Redazione 28 Maggio 2020

John Peter Sloan ha trasformato l’inglese in un gioco facile, lo ha insegnato a bambini capricciosi e manager ambiziosi, a casalinghe più o meno disperate e a studenti più o meno asini. È riuscito a far parlare la lingua della Regina Elisabetta perfino ai contadini di Menfi che si esprimono in dialetto ma che amavano questo simpatico signore inglese approdato nell’agrigentino, all’estremo sud della Sicilia, in un paesone chiuso tra l’ondeggiare dei vigneti e del mare.

È morto a 51 anni nella terra che aveva scelto e dove, a sua volta, aveva imparato a dire: «Minchia! ». Qui aveva preso in prestito un’aula del liceo e aveva aperto una scuola. Una storia incredibile, la sua. Perché John Peter, l’uomo che ha rivoluzionato il modo di insegnare l’inglese, che ha costruito un piccolo impero con il suo metodo e scritto libri che hanno venduto milioni di copie in Italia e all’estero, non era affatto un insegnante.

LA CARRIERA Studente svogliato, John Peter lascia l’Inghilterra a sedici anni, in tasca ha poche sterline e in testa mille idee. Comincia a cantare e a suonare la chitarra in giro per l’Europa. Nel 1990 arriva a Milano. «Le persone non parlavano, urlavano: era un manicomio, perfetto per me!», ha detto in un’intervista. Con alcuni amici crea un gruppo rock, The Max, e lui è il frontman. La band si scioglie quando nasce sua figlia che chiama Dhalissia, un nome inventato da lui. «Perché mi chiamo John che è come dire Pasquale a Napoli: e invece volevo che lei fosse unica perché per me lo è». Con l’arrivo della figlia,Peter decide di mettere la testa a posto. Ovviamente lo fa a modo suo. Mica cerca un posto fisso che a Milano, da madrelingua inglese, l’avrebbe trovato al primo colloquio.

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Decide di insegnare l’inglese agli italiani, come nessuno aveva fatto mai. Da tempo aveva capito che abbiamo problemi grossi con la sua lingua, che a scuola gli studenti vengono riempiti di regole grammaticali e nessuno li aiuta ad abbattere quel muro che li blocca davanti alla sillaba “th” e li fa tremare di fronte al genitivo sassone. Inventa un metodo che si basa su un principo cardine: far divertire gli studenti perché così imparano senza fare fatica. Per spiegare la pronuncia inglese dell’acca, per esempio, diceva: «Immaginate il rumore che fate quando alitate sugli occhiali per pulirli». Poi prendeva le lenti e ci respirava potentemente sopra per far sentire il suono. Nel 2007 sale sul palco del teatro Zelig. Diventa una star. Un po’ per gioco un po’ per caso, scrive un libro sul suo metodo senza crederci neanche troppo, s’intitola “Instant English”. Sloan parte per la Spagna e quasi non ci pensa più a quel libro: «Poi mentre ero lì, con il cellulare perennemente in bolletta, mi arrivò la telefonata con cui mi annunciavano che eroprimo in classifica. Quel libro ha venduto più di trecentomila copie!».

LA SCUOLA E LA SICILIA Nel 2011 fonda a Milano la sua prima scuola John Peter Sloan. Poi, nel 2013, apre una seconda sede a Roma. Poi l’incontro con Asia che era andata dalla Sicilia a Milano per imparare il suo metodo, e la decisione di trasferirsi nell’agrigentino. Aveva voglia di rallentare, infatti era finalmente contento nella sua casa di Menfi dove ospitava una quindicina di cani. Si era lasciato alle spalle anche i problemi con l’alcol e ripeteva: «Sono fortunato perché vivo in Sicilia con lo stipendio di un milanese». Fino a lunedì sera, quando ha avuto una crisi respiratoria. Soffriva d’asma ma non si sa ancora se un contagio da Covid- 19 possa avere aggravato le sue condizioni. «Born English e morto italiano», diceva con quell’humor british che gli anni italiani non hanno scalfito. Ancora una volta aveva visto giusto. Goodbye, Mister Sloan.

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