Lutto nel mondo dello spettacolo. Se ne va simbolo di una generazione

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Addio Lucio Nisi, il re della movida milanese e fondatore dello storico locale Plastic è morto 71 anni. Un perdita per tutta la città. Conosciuto e stimato, Lucio Nisi era diventato il simbolo dell’Italia contro, senza paura di osare e sognare. Un dolore che ha toccato molti. Il ricordo migliore, affidato alle colonne del Corriere della Sera, che racconta Lucio Nisi in un lungo articolo apparso nell’edizione on line.

Milano si stava preparando al Natale, si legge, la notte del 23 dicembre 1980, e il termometro, nelle ore più fredde, si aggirava intorno allo zero. Ci voleva coraggio per aprire il locale a quel tempo più trasgressivo della città, e anche d’Italia, l’antivigilia della festa sacra per eccellenza, ma gli ideatori del Plastic non si fecero intimidire dal calendario.

 

Anzi, portare in un antro di un vecchio stabile di ringhiera in viale Umbria il vento scottante delle nuove tendenze alternative della musica, del costume e della moda newyorkese, a pochi anni dalla nascita dirompente del fenomeno punk, deve essere stata una sfida eccitante, inebriante, che si è poi rivelata una scommessa vinta. Il Plastic fu fondato dall’art director e dj Nicola Guiducci con Lino Nisi, al quale subito subentrò il fratello Lucio, scomparso ieri a Milano per una malattia a 71 anni, la maggior parte dei quali trascorsi da patron del Plastic.

Pugliese di Villa Castelli, arrivato a Milano per gestire un negozio di frutta e verdura in zona San Siro, Lucio Nisi era uomo di energia eccezionale, per vent’anni sia ortolano sia gestore della più nota e frequentata discoteca underground, passando dalla chiusura del locale alla spesa all’Ortomercato. Passione e intuito: con la sua impronta post punk, dark, glam e gay friendly, il Plastic presto diventò famoso in tutto il mondo, luogo dove bisognava esserci; per i milanesi, disposti ad affrontare lunghe code notturne con selezione all’ingresso, e per le celebrità. Continua dopo la foto

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Da quelle stanze scure, fratturate da luci ossessive, martellate da musica stupefacente, sono passati Sting, Elton John, Bruce Springsteen, Madonna, Freddie Mercury, Grace Jones, Boy George, Katy Perry, Andy Warhol, Keith Haring e tanti altri. Il Plastic, antenna che attirava le folgori della creatività italiana e mondiale, è stato anche teatro per l’ispirazione estetica di Elio Fiorucci, Stefano Gabbana, Oliviero Toscani. Poi, nel 2012, il locale (nel frattempo ribattezzato «Killer Plastico»), che nel 2009 è stato insignito dell’Ambrogino d’oro, ha dovuto trasferirsi in via Gargano, zona Ripamonti, sempre mantenendo la sua identità. In un’epoca però in cui l’avanguardia artistica e sociale è tutta da riprogettare.

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