Innocenti in carcere? Purtroppo accade e lo dicono chiaramente i dati ufficiali. Dal 1992 al 30 settembre 2018 sono state circa 27.200 le persone finite in manette senza aver commesso dei reati, una media di 1.007 innocenti in custodia cautelare ogni anno.

Molte di queste persone finiscono poi per chiedere un giusto risarcimento per ciò che hanno dovuto subire, e questo è costato allo Stato ben 740 milioni di euro, con una media di 27,4 milioni di euro di soldi pubblici l’anno. Soldi che potrebbero essere risparmiati se i pm fossero più attenti, se i giudici valutassero meglio oppure se la burocrazia fosse meno complicata. A volte il problema non è neanche dei pm, dei giudici o di testimoni troppo leggeri nelle loro testimonianze, ma proprio delle istituzioni: anche solo per avere un documento occorrono giorni e settimane e nel frattempo l’innocente è chiuso in carcere.

E’ per questo che ha fatto un certo clamore una frase pronunciata dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che recentemente a “Otto e Mezzo” ha detto: «gli innocenti non finiscono in carcere». Si è trattato evidentemente di un equivoco e infatti lo stesso Guardasigilli ha chiarito la sua posizione subito dopo le polemiche con un post su facebook: «mentre si stava parlando di assoluzioni e condanne ho specificato che gli innocenti non vanno in carcere riferendomi evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l’appunto, confermata dallo Stato).

Ad ogni modo la frase non poteva comunque destare equivoci, perché subito dopo ho specificato a chiare lettere che sulle ipotesi (gravissime) di ingiusta detenzione, sono il ministro che più di tutti ha attivato gli ispettori del ministero per andare a verificare i casi di ingiusta detenzione. Per la prima volta ho introdotto presso l’Ispettorato in maniera strutturata il monitoraggio e la verifica dei casi di riparazione per ingiusta detenzione, anche in occasione delle ispezioni ordinarie ».

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Una interpretazione sbagliata che però ha acceso le luci su questa realtà che purtroppo esiste, eccome! Negli anni ci sono state vittime illustri come il cantante e musicista Lelio Luttazzi che nel 1970 fu accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e rinchiuso in carcere per 27 giorni prima di venire prosciolto. Nel 1983 Enzo Tortora fu vittima di uno dei più discussi e grossolani casi di errore giudiziario finendo in prigione con l’accusa di appartenere alla nuova camorra e di essere un corriere della droga.

Nel 2010 Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb e uno degli uomini più ricchi d’Italia (al tredicesimo posto secondo “Forbes”) fu accusato di associazione per delinquere finalizzata a una maxi frode fiscale con 3 mesi di cella e altri 8 ai domiciliari. Tutti poi assolti perché non c’era nulla. Poi c’è il caso di Giuseppe Gulotta, considerato il più grande errore della storia giudiziaria italiana: nel 1976 aveva 18 anni quando venne arrestato e condannato per l’omicidio di due carabinieri. Si è fatto 22 anni di carcere prima di essere assolto con formula piena. Il problema, a volte, è che la giustizia sbaglia anche in modo grossolano: tempo fa a Bari fu arrestato un uomo serbo, Ivan Zobovic, per traffico internazionale di droga. 17 mesi di carcere dopo è stato liberato perché si è scoperto che aveva solo lo stesso nome del vero ricercato che invece aveva un numero di passaporto diverso ed era croato.

O come Giancarlo Noto che per uno scambio di persona di un testimone oculare passa tre giorni dietro le sbarre, salvato poi da un test del DNA. Gli errori dei testimoni c’entrano spesso: come è successo a Fabrizio Bottaro accusato di una rapina che non avrebbe mai potuto commettere perché il giorno del fatto si trovava a Marbella in vacanza. Sarebbe bastato un controllo e sarebbe finita lì e invece si è fatto un mese di carcere e 9 ai domiciliari. I casi sono tantissimi e su Rai- Play si può rintracciare l’interessantissima trasmissione di Alberto Matano “Io sono innocente” che trattava proprio questi casi. E poi c’è il sito www.errorigiudiziari.com che raccoglie tutte queste storie. Il problema è che chi dovrebbe andare davvero in carcere poi trova un modo per non andarci, mentre chi vive onestamente e il carcere dovrebbe guardarlo al massimo nei film potrebbe svegliarsi di soprassalto una mattina alle 6 con le forze dell’ordine che fanno irruzione in casa e portarlo in carcere.

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