Allarme presso la popolazione del Canton Ticino per i “frontalieri del sesso” che, dalla vicina Lombardia, usano recarsi nel cantone per frequentare i locali “a luci rosse” autorizzati, che funzionano come case di prostituzione.

Fin dai primi giorni dello scoppio dell’epidemia di Coronavirus nella zona di Codogno, gli abitanti di Arbedo-Castione, nella zona di Bellinzona, si erano appellati al sindaco perché prendesse provvedimenti in merito al rischio di contagio. In quel momento, il Coronavirus era già arrivato in Ticino con un 70enne che, giorni prima, aveva partecipato a un evento a Milano.

Dopo diversi giorni, come riferisce il Corriere del Ticino, è arrivata la risposta del Municipio; ed è una risposta “rassicurante” per gli abitanti, che evidentemente erano preoccupati del possibile contagio. «La situazione – spiega il Municipio – è monitorata attentamente da personale accreditato e tutte le misure preposte alla salvaguardia della salute pubblica saranno attivate qualora si dovessero presentare le relative necessità».

Continua il Municipio: «Tutte le amministrazioni pubbliche sono costantemente in contatto con il Cantone e recepiscono regolarmente le necessarie direttive al fine di poter offrire una gestione ponderata, seria e professionale della situazione anche a livello informativo e comunicativo senza dar adito ad allarmismi superflui, impropri e controproducenti».

La replica del Municipio arriva comunque dopo che ormai l’intera Italia è stata decretata “zona rossa”, il che comporta la necessità di evitare di uscire di casa senza stretta necessità. Il che rende impossibile, almeno a seguire pedissequamente il decreto del Governo Conte, uscire dai confini nazionali per frequentare le case d’appuntamento ticinesi. Anche perché alla frontiera i controlli sono comunque ormai serratissimi. E il partito populista di destra Svp-Udc continua a chiedere al Governo di Berna di chiudere completamente le dogane con l’Italia.

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Intanto, però, già da qualche settimana i “tour” dei lombardi in Ticino per il sesso a pagamento si erano comunque parecchio diradati. I gestori dei locali autorizzati avevano già visto la clientela dimezzarsi, i lombardi quasi sparire e una percentuale notevole di ragazze tornare a casa, all’estero, sia per mancanza di clienti sia per paura del contagio.

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