Non siamo usciti dall’emergenza, ma è già tempo per guardare indietro e capire come possiamo migliorarci, come medici che curano il diabete. Vediamo cosa abbiamo imparato.

Prima evidenza: avere il diabete non aumenta il rischio di contrarre il virus, ma averlo non sotto perfetto controllo aumenta enormemente il rischio di una prognosi peggiore, anche infausta. Era prevedibile: il diabete non controllato (ancor più se non noto) peggiora la prognosi di tutte le malattie: cardio- vascolari, chirurgiche, infettive, reumatologiche.

Tutte. Da qui la prima raccomandazione: se si ha il diabete (o si è a rischio) è bene “presentarsi” alla prossima possibile ondata con le analisi in ordine. Almeno la fondamentale: si chiama emoglobina glicosilata o HbAlc. Seconda evidenza: le diabetologie, e tutte le specialità di malattie croniche, devono trovare un modo per controllare clinicamente i propri assistiti.

Molti di noi hanno trasformato il proprio ambulatorio in un centro di telemedicina. Su base volontaria, giacché spesso la telemedicina non ha avuto copertura finanziaria. Nella mia regione, il Lazio, ce l’ha da agosto. Ancora (terza evidenza): molti dei farmaci per il diabete sono di esclusiva prescrizione specialistica e necessitano di un piano terapeutico da compilare ogni 6-12 mesi.

Questa procedura medievale, che non ha nessun altro paese del mondo, comporta che chi non va dal diabetologo non ha accesso ai migliori farmaci, in grado di ridurre drasticamente rischio cardiovascolare, scompenso cardiaco, insufficienza renale; così potenti da funzionare anche in chi non ha nemmeno il diabete. Non potendo ancora iniziare a pieno ritmo le attività ambulatorii (per il distanziamento sociale) e ancor meno recuperare le visite perse.

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Ministero, Aifa e Regioni continuano a prorogare la validità di questi “permessi di accesso al farmaco”. Ma prima o poi scadranno: tutti insieme. E sarà un problema. Per ultimo: abbiamo bisogno di cultura scientifica della salute. Ed è per questo che sono onorato di essere in questo primo numero. Diffondere conoscenza della salute è più efficace di qualsiasi campagna di prevenzione.

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