Pierfrancesco Favino diventa Craxi e azzecca pienamente il ruolo

Un giorno, pochi mesi fa, Amida si affacciò sulla scala che collega il piano terra al primo piano di casa Craxi, ad Hammamet. Guardò di sotto: tra macchine da presa, truccatori, cameraman, lavoranti che correvano da una parte all’altra, c’era lui, era tornato il suo “monsieur le president” come lo definiva con rispetto quando ne parlava con chiunque all’esterno.

Monsieur Bettino, come invece lo chiamava in casa anche se lui, il presidente, gli diceva di lasciare stare quel monsieur, bastava solo Bettino. Amida scoppiò a piangere a dirotto: lui in quella casa era cresciuto, con Bettino Craxi aveva trascorso ogni singolo giorno di quei sei anni lontano dall’Italia, dal maggio 1994, quando sfuggì ai mandati di cattura emessi dalla Procura di Milano, fino al momento della morte, il 19 gennaio 2000.

Quel giorno, vicino ad Amida c’era anche Bobo, il figlio maschio di Bettino. Anche lui trattenne a stento le lacrime. «Era proprio il mio papino», racconterà giorni dopo. Bobo scese le scale assieme ad Amida e andò a stringere la mano a quell’uomo che sembrava proprio suo papà, come se, per qualche prodigio, fosse davvero tornato. Sotto a quel trucco, dentro quegli abiti e quelle posture, addirittura dietro a quella intonazione della voce, c’era Pierfrancesco Favino, letteralmente trasformato in Bettino Craxi. Come già era riuscito a fare ne Il traditore, il film di Marco Bellocchio in cui aveva “fatto rinascere” Tommaso Buscetta, Favino si è immerso totalmente nel ruolo.

Non è solo questione di trucco ma di studio quasi ossessivo. È entrato nel personaggio, ne ha colto l’anima: «È mostruosamente bravo», ha detto di lui il collega di set ne Il traditore Luigi Lo Cascio. Il film si intitola Hammamet, l’ha diretto Gianni Amelio ed è nei cinema italiani a partire dal 9 gennaio, esattamente dieci giorni prima del ventesimo anniversario della morte del leader socialista. Con Favino ci saranno Claudia Gerini, Livia Rossi, Luca Filippi, Renato Carpentieri e Silvia Cohen.

Della pellicola si sa poco, sono stati fatti trapelare solo alcuni fotogrammi. In uno di questi si vede Craxi-Favino durante il celebre congresso del Psi del 1989 tenuto all’ex Ansaldo di Milano, quello che segnò il punto più alto della carriera politica del leader socialista e che fece però dire a qualche acuto osservatore che Bettino era ormai circondato «da nani e ballerine». Sono la grande ascesa e la drammatica caduta del più potente tra i potenti a essere raccontate nel film di Amelio. Molte scene sono state girate appunto nella casa di Hammamet.

È lì che, protetto dal governo tunisino del presidente Ben Alì, Craxi visse gli ultimi anni della sua esistenza fino al drammatico epilogo del gennaio del 2000: l’aggravarsi della malattia, la richiesta, respinta, di poter tornare in Italia per avere cure migliori, la morte. Quando Gianni Amelio gli ha proposto di interpretare Craxi, Favino ha avuto paura. Anzi, come dice lui stesso, «ero terrorizzato. Ma come faccio io? Poi trovi una strada, sbagli, tenti, a me piace tanto provare, il momento dell’errore è il momento della creazione».

È stata dura, racconta, ci sono voluti mesi di prove, tentativi per arrivare al risultato finale. È il momento in cui Favino ha detto: «Sì, penso di essere l’attore adatto. Non ho mai creduto che trasformazione sia imitazione. Un bambino per conoscere il mondo lo diventa, si fonde con l’esperienza». Sul personaggio Craxi Favino si sbilancia poco: «È stato sicuramente un personaggio controverso, ma io non l’ho interpretato pensando a questo. Ho cercato solo di rappresentare quello che lui sentiva dentro. Il fatto di essere controverso è qualcosa che gli attribuivano gli altri e di cui lui era incosciente».

Bobo Craxi non si aspetta risarcimenti postumi dal film di Amelio: «Per me, mia sorella, mia mamma è stato un dramma personale immenso. Non ci si consola con un’oretta e mezza di spettacolo. È stato un dramma anche per l’Italia, che da allora non si è più ripresa». Quanto ai contenuti del film, Bobo dice che «quella raccontata in Hammamet è una storia più fantastica che cronachistica. Ma va bene che si parli di una personalità come quella di mio padre, certamente difficile da riprodurre al cinema così come è difficile riprodurre una vicenda così complessa e violenta come quella che lo colpì».

Per Stefania, sorella di Bobo, il film rappresenta soprattutto una speranza: «Favino è un grande attore, Amelio un grandissimo regista. Speriamo che questo film renda giustizia a mio padre, un uomo che ha dedicato la vita al bene del Paese. Io ci credo, mi auguro che questo possa accadere». A non dire nemmeno una parola sul film è stata Anna, la donna che Bettino Craxi aveva sposato nel 1959. Da ormai più di vent’anni vive nella casa in collina, ad Hammamet, poco lontano dal cimitero dove riposa suo marito. E dove anche Pierfrancesco Favino e Gianni Amelio si sono recati per rendere omaggio all’uomo che, nel bene e nel male, ha segnato una parte importante della storia d’Italia.

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