La principessa Sissi in lotta contro i femminicidi. Con un po’ di fantasia si potrebbe riassumere così l’evoluzione artistica di Cristiana Capotondi, che dal prossimo 15 marzo si cimenta in una parte insolita per lei, da sempre votata a ruoli da “brava ragazza” o da commedia romantica. Sarà infatti su Rai Uno la protagonista di Bella da morire, una serie in quattro parti che si incentra appunto su quattro avventure della protagonista un’ispettrice di polizia di nome Èva Cantini (interpretata appunto dalla Capotondi), che si occupa della morte di una ragazza che viene trovata senza vita in un lago.

L’intenzione degli autori è ragionare, anche se in forma romanzata, come si conviene a una fiction, sulle violenze esercitate contro le donne, che spesso sfociano nell’omicidio, e che sono diventate un’emergenza nazionale. Al fianco dell’ispettrice Cantini un team di sole donne, con un magistrato impersonato da Lucrezia Lante della Rovere, e un medico legale che ha il volto di Benedetta Cimatti.

Non è la prima volta che la Capotondi affronta queste tematiche. Lo aveva già fatto nel film Nome di donna, dove era stato trattato il tema delle molestie sul luogo di lavoro, e ave va impersonato Lucia Annibali, F avvocatessa di Urbino sfregiata al volto da un ex, nella fiction Io ci sono. Ma è la prima volta che Cristiana lo fa con la pistola in mano, e la curiosità di vedere come un’attrice dal viso d’angelo come lei nei panni di una rude poliziotta è grande. Anche perché, come lei stessa ha detto in un’intervista, «Voglio solo personaggi che mi somiglino, che mi spingano a essere migliore di quello che sono, perché recitare è uno strumento, non è un fine».

E chi sa che cosa accomuna la Capotondi a una brillante e tenace ispettrice di polizia. Forse proprio lo zelo, l’impegno con cui ha costruito la sua carriera passo passo, favorito da un volto estremamente grazioso da eterna bambina. E proprio come ragazzina saggia ha iniziato a metà negli anni ’ 90 nei film dei Vanzina, dove regolarmente faceva la parte della figlia dei protagonisti, ad esempio Massimo Boldi o Maurizio Mattioli. E brava lo è davvero, alternando il set alla laurea in Scienze della comunicazione. («Per me studiare è stato importante», ha detto, «Già mia nonna era laureata e anche madre è laureata e ha sempre lavorato, è farmacista. Il fatto che io abbia cominciato a fare l’attrice da bambina e già guadagnassi non ha mai messo in discussione la questione università»).

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Poi Cristiana si dedica interamente al cinema e alla Tv, diventando un volto popolarissimo. Tra i suoi maggiori successi, appunto, il film Tv Sissi, in cui riesce a non far rimpiangere troppo la leggendaria Romy Schneider. Ma prima ancora al cinema erano venuti i successi di Notte prima degli esami e Come tu mi vuoi, a fianco di Nicolas Vaporidis che però, al contrario di lei, non ha saputo coltivare a pieno la fama ottenuta. Da ricordare, ancora al cinema, Ex, La peg-gior settimana della mia vita, La mafia uccide solo d’estate. In televisione invece, la si ricorda nella fiction di grande successo Orgoglio, e si concede anche una “vacanza”, vale a dire la conduzione del varietà comico Zelig.

La sua vita privata invece è meno movimentata: dopo un’amore intenso ma giovanile, durato dai 12 ai 22 anni, ha dei flirt con alcuni compagni di set, tra cui Vaporidis e Primo Reggiani, ma da circa 13 anni ormai sta con Andrea Pezzi, ex conduttore televisivo, ora imprenditore, che le ha lasciato tutta la ribalta pubblica. «Ho accanto», dice, «una persona che mi fa sentire esattamente come mi voglio sentire, che mi dà pace, serenità, visione per affrontare le cose. Mi sento bene nelle sue mani e sento che, accanto a lui, sono diventata una donna»

Esile e fragile in apparenza, la Capotondi è una donna decisa e orgogliosa. Come si deduce dalle interviste, in cui rivendica le sue scelte spesso non conformiste. Come quella di non aver voluto figli: «Si può vivere la maternità senza diventare madri. Io ne ho sempre voglia e non ne ho mai voglia». Oppure la decisione di imporre al suo uomo un anno intero di castità. Una scelta singolare, non dovuta certo a motivi etici o religiosi, che lei ha spiegato così: «A volte, quando stai affrontando percorsi molto personali, il sesso complica, anche se lui è il tuo compagno. E ho avuto un compagno che non solo ha capito, ma ha fatto il tifo per me. A noi donne piace piacere, ma rinunciare ad avere un’attenzione alla sessualità ti dà una forza che, dopo, ti fa vivere meglio l’amore».

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La Capotondi ricorda che da bimba la chiamavano “Attila” e, a dispetto del suo viso angelico, ha atteggiamenti da maschiaccio. Tra questi, l’amore per la velocità: «Le auto da corsa, e le macchine in generale, sono la mia grande passione. Non possedendone personalmente, appena posso partecipo a raduni per testarle o li organizzo. Adoro la velocità, non posso farci niente». Poi c’è la vocazione per il nuoto: «Se c’è una cosa a cui proprio non rinuncio è nuotare, per me non è uno svago o uno sport, ma proprio un’esigenza».

Ma quello che non ci si aspetterebbe da una ragazza dall’aspetto così delicato, è la passione per il calcio. E invece Cristiana è giocatrice e appassionata: un’eredità del nonno, ex accompagnatore della Roma, che avrebbe desiderato un nipote maschio per fargli fare il calciatore. E invece… Cristiana quando può il sabato gioca con le amiche (ma anche con gli amici) a calcio a otto, e ha anche partecipato a varie trasmissioni televisive, dove si è dimostrata un’esperta di tattica. Ma non basta: da un anno è mezzo è anche vicepresidente della Lega Pro (la vecchia serie C), una nomina a sorpresa che a molti apparve un’operazione di marketing. Invece lei l’ha presa molto seriamente e, facendo fruttare anche i suoi studi (e la sua esperienza) nella comunicazione, è sempre immersa in progetti destinati per lo più alle scuole.

Proprio nella veste di dirigente sportivo l’abbiamo vista a Sanremo portare un pallone ad Amadeus per i 60 anni della Lega Pro. «Questo mi piace del calcio, è una metafora straordinaria della vita. E ci obbliga a fare i conti con tutto, con il bene, con il male, come la miseria, con la nobiltà. Io scelgo, in ogni momento, l’irresistibile romanticismo che il calcio porta con è e non perché sono una donna, Raramente un uomo sa essere cinico come lo sa essere una donna, io scelgo di essere romantica, ma anche pragmatica, e sono questi i due valori che vorrei emergessero nella Lega Pro».

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