Giorgio Panariello, un libro per raccontare i suoi dolori

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C’è un momento nella vita in cui ci si ritrova a fare i conti con se stessi e con i propri ricordi. Per Giorgio Panariello quel momento è arrivato a 60 anni, forse anche per la stabilità raggiunta grazie alla giovane compagna Claudia Capellini, che da circa tre anni è al suo fianco con grande discrezione e che in queste pagine vediamo accanto a lui, una rarità fotografica.

Giorgio questa stabilità l’ha conquistata malgrado una storia familiare dolorosa e sconosciuta ai più, che solo ora l’attore ha voluto condividere con il suo pubblico attraverso un libro appena arrivato nelle librerie, Io sono mio fratello (Mondadori), dedicato a Franchino, morto nove anni fa. Di quel libro e di quella storia Giorgio ha parlato la scorsa domenica a cuore aperto con Mara Venier, nel salotto domenicale di Raiuno.

«Ho voluto scrivere questo libro innanzitutto per rendere giustizia a mio fratello, ritrovato tra i cespugli del lungomare di Viareggio, abbandonato come un vecchio materasso», ha spiegato. «Su Franchino circolavano in Internet notizie prese un po’ qua e là: c’era la percezione che lui se ne fosse andato per un’overdose. Invece non è andata così. Mio fratello è morto a causa di altri, per ipotermia ».

È stata la conduttrice a questo punto a precisare che Franco si è sentito male durante una cena, e che i tre amici che stavano con lui l’hanno abbandonato sul ciglio della strada anziché accompagnarlo al pronto soccorso. Su quella strada è morto di freddo, dopo una notte all’addiaccio. «Sì, volevo raccontare tutto questo », ha ripreso Panariello, proseguendo il suo ricordo asciutto e senza sconti.

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«È la storia di un ragazzo che nella vita ha avuto sfortuna. Un po’ come all’inizio ne ho avuta anch’io. Ci sono stati momenti in cui ho avuto la sua stessa disperazione e ho pensato di non farcela. Anch’io stavo per cadere nella trappola delle sostanze stupefacenti. Ma mi sono fermato in tempo. A un certo punto di fronte a noi si sono aperte due strade, un po’ come nel film Sliding doors. E ciascuno ne ha presa una diversa». Nel libro Panariello rievoca, forse per la prima volta con tanta franchezza, la sua vita parallela a quella di Franchino, sfogliando il suo album dei ricordi.

I due fratelli non si somigliavano per niente: erano figli di due padri diversi. Ma tra Franco e Giorgio la differenza l’ha fatta soprattutto la fortuna. Nessuno dei due ha mai saputo chi fosse suo padre, e nemmeno la madre è stata in grado di occuparsi di loro. Per Giorgio era la signora che veniva a Natale e alle feste comandate carica di regali a casa dei nonni, a cui lui era stato affidato. Franco, nato un anno dopo, invece finì in collegio. Così nella vita al secondogenito è mancato soprattutto l’amore di una famiglia, quello che invece Giorgio ha ricevuto dai nonni materni. Per questo lo showman toscano non ha voluto scrivere un libro sull’artista geniale che parte da zero e ce la fa pur avendo un fratello disgraziato, né tantomeno un’autobiografia.

Ha invece voluto far capire a tutti che tra precipitare dalla scarpata o fermarsi sulla soglia del burrone la differenza è minima. Franchino, nell’infanzia di Panariello, è il fratello “ogni tanto”, che lo raggiunge dai nonni durante le vacanze. «Fu la cattiveria dei bambini ad aprirmi gli occhi: “Come mai i tuoi genitori non ti vengono mai a prendere a scuola? Perché mandano i tuoi nonni?”, mi chiedevano ». Così Giorgio, all’età di otto anni, scopre che quelli che credeva i genitori sono in realtà i suoi nonni, e che la donna misteriosa che appariva solo alle feste comandate era la vera mamma. Si chiamava Raffaella, quinta di cinque fratelli, era scappata da casa quando era ancora minorenne ed era diventata una madre bambina. Aveva avuto Giorgio e poi Franco a distanza di un anno con due uomini diversi, spariti nel nulla, probabilmente all’oscuro di tutto.

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Ancora oggi Panariello non sa chi sia suo padre, né se lui sappia di essere padre dell’attore. Nel libro viene ripercorsa la strada di Giorgio che riesce a convivere con le sue ombre e diventare uno degli uomini di spettacolo più seguiti e amati in Italia. Franco invece scivola nella tossicodipendenza, vive una vita tra cadute e rinascite, tra lunghi soggiorni a San Patrignano da Vincenzo Muccioli o alla Fondazione Exodus di Don Mazzi. Ma alla fine ce la fa, riprende i fili della propria esistenza, si “ripulisce”. Poi, a Natale di nove anni fa, la tragedia. Giorgio racconta dell’abbraccio con il fratello. Per la prima volta dopo tanti anni i due avevano passato insieme un bellissimo Natale.

L’attore non sapeva che sarebbe stato l’ultimo. Il 26 dicembre il corpo di Franchino viene ritrovato sul lungomare. “Non ero pronto, non mi ero preparato. Era Natale, porca miseria, a Natale non possono accadere cose simili”, scrive Giorgio nel libro. Da quel momento sente la voglia di rendere giustizia a quel fratello “ogni tanto”. E il processo che si è concluso da poco ha portato alla condanna dei tre “amici” per omicidio colposo. Non c’è stata però l’aggravante dell’omissione di soccorso, spiega l’attore con amarezza. Ma è venuta fuori l’unica verità che a Giorgio interessava: Franchino non è morto per una dose eccessiva di droga, ma per un’eccessiva dose di fiducia negli altri. Il libro è proprio questo: l’estremo, grande atto d’amore per il fratello. E un punto a capo da cui ricominciare.

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