Intrattenimento

Chi è Gessica Notaro la ragazza sfregiata dall’acido?

Chi è Gessica Notaro oggi. Una donna che, ancor più di prima, ama la vita. Le piace la cultura e la musica latino-americana e andare a cavallo. E’ nuovamente fidanzata, con un ragazzo che si chiama Marco. I due si fotografano spesso insieme sui social e sembrano una coppia molto unita. Gessica Ha ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Lo scorso dicembre ha subito l’ennesima operazione, stavolta all’occhio sfregiato. Questo piccolo intervento consisteva nel separare le palpebre cucite 2 anni fa per poter aprire l’occhio e controllare che la mucosa cucita sulla cornea stesse svolgendo al meglio la sua funzione. La speranza è un trapianto di cornea che le possa ridare la vista completa dall’occhio sinistro.

Sono molto contenta, ho fatto bene a riporre la mia fiducia nella magistratura che non mi ha tradita: una pena esemplare», Gessica Notaro, 31 anni, ha vinto la sua battaglia in tribunale.

Il suo ex compagno, Eddy Tavares, che la notte del 10 gennaio 2017 l’aveva aggredita con l’acido sotto casa, sfregiandole il volto, è stato definitivamente condannato in Cassazione a 15 anni, 5 mesi e 20 giorni di reclusione. Respinto il ricorso presentato dalla difesa del 32enne capoverdiano per cui ora, oltre alla pena detentiva, è stata anche decisa l’espulsione dall’Italia.

Modella e cantante Gessica, che all’epoca dell’attentato lavorava in un delfìnario, ha riportato danni molto gravi, ustioni al volto e un occhio gravemente lesionato, ma nonostante i numerosi interventi chirurgici e la sofferenza fìsica e psicologica patita, ha avuto la forza di lottare anche per avere giustizia. Ora la Notaro è felicemente fidanzata con un ragazzo, Filippo, con cui condivide la passione per i cavalli.

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Gessica, i giudici della Cassazione non hanno fatto sconti a Tavares, 15 anni, 5 mesi e 20 giorni di pena, ora definitiva: temeva un verdetto diverso? «Non mi aspettavo nulla per non rimanere delusa, ma ora sono davvero contenta della sentenza, i giudici sono stati coerenti. Per me è un segnale molto importante da parte della legge, il messaggio che arriva per tutti è che non ci sono più attenuanti per chi compie gesti simili. Posso dire che giustizia è fatta».

Da quando e in carcere Tavares le ha mai scritto o chiesto il suo perdono?
«No, non l’ha mai fatto. Ha sempre detto di essere innocente, ma ora la Cassazione ha messo fine a ogni parola. Mi porterò sul viso le cicatrici per tutta la vita, un incubo senza fine: mi ha deturpato non solo il viso ma anche l’anima. Ma adesso che è stata fatta giustizia con la sentenza definitiva, devo e voglio guardare avanti pensando al mio futuro».
E se un giorno le chiedesse perdono riuscirebbe a concederglielo considerando che è stato il suo compagno per anni?

«Dipende da come me lo chiederà, con quale umiltà: chiedere perdono presuppone capire la gravità del gesto compiuto. Per adesso è diffìcile rispondere a questa domanda perché lui invece non si è mai pentito e continua a mentire sostenendo di non essere stato lui a sfregiarmi, quindi per ora non ha senso parlare di perdono».

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Perché la vostra storia era finita? «Io e Tavares ci eravamo conosciuti a casa mia tramite amici comuni, io all’epoca lavoravo presso il delfinario di Rimini. Sono stata io che gli ho trovato un lavoro come tuttofare nel delfìnario, lui aveva un passato di body- guard.

Eravamo innamorati e abbiamo convissuto per tre anni, poi la nostra relazione è finita perché lui mi tradiva. Da quel momento sono iniziati i suoi comportamenti persecutori per cui il Pubblico Ministero, dopo una mia denuncia, aveva richiesto il carcere, ma la richiesta era stata negata dal Gip che si era limitato a disporre una diffida di avvicinamento».
Cosa ricorda di quel tragico giorno della violenza?

«Quella sera stavo rincasando da una cena e Tavares mi stava aspettando nascosto: mi ha colta di sorpresa, ho fatto in tempo a vederlo ma non l’ho potuto guardare negli occhi perché il mio sguardo si è concentrato sulla bottiglia che aveva in mano e che da lì a poco mi ha tirato in volto.

La sensazione peggiore è stata quando ho iniziato a non vedere più né con l’occhio sinistro né col destro. MA ricordo che prima di non riuscire a distinguere più nulla, ho avuto la prontezza di citofonare per chiedere aiuto a mia madre dicendole: «Aiutami ! Eddy mi ha tirato l’acido addosso!».

Arrivata poi al pronto soccorso, avevo come la sensazione di sentire crescere la fronte e quando cercavano di tamponare la pelle, non avevo più sensibilità. E poi il dolore così intenso e atroce da non augurarlo neppure al mio peggior nemico, la paura, il terrore e la sofferenza sono stati così forti che ancora oggi soffro di attacchi di panico».

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Oltre alla sofferenza fìsica, ha dovuto anche interrompere il suo lavoro dopo l’aggressione…
«Proprio in quel periodo stavo ultimando il mio disco Gracias La Vida, un progetto importante a cui tenevo molto, ma sono riuscita a terminare la registrazione e pubblicarlo solo diversi mesi dopo l’aggressione, e senza poter fare il videoclip, per ovvie ragioni: ero distrutta, fisicamente ma anche psicologicamente».

Dopo la sua tragica esperienza però, ha trovato il coraggio di reagire e più volte è andata nelle scuole per parlare con i ragazzi. E spesso ha detto ai ragazzi che la sua storia poteva essere evitata: in che modo?

«Tavares mi aveva detto che mi avrebbe fatto del male dopo che lo avevo lasciato: nella prima fase dello stalking, minacciava di farmi terra bruciata intorno a livello professionale, con gli amici e la famiglia. Quando però ha visto che la sua tattica non funzionava, ha minacciato il suicidio e infine, ha minacciato di rovinarmi la vita. Purtroppo, alla denuncia per stalking che avevo presentato, era seguito solo un divieto di allontanamento che gli imponeva di stare a 50 metri da me, divieto che lui non ha rispettato portando a termine il suo piano criminale».

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