Quelli che accampano scuse così raffazzonate da apparire addirittura simpatiche. Ad esempio un gruppo di cinque amici sui 40 anni, fermati venerdì scorso dalla polizia perché erano allegramente a bordo di un’unica vettura, in barba alle prescrizioni del decreto governativo che, per evitare di essere contagiati dal Coronavirus, dispone di tenere una distanza minima di un metro gli uni dagli altri ed evitare le occasioni di socializzazione.

«Siamo stati all’autolavaggio e adesso stiamo andando a fare l’assicurazione» hanno spiegato serissimi, indicando la carrozzeria lucida della macchina, agli agenti che chiedevano loro cosa ci facessero in giro e tutti in compagnia. Quindi il poliziotto ha fatto notare che, quasi sicuramente, avrebbero trovato l’ufficio chiuso. «Anzi, sapete cosa si fa? Vi accompagno – ha insistito a quel punto, divertito – così, dopo aver denunciato voi, toccherà a loro».

In questi giorni di isolamento domiciliare forzato le scuse per uscire di casa e andarsene in giro nonostante i divieti, sono le più svariate. E chi, magari inventandosi qualcosa di stravagante, riesce a evitare i controlli, spesso ci tiene anche a raccontarlo su Facebook, magari postando video che testimonino l’«impresa». Il Centro di monitoraggio permanente della prefettura fino a mercoledì pomeriggio segnala il controllo di 6.035 persone e 5.441 tra bar, negozi e attività commerciali di ogni genere che, aggiunti a quelli dei giorni precedenti, ieri hanno sfiorato quota 80mila controlli (per l’esattezza 78.494); le 371 denunce vanno a «rimpolpare» il dato totale di ieri e arrivano a 2mila429. Inoltre, per la prima volta dallo scoppio del contagio e con un provvedimento finora unico in Italia, proprio per il mancato rispetto delle regole imposte dal decreto governativo il prefetto Renato Saccone ha adottato 10 provvedimenti di chiusura immediata per la durata di cinque giorni di 4 pizzerie, 2 kebab, 2 rosticcerie (a questi otto è stato vietata anche la consegna a domicilio, ndr) di un panificio e di un minimarket. Sanzionato anche il titolare di un market cinese di scarpe che invece sconterà il periodo di chiusura successivamente.

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Durante le verifiche di questi giorni a zonzo senza motivo per Milano sono stati sorpresi diversi pregiudicati agli arresti domiciliari. Tra questi un 26enne arrestato mercoledì mattina dagli agenti del commissariato Greco-Turro mentre se ne stava tranquillamente seduto a prendere il sole su una panchina ai giardini di via delle Tofane, lungo il Naviglio della Martesana. Con lui c’erano anche un ragazzo di 19 anni e una 17enne, rimasti indifferenti anche davanti all’intervento dei poliziotti che chiedevano perché si trovavano lì. I due ragazzi hanno anche ironizzato sulla presenza della polizia che li ha denunciati entrambi. Scoprendo così che il 19enne, nel novembre 2018 aveva rapinato un anziano ed era finito in carcere.

Il commissariato Lambrate ha svolto diversi servizi mirati, durante i quali sono stati controllati e denunciati numerosi giovani (12 tra lunedì e mercoledì) che di solito bivaccano ubriachi in piazza Bottini, davanti alla stazione ferroviaria. Tra loro quattro uomini accusati di spaccio e altri cinque che – sentendo violata la loro «intimità» dalle verifiche contro il contagio – hanno reagito con rabbia contro gli agenti e adesso sono accusati di resistenza, violenza e minacce.

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