Si saprà oggi se la richiesta inoltrata ieri dalla Regione Lombardia per voce dell’assessore al Welfare Giulio Gallera di «mantenere per un’altra settimana le misure di contenimento attuate nei comuni della zona rossa e quelle previste in tutta la regione» verrà accolta dal governo. Anche se tutto fa pensare che i provvedimenti saranno confermati e le scuole resteranno ancora chiuse.

Gli aggiornamenti forniti ieri sera dicono: 4.835 tamponi, 531 persone contagiate, 235 ricoverati, 85 in terapia intensiva, 17 morti, tre in più rispetto al bollettino precedente. A confortare i dati riportati nella conferenza stampa della regione più provata dal coronavirus, oltre al consueto drappello di assessori, erano al tavolo otto medici: i direttori dei reparti malattie infettive al Sacco Massimo Galli e Giuliano Rizzardini, Marco Rizzi, capo dell’unità di Malattie infettive dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il virologo del San Matteo di Pavia Fausto Baldanti, il direttore di malattie infettive dell’ospedale di Circolo di VaresePaoloGrossi,Angelo Pan, direttore dell’Unità operativa malattie infettive di Cremona, Giuseppe De Filippis, direttore sanitario del Fatebenefratelli-Sacco e Antonio Pesenti, direttore della Terapia intensiva al Policnlinico: sembrava il tavolo dell’Ultima cena di Leonardo.

LA RICHIESTA AL GOVERNO Gallera,accanto al vicepresidente Fabrizio Sala, agli assessori Davide Caparini e Pietro Foroni, rispettivamente al Bilancio e alla Protezione Civile, ha scandito: «Chiediamo di proseguire con le misure restrittive perché solo con quattordici giorni, che corrispondono al periodo d’incubazione del virus, potremo capire se le misure adottate permettono di passare da un tasso di riproduzione del Covid-19, che ora è del 2,6,a una diffusione inferiore a 1». «La presenza del virus sul territorio è ancora circoscritta», ha proseguito l’assessore, «l’incidenza è alta ma confinata in poche aree,il Lodigiano, il Cremonese, in parte Pavia e la Bergamasca. La malattia è facilmente risolvibile nel 90 per cento dei pazienti, ma nel 10 per cento restante richiede il trasferimento in terapia intensiva. Nelle zone più colpite gli ospedali sono in grave difficoltà, i casi per il 10 per cento sono operatori sanitari».

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Galli ha sottolineato che gli ospedali lombardi sono «al limite della tenuta, come Lodi e Cremona, dove registriamo un sovraccarico di pazienti. Non è una situazione facile, scordiamoci che possa essere velocemente risolta. Non bisogna limitarsi agli interventi nella zona rossa» ha concluso, «dobbiamo portare l’intera area metropolitana fuori dai guai». Secondo Galli, che è anche il direttore della squadra di ricercatori che l’altro ieri ha isolato il ceppo italiano del virus, «la malattia potrebbe essere comparsa in Italia prima della metà di gennaio, ed è possibile che sia stata portata da una sola persona». E avverte: «Se si escludono gli asintomatici, il nostro Paese ha in proporzione una mortalità più alta della Cina, data anche l’anzianità della popolazione italiana,molto superiore a quella cinese». Rizzi ha illustrato che i 19 posti di terapiaintensiva degli ospedali della Bergamasca (colpita soprattutto nella bassa Val Seriana) «sono saturi.

Questa contingenza,inoltre, sta rendendo difficile garantire continuità di cura per le altre patologie». Pesenti raccomanda di non abbassare l’attenzione: «È vero che non è la peste bubbonica, ma neanche una banale influenza. Richiede molti ricoveri in terapia intensiva, impatta pesantemente sulle strutture sanitarie».

VIA I TURISTI Mentre Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna attendono il via libera per la proroga dello stop per altri sette giorni (che include però la richiesta di riaprire parzialmente i musei con ingressi contingentati e prenotazioni esclusivamente online), gli atenei lombardi hanno già deciso che le lezioni riprenderanno solo il 9 marzo. Per quanto riguarda la situazione nazionale, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha spiegato che «in Veneto i casi sono151, in Emilia 145, in Piemonte 11, nel Lazio tre positivi, tutti guariti (ma in serata viene comunicata la notizia di un nuovo caso di positività di una donna di Fiumicino rientrata dal bergamasco); nelle Marche sei; in Sicilia quattro, di cui due guariti, in Toscana otto casi, uno guarito; in Liguria 19; quattro in Campania; tre in Puglia; uno in Abruzzo, in Calabria e a Bolzano». Dopo le polemiche sulla mascherina del governatore Fontana, sono esplose quelle siciliane: «Se ci sono turisti che posso rimandare il viaggio in Sicilia lo facciano», ha dichiarato il presidente dell’isola Nello Musumeci, scatenando le ire degli operatori del turismo che l’hanno accusato di inutile allarmismo. «Pensate siamo così sprovveduti?Noi puntiamo sulla stagione turistica in Sicilia, ma se qui ci scappa il morto ce ne possiamo andare tutti»

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