non sono acquistate. In Cina si costruiscono pezzi di ricambio, componentistica che poi viene utilizzata nelle fabbriche di tutto il mondo, e anche prodotti finiti che vengono rivenduti a prezzi di lusso all’estero: tutto questo mondo è fermo con forti danni economici per le aziende straniere che usano le scorte di magazzino finché possibile. Non a caso la Apple ha dichiarato che gli obiettivi previsti per il secondo trimestre fiscale non saranno rispettati.

Avevano stimato ricavi fra i 63 e i 67 miliardi di dollari ma la chiusura delle fabbriche e dei negozi e l’azzeramento della domanda ha fatto sì che i risultati previsti saranno molto inferiori. Nel frattempo ci sono voci di possibili rinvii di smartphone, tv e altri dispositivi di ultima generazione, e anche delle nuove console (tra tutte le nuove Playstation 5 e Xbox Scorpio). Per il timore che anche i pacchi possano essere contaminati è rallentato molto anche l’e-commerce.

MANIFESTAZIONI ANNULLATE: Poi sono state annullate molte manifestazioni con una forte presenza di cinesi come l’Art Basel o il Mobile World Congress di Barcellona, e anche quelle che non hanno chiuso si sono ritrovate senza migliaia di cinesi che avrebbero ordinato su commissioni per milioni di dollari.

LO SPORT: E poi c’è lo sport. Lo stop di alcune partite della serie A italiana segue quelli di altri eventi già annullati o ridotti (dalla Formula 1 al golf, allo sci all’atletica). Per ora il calcio mondiale (la Cina ha bloccato l’inizio del campionato) va avanti, ma se i contagi aumentassero in modo esponenziale si potrebbe pensare anche a bloccare le competizioni.

LA BORSA: Le Borse mondiali finora hanno retto l’urto anche perché il Coronavirus ha evitato che le Banche centrali alzassero i tassi di interesse immettendo invece della liquidità sul mercato, che è ciò che vogliono i mercati. Che però sono un mondo a parte e anzi stanno acquistando azioni convinti che quando la Cina ripartirà otterranno dei guadagni. A meno che il problema non coinvolga anche altre nazioni.

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