Omicidio Melania Rea, Salvatore Parolisi può uscire dal carcere

Parolisi fuori dal carcere? È assurdo che un assassino condannato in via definitiva per aver ucciso la moglie possa uscire dopo appena dieci anni. È inconcepibile che l”omicida di mia sorella possa ottenere un simile beneficio. Ha tutto il tempo per rifarsi una vita, dopo aver distrutto per sempre quella della moglie e aver segnato indelebilmente quella della figlia, che per colpa sua sta crescendo senza la mamma e senza il papà. Sono profondamente deluso. Spero che le autorità non gli concedano benefici. Una persona che ha commesso un crimine del genere non cambierà mai. E se oggi si comporta da detenuto modello è solo perché sa che quella è l’unica strada per uscire prima dal carcere. Non gli credete!”.

Chi parla è Michele Rea, il fratello di Melania, la donna di 29 anni uccisa dal marito con 35 coltellate il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, in provincia di Teramo.

Sulla vicenda Giallo ha raccolto una clamorosa indiscrezione: Salvatore Parolisi, condannato in via definitiva a 20 anni per omicidio, avrebbe presentato alla direzione del carcere di Bollate (Milano), dove è recluso, la domanda per poter iniziare a lavorare all!esterno dell’istituto. Verrebbe così affidato a una cooperativa convenzionata con il carcere. Si tratta, lo ribadiamo, di un!indiscrezione. Sempre da quanto abbiamo appreso, l’iter si sarebbe bloccato agli inizi di marzo, solo a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus. Quindi, è verosimile che, non appena la situazione in Italia tornerà alla normalità, l’ex caporalmaggiore possa lasciare il carcere tutte le mattine per andare al lavoro, per poi rientrarvi la sera.

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Già dallo scorso luglio Parolisi aveva maturato i requisiti necessari per chiedere e ottenere i primi permessi per uscire di prigione o per essere assegnato al lavoro esterno, così come previsto dalla legge, anche in considerazione della buona condotta tenuta durante la detenzione. L’ex militare, infatti, da anni sta seguendo con profitto il percorso riabilitativo imposto dalla struttura penitenziaria. Perciò, nonostante sia stato riconosciuto colpevole dell’assassinio della moglie, molto presto – probabilmente terminata l’emergenza sanitaria – uscirà tutti i giorni dal carcere. Da quanto risulta, finora Parolisi non avrebbe richiesto alcun permesso premio proprio per “giocarsi” la carta dell’assegnazione al lavoro esterno.

Se l’eventuale richiesta fosse accolta dall’autorità giudiziaria, Parolisi tornerebbe a condurre una vita quasi normale, fuori dalla cella, appena dieci anni dopo l!omicidio della moglie. L!ex caporalmaggiore fu arrestato nel 2011, quindi circa nove anni fa, ma grazie ai 90 giorni all!anno di “sconto” previsti dal nostro ordinamento per i detenuti modello, ha di fatto già scontato più della metà della pena. Di conseguenza, ha diritto ai benefici di cui vi parlavamo.

Michele Rea, a cui abbiamo riferito la nostra indiscrezione, si è detto indignato e sconcertato. Ecco la sua reazione alla notizia: «Parolisi rimarrà sempre un assassino! Altro che riabilitazione… Una persona che ha ucciso la moglie e la madre di sua figlia non può lasciare il carcere dopo appena dieci anni. Nonostante l’atrocità commessa, a Parolisi era già stato concesso un lauto sconto di pena. Concedergli anche i permessi premio o la possibilità di lavorare all’esterno del carcere equivale a uccidere Melania un’altra volta. Sembra quasi che si diano più attenzioni e garanzie ai delinquenti piuttosto che alle vittime e ai loro familiari. In questo modo, non si crea un deterrente utile a scoraggiare chiunque abbia intenzione di commettere un delitto. Il messaggio che sta passando è questo: uccidi una persona e dopo dieci anni di carcere ti riappropri della tua vita e della tua libertà! Parolisi si può già rifare una vita, mia sorella no.

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Ma, comunque vada, non potrà mai più camminare a testa alta. Non si è neppure pentito. Non ha mai chiesto scusa per quello che ha fatto. Tanto a lui non interessa nient!altro che la sua vita. Non so davvero come faccia dopo aver distrutto la vita di sua figlia e cancellato per sempre quella della moglie, che lo aveva tanto amato. Fossi in lui mi vergognerei a mettere il naso fuori dal carcere». Per l#omicidio, Parolisi fu condannato in primo grado all’ergastolo e in Appello a 30 anni. Ma la Cassazione, pur riconoscendo la sua colpevolezza, escluse l#aggravante della crudeltà e stabilì che dovesse essere celebrato un nuovo processo. Nel 2016 i giudici della Corte d#Appello di Perugia emisero un verdetto clamoroso: 20 anni!

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