Mara Maionchi s’incazza con ilo marito Alberto Salerno

Alberto Salerno ha combinato un bel pasticcio, tanto da essere redarguito pubblicamente da sua moglie, Mara Maionchi. Cosa ha combinato? Il paroliere di titoli entrati nella storia della musica italiana, da L’Isola di Wight a Io vagabondo, da Terra promessa a Donne, su Facebook si è chiesto in maniera retorica: «Ma com’è che su Rai 1 ci sono un sacco di gay? Che è cambiato qualcosa?».

Per poi lasciarsi andare a commenti del tipo: «E poi dicono che la lobby gay non esiste»; «Non si può più manco parlare? Osare dire una cosina?»; «Me ne sbatto i c… è la verità». È la verità, non è la verità? «E poi dicono che la lobby gay non esiste, a me pare più una bella congrega», ha continuato Salerno nel replicare ai tanti commenti piovuti sui suoi post social.

E a chi gli ha fatto notare che i gay ci sono sempre stati nel mondo dello spettacolo, questa è stata la risposta: «Immagino di sì anche se erano molto più nascosti e meno di potere». Nell’epoca del politicamente corretto queste cose non si possono più dire o scrivere perché suonano discriminatorie; per questo motivo il tutto è stato screenshottato (come si dice ora, cioè fotografato) e pubblicato dal sito Gay.it. A quel punto è intervenuta la vulcanica Mara, da sempre vicina alla comunità LGBT: alla reprimenda (pubblica), immaginiamo sia seguita una gragnuola di improperi (privata).

Mara lo ha strigliato su Twitter, minacciandolo: «Ma cosa c… dici, ti tolgo i social». In serata sono poi arrivate le scuse. Come ha scritto Elvira Serra sul Corriere della Sera: «Qualcuno, ora, tenta di smorzare le uscite su Facebook dicendo che il profilo era privato e quelle frasi non sarebbero dovute diventare pubbliche. E qui viene in soccorso Mara, in chiusura del loro libro (Il primo anno va male, tutti gli altri sempre peggio, che la coppia ha pubblicato nel 2016, ndr): «Salerno dice un sacco di cazzate, sostiene di saperci fare con tecnologia e balle varie, ma secondo me non ne capisce nulla».

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Salerno è stato un ingenuo, ha scritto frasi offensive, ma da tempo in molti sostengono, prove alla mano, che il mondo dello spettacolo, specie quello televisivo, è dominato dall’estetica queer, un modo elegante per dire che i temi omosessuali e il modo di raccontarli non sono più un tabù. E, ovviamente, non c’è nulla di male, salvo la caduta negli stereotipi. Forse la frase più offensiva è stato l’accenno a una lobby gay dominante. Delitto di lesa immaginazione al potere.

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