Si teme il peggio nel Mezzogiorno per quanto riguarda la diffusione del Coronavirus. Il grande esodo verso il Sud Italia avvenuto nei giorni scorsi di chi studia o di chi lavora in Lombardia, in Emilia Romagna, in Piemonte e in Veneto potrebbe causare il picco per la diffusione dell’infezione polmonare.

Come si legge su Repubblica.it, quello che allarma la protezione civile è il ritorno indiscriminato di chi vive solitamente nel Nord Italia e ha deciso di tornare nel suo paese di origine vicino ai famigliari. Comprensibile la paura del contagio e il desiderio di tornare vicino ai propri cari, ma questo si teme possa avere delle ripercussioni devastanti. C’è un dato ben preciso, secondo quanto si legge su Repubblica, su cui la protezione civile fonda i propri allarmismi: circa il 15 per cento delle persone controllate nelle principali stazioni pugliesi, in particolare, avevano la febbre. E non è un caso, forse, che ora molti dei contagiati nel Mezzogiorno sono i genitori di chi è tornato al Sud.

Dal 29 febbraio scorso ad oggi le persone che sono tornate in Puglia e che si sono autodenunciate sono 22.947. “I dati sono aggiornati al 18 marzo” fanno sapere a ilGiornale.it dalla Regione Puglia. In due giorni, pertanto, possono esserci state altre persone tornate dal Nord e potrebbe esserci anche chi ha deciso di non segnalare sul portale della Regione la sua presenza in Puglia. Certo, il Mezzogiorno non è rappresentato solo dalla Puglia.

Tante le persone tornate anche in Sicilia (34mila persone), in Basilicata, in Calabria, in Campania e in Sardegna. Fino ad ora i dati dei positivi sono i seguenti: in Campania ci sono 652 contagiati, in Sicilia 340, in Puglia 478 (tra loro anche una neonata di due mesi con la sua mamma), in Sardegna 206, in Calabria 169. La regione meno colpita dal Covid (in tutta Italia) è la Basilicata con 37 contagiati.

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Intanto in Puglia, nei giorni scorsi, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha presentato il nuovo piano ospedaliero, che ha sostituito il vecchio piano di riordino, ipotizzando 2mila contagiati in tutta la regione. Il problema è che sono in aumento, però, anche i medici contagiati. In Sicilia, invece, è risultato positivo un operatore sanitario e, pertanto, l’assessorato regionale della salute ha disposto, questa mattina, che venga effettuato il tampone su tutti gli operatori sanitari.

In Calabria, infine, il presidente dell’ordine dei medici di Catanzaro, Vincenzo Ciconte, in una lettera inviata al presidente della Regione, Jole Santelli, al commissario della sanità calabrese, Saverio Cotticelli, e al dirigente generale del dipartimento regionale tutela della salute, Antonio Belcastro, ha scritto “ad oggi non abbiamo strumenti di protezione utili ad affrontare un virus che appare veramente micidiale”.

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