Una colonna di undici mezzi dell’esercito, tutti in fila, allineati, fermi a bordo strada. Un silenzio sinistro, tetro, paradossalmente assordante, interrotto soltanto dai motori dei camion. E dentro quegli stessi camion i morti per cui, drammaticamente, non c’è più spazio.

È la foto simbolo dell’emergenza Coronavirus, che sta mettendo in ginocchio la Lombardia, dove si registrano già oltre 17mila contagi e 1.959 morti, di cui 319 soltanto nelle ultime ventiquattro ore. La città più colpita, al momento, è Bergamo, con 4.305 positivi e almeno novanta morti nell’ultimo giorno, il più triste. 

Quell’immagine – dura, cruda, che fa male – è stata scattata proprio nella città orobica, dove i cimiteri sono al collasso quasi quanto gli ospedali e dove il forno crematorio comunale lavora 24 ore su 24 ormai non si sa più da quanti giorni. 

Così, mercoledì sera, più di sessanta bare hanno dovuto lasciare la città per essere portate in altri dodici comuni italiani. Per quei morti – che se ne sono andati senza neanche la possibilità di dire addio ai loro cari – non c’è più posto nella loro città. 

I mezzi militari sono partiti dal camposanto bergamasco, hanno attraversato la città e poi hanno imboccato l’autostrada portando ogni bara alla sua destinazione, l’ultima, quella finale. Lontano da casa. 

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