Coronavirus, ciò che sappiamo del virus che sta terrorizzando il mondo

SINTOMI: Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale. Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache.

LA TRASMISSIONE: Avviene da persona a persona con un contatto abbastanza stretto nello stesso ambiente (pochi metri), per questo i soggetti sospetti vengono isolati. E’ un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette, ad esempio quando starnutiscono o tossiscono o si soffiano il naso. Il tempo di incubazione è da 2 a 11 giorni fino a un massimo di 14 giorni e per qualsiasi dubbio su possibili sintomi sospetti si deve contattare un medico il prima possibile, soprattutto se si è stati in Cina nelle due settimane precedenti: finora non è uscito alcun caso di persona contagiata da un’altra che non è stata in Cina da dove è partito il virus, finora. Secondo le informazioni attuali, il virus può sopravvivere alcune ore sulle superfici, ma è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus. E comunque secondo l’OMS non può sopravvivere a lungo quindi ricevere pacchi non è pericoloso.

E I MALATI ASINTOMATICI? Secondo i dati attualmente disponibili, le persone sintomatiche sono la causa più frequente di diffusione del virus. L’OMS considera non frequente l’infezione prima che sviluppino sintomi.

I PRECEDENTI: Il Coronavirus è una famiglia di virus che interessano soprattutto le sindromi respiratorie e che in passato abbiamo affrontato nelle forme SARS nel 2002 e nel 2003 (contagiò circa 8.400 persone con 813 decessi) e MERS nel 2015 (2.500 persone e 858 decessi). I GUARITI: Il Coronavirus fa paura perché non c’è un farmaco che lo annienta, ma ci penserebbe il sistema immunitario. Bisogna fidarsi dei numeri ufficiali, ovviamente. Secondo il “Global cases” della Johns Hopkins University che registra in tempo reale i casi nel mondo basandosi su questi dati, a domenica scorsa ci sono stati 37.589 contagiati e 814 di questi sono morti per colpa del virus, ma ben 2.860 hanno recuperato.

NON MUTA E QUESTO E’ UN BENE: Uno studio italiano ha scoperto che è nato dal Rhinolophus affinis, un pipistrello asiatico che si trova nella provincia dello Yunnan (Cina): il genoma dela versione umana del virus è simile al 96,2% a quello del pipistrello mentre è simile solo all’80,3% con quello della SARS. E’ importante soprattutto che «il virus è poco eterogeneo e mutabile: un dato ottimistico. – spiega Federico M. Giorgi, ricercatore di bioinformatica al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’università di Bologna, che ha guidato lo studio – Il fatto che la popolazione virale sia uniforme ci dice che un’eventuale terapia farmacologica dovrebbe funzionare su tutti».

TRANQUILLITA’: Per gli esperti della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (Site) e dell’Istituto superiore di Sanità bisogna stare attenti ma senza farsi prendere dal panico: il “2019-nCoV” ha un tasso di mortalità di poco superiore al 2%: quello della SARS fu del 10% e del MERS addirittura del 30%. Speriamo abbiano ragione loro e che le autorità abbiano bloccato in tempo la diffusione.

SETTIMANE CRUCIALI: Queste sono le settimane decisive: avendo un tempo di incubazione di 14 giorni, è in questi giorni che dovrebbero spuntare molti più contagiati (si spera di no). Lo sostiene anche Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto superiore di Sanità: «nelle prossime due settimane ci si gioca la possibilità di contenere l’epidemia in Cina e non farla arrivare fuori: si capirà infatti se si stabilizzano i casi o aumenteranno ancora». Per lo scienziato si tratta di un virus che rispetto alla SARS al momento è «molto meno mortale e direi che lo è anche rispetto alla pandemia influenzale di quest’anno ».

LA CURA: E’ un virus nuovo e non c’è ancora una cura, ma ci stanno lavorando in tutto il mondo. I ricercatori della Zhejiang University, ad esempio, hanno rivelato che due medicinali (“Abidol” e “Darunavir”) sembrerebbero in grado di neutralizzare il virus almeno secondo i test in vitro, ma l’Oms frena spiegando che prima di cantare vittoria bisogna vedere gli effetti sugli animali, prima, e sulle persone, poi. I ricercatori del Wuhan Institute of Virology, che fa capo all’Accademia Cinese delle Scienze, invece sostengono che funzionino altri due farmaci, il “Remdesivir” e la clorochina: si tratta di farmaci contro la malaria e l’Ebola. Al Rajavithi Hospital di Bangkok hanno utilizzato un mix di farmaci: lopinavir/ritonavir (anti- HIV) in combinazione con l’antinfluenzale Oseltamivir a dosi elevate. Allo Spallanzani i due cinesi contagiati sono trattati con una terapia antivirale sperimentale indicata dall’Oms basata proprio su lopinavir/ ritonavir e il remdesivir.

IL KIT PER LA DIAGNOSI: E’ stato sviluppato da alcuni scienziati cinesi e con questo basterebbero fra gli 8 e i 15 minuti per rivelare se una persona abbia contratto il virus o meno. Questo kit al momento è in circolazione solo in Cina. In generale c’è un test di laboratorio che si chiama Pcr e che analizza il genoma del virus. La diagnosi completa richiede alcune ore, massimo un giorno, e parte da un campione preso dalla gola dei malati.

LA DIFFUSIONE IN ITALIA: La situazione è in evoluzione ed è impossibile da prevedere ma nel momento in cui scriviamo ci sono solo casi di positività al virus negli italiani tornati da Wuhan e messi in isolamento a Roma. Tutti i casi sospetti, invece, sono risultati negativi. «Non si rappresentano casi acquisiti sul territorio nazionale: in Italia non c’è circolazione locale del virus», dicono dall’ospedale Spallanzani di Roma, diventato il centro di riferimento in Italia. Certamente il fatto che in contemporanea ci sia anche l’influenza annuale non aiuta, alimentando la psicosi.

CREATO IN LABORATORIO? Non mancano neppure le ipotesi più azzardate come quella del biologo ed ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana Dany Shoham secondo cui sarebbe stato “costruito” in laboratorio dai cinesi che starebbero portando avanti un piano segreto di sviluppo di armi batteriologiche. Una teoria confermata da Francis Boyle, professore di diritto presso l’Università dell’Illinois: «il coronavirus è un’arma da guerra biologica creata in un laboratorio di Wuhan e l’Organizzazione mondiale della Sanità ne è già a conoscenza». Sarebbe nato nel laboratorio BSL-4 di Wuhan che è anche un centro di ricerca dell’Oms. Sono supposizioni, ma certo fa pensare che l’unico laboratorio ad alto isolamento dove si studiava il Coronavirus in Cina (nato con l’arrivo della SARS) si trovava proprio a Wuhan. Resta il dubbio che se un laboratorio lo ha creato a tavolino sarebbe anche in grado di trovarne un antidoto.

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