Potrebbe essere un laboratorio cinese che confeziona abiti il “punto zero” del Coronavirus in Veneto. L’attività imprenditoriale si trova nella zona industriale di Vo’ Euganeo, comune dov’è esploso il contagio, vi lavorano 8 cinesi, 7 uomini e una donna – tutti quelli residenti nella piccola cittadina padovana -che pur non presentando i sintomi dell’infezione ieri sono stati sottoposti a controlli medici. Al momento non v’è alcuna certezza, se non che in Veneto 12 dei 16 contagiati abitano in questo paese di 3.300 abitanti sul versante Ovest dei Colli Euganei e che tra di loro ci sonola moglie e la figlia di Adriano Trevisan, il 78enne ucciso dal virus mentre era ricoverato all’ospedale di Schiavonia (in provincia di Padova) dove da venerdì pomeriggio 450 persone (300 pazienti e 150 dipendenti) su 600 non possono uscire.

In queste ore sono state sottoposte al tampone per verificarne l’eventuale contagio da Covid19: circa 200 test avrebbero già dato esito negativo, e però purtroppo da quanto è trapelato ce ne sarebbero anche alcuni positivi, non è ancora noto quanti. Pure il personale che venerdì non si trovava nei reparti sarà sottoposto all’esame. Nel frattempo destano forti preoccupazioni le condizioni del 67 enne di Mira, nel Veneziano, che ieri è stato trasferito nel reparto di rianimazione dell’ospedale padovano di Dolo. Il quadro clinico è critico, mentre aMirano sono in totale 4 i casi di contagio.

AUTOCTONA Ma torniamo alla prima vittima italiana del Coronavirus.  Trevisan era stato ricoverato per una polmonite e il test, ha tenuto a precisare Francesca Russo, dirigente del dipartimento di prevenzione della sanità pubblica della Regione Veneto, «è stato eseguito dopo 14 giorni perché non presentava il criterio principale per la diagnosi, che è quello epidemiologico,il quale prevede o un viaggio nelle aree a rischio o contatti con soggetti provenienti da quelle zone. Quando poi il paziente non migliorava con le normali terapie messe in atto per la polmonite da influenza» ha spiegato la dirigente medica «è stato fatto l’esame specifico».

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Il modernissimo ospedale di Schiavonia è blindato. «Siamo passati da una fase di importazione a una di diffusione autoctona del virus, com’era avvenuto ad esempio in Veneto per la West Nile, è un salto importante» ha detto il professore Giorgio Palù, ordinario di microbiologia all’università di Padova, presidente della società europea e italiana di virologia. «Adesso» ha aggiunto «bisogna capire se questi rimarranno casi isolati o se si tratta di un’endemia». Il governatore del Veneto Luca Zaia è in costante contatto col ministro della Salute Roberto Speranza. Le università della regione rimarranno chiuse almeno per tutta la settimana. Niente cresime. Sono state annullate anche molte messe. Il Carnevale di Venezia è a rischio. Parecchie manifestazioni sportive sono state rinviate. «Dobbiamo avere una gestione perfetta» ha affermato Zaia dalla centrale operativa della Protezione Civile «perché la mole delle richieste potrebbe essere tale da mandare in tilt gli ospedali. Abbiamo chiesto di mandare infettivologi a Padova dato che in questo momento l’ospedale euganeo è preso d’assalto, e così accade anche nei pronto soccorso». Intanto Vo’ Euganeoè diventato improvvisamente un paese fantasma. Il clima è spettrale. Le strade sono deserte.

TUTTI A CASA Il sindaco, Giuliano Martini, ha emanato un’ordinanza con cui ha chiuso quasi tutte le attività, ad eccezione dei negozi di alimentarie della farmacia, dove lavora il sindaco. Le mascherine protettive sono finite. Niente scuola fino a nuovo ordine, niente funzioni religiose, stop alla circolazione degli autobus. Chiusi i 4 bar e le 4 banche. «Aspettiamo l’esito dei controlli» ha dichiarato a Libero Martini. «Posso solo dire che i cinesi che abitano qui sono abbastanza giovani e quelle poche volte che si vedono in paese sono sempre educati. Vanno ogni tanto al bar a giocare a carte». Non è escluso che possano essere state anche queste a veicolare il contagio. Pure chi risiede a Vo’ e lavora altrove dovrà rimanere a casa, tranne chi opera nei servizi essenziali. Per ora la prefettura ha deciso di tenere aperte le strade di accesso al comune padovano, e però il governo ha chiesto all’amministrazione di predisporre un piano precauzionale di interruzione della viabilità qualora la situazione dovesse peggiorare. Da domani tutti i cittadini di Vo’ Euganeo verranno sottoposti al test. L’incubo cinese ha violentato la tranquillità di una piccola comunità dove fino a venerdì la vita scorreva tranquilla, gli anziani giocavano a briscola seduti ai tavolini dei bar – il “Sole”e il “Mio”, nel cuore del paese, i più frequentati – e i ragazzi bevevano spritz al bancone. Ora,in giro, non c’è più un’anima. Sono tutti a casa, spaventati, a maledire il Coronavirus.

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