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Prima la Roma, quindi Firenze in Coppa Italia infine la Juve. Per l’Inter è la settimana della verità. Antonio Conte, a dispetto delle otto vittorie consecutive ottenute prima di deragliare inaspettatamente a Marassi, ci arriva in mezzo alla bufera.

Lo stallo sul mercato («Non ci saranno entrate né uscite»), i possibili stravolgimenti societari, la necessità di metabolizzare in fretta la sconfitta con la Samp e le condizioni non ottimali di Romelu Lukaku sono tutti motivi di preoccupazione. Però, nel contempo, l’Inter ha l’occasione di rendere ancora più scintillante la classifica, con la consapevolezza che, quando usciranno dal letargo le Coppe Europee, avrà un indubbio vantaggio sulla concorrenza.

Oggi però, per usare un’espressione tanto cara a Conte “ci sarà da usare l’elmetto” anche perché la Roma – con cui i nerazzurri hanno regolarmente pareggiato negli ultimi 5 scontri diretti – è reduce da cinque vittorie nelle ultime sei giornate, tre delle quali consecutive (Crotone, Samp e Cagliari).

Paulo Fonseca, finora, qualche problemino lo ha avuto nei big match, però all’Olimpico non ha ancora sbagliato un colpo (6 vittorie e due pari, con Sassuolo e Juve) e, battendo l’Inter, può rilanciare le speranze giallorosse di poter anche lottare per lo scudetto nella strana democrazia creata dall’avvio non da schiacciasassi della squadra che ha dominato gli ultimi nove campionati.

La sensazione è che quest’anno ci sia spazio per tentare un golpe alla Juve e chi non può lasciarsi sfuggire l’occasione è soprattutto Conte, non fosse altro perché la sua Inter – a differenza di tutte le altre grandi del nostro calcio – è già stata respinta dall’Europa: «Ci aspettano due partite contro avversarie molto forti e c’è la possibilità di misurare la nostra, di forza – ha spiegato l’allenatore prima di prendere l’aereo dell’Alitalia che, da Malpensa, ha portato la squadra a Fiumicino – E questo è un grande stimolo per noi: vogliamo misurare le nostre ambizioni con i fatti e non con le parole».

Conte, lo sanno pure i sassi, odia perdere, non riesce a metabolizzare l’idea di sconfitta e, ancora di più le critiche che seguono a un ko. Per questo motivo negli ultimi allenamenti ha caricato a pallettoni la squadra: «Il risultato è alla base di tutto, anche perché condiziona i giudizi nonostante si facciano prestazioni positive (ovvio il riferimento al ko con la Samp, ndr).

Io in questo momento voglio vedere il risultato». Non è più tempo per la poesia: non a caso l’Inter, da quando ha abbandonato “l’ossessione giochista” che aveva caratterizzato i primi due mesi di stagione, è tornata a macinare punti. Questo però non basta ancora all’allenatore: «Un anno fa c’era maggiore equilibrio, mentre in questo campionato stiamo concedendo qualcosa in più. E lì c’è da migliorare».

Ora però Conte ha un problema in più: tenere la squadra isolata da possibili distrazioni legate ai movimenti societari dopo che Suning, in crisi di liquidità per il blocco dei rubinetti dalla Cina, ha manifestato la volontà di trovare un socio (per ora) di minoranza, anche se – come insegna la parabola di Massimo Moratti – quando si innesca un simile processo, può davvero succedere di tutto.

L’ex ct mai in carriera si era trovato in una simile situazione e per questo ha deciso di erigere un muro con tanto di filo spinato intorno alla Pinetina: «Preferisco non entrare in questi discorsi, sono cose delicate. Spetta ad altre persone farlo, noi pensiamo solo a lavorare. Dobbiamo dare tutto noi stessi per l’Inter, questo deve essere l’unico nostro obbligo da qui alla fine della stagione».

A Roma si rivedrà Arturo Vidal (altre new entry, rispetto all’undici schierato a Genova, sono Darmian per Young sulla fascia sinistra e Lukaku per Sanchez in attacco): «Si è allenato nella maniera giusta, con grande determinazione, attenzione e voglia – ha assicurato Conte – Sapete che qualche volta uso la carota, così come successo per Arturo; a volte uso il bastone ma sempre perché voglio bene al calciatore e alla squadra affinché si migliori. Arturo mi conosce benissimo, lo sa che non giro la testa se non mi piace una cosa…». Postilla sulle tante partita in cui l’Inter ha sbagliato approccio: «Non so se ci sia una spiegazione, di certo la squadra quest’anno in campo non ha mai avuto l’atteggiamento sbagliato». E a Roma deve provare a ritrovare la vittoria che darebbe un bello scossone alla lotta scudetto.

La pressione per una volta non è sulle sue spalle. La Roma è lì, terza in classifica, recitando il ruolo della sorpresa. Semmai è Conte che ha l’obbligo di puntare allo scudetto. A tal punto che Fonseca, quando gli viene chiesto se vincendo può iniziare a pensare a qualcosa in più di una qualificazione in Champions, fa finta di non sentire: «Per noi è importante la partita con i nerazzurri, giocheremo per vincere. E poi penseremo alla Lazio.

Non pensiamo al resto, lo faremo dopo». Step by step, quindi, un passo alla volta. Pur senza precludersi nulla, il portoghese vola basso. È consapevole che questo campionato, anomalo e senza pubblico, è aperto alle sorprese. E tra queste ci può essere anche la Roma che intende sfruttare il fattore Olimpico. I giallorossi sono imbattuti da 12 gare casalinghe di campionato (9 vittorie e 3 pari) e arrivano da tre successi consecutivi.

Considerando che nei recenti confronti diretti con l’Inter, Dzeko e compagni sono rimasti imbattuti in 8 delle ultime 9 sfide (unico ko l’1-3 del 2017, poi 2 vittorie e sei pareggi) c’è spazio per avvicinarsi al match con moderato ottimismo: «Sono partite che si decidono con i dettagli, è facile capire che contro una squadra con una qualità come quella dell’Inter non potremo sbagliare. Dobbiamo essere rigorosi in difesa e trovare gli spazi, abbiamo lavorato sui dettagli per non sbagliare».

Nelle precedenti due gare con Conte è sempre finita in pareggio. Lo scorso anno più per una casualità che altro con l’incredibile errore di Spinazzola che causò con un stop sbagliato il rigore del pareggio in extremis: «È vero che l’Inter ha grandi giocatori e grandi individualità, ma io non posso vedere solo questo. È una squadra con un’identità molto forte, è facile capire come giocano ma è molto difficile contrastarli perché collettivamente sono molto forti.

Abbiamo quindi preparato la partita pensando sia al collettivo dell’Inter che alle situazioni individuali». La Roma ha una sorta di sindrome quando affronta squadre che giocano come lei per l’Europa o per lo scudetto. Rullo compressore con le medio-piccole (nove successi su 10 con le squadre dal decimo posto in giù: all’appello manca soltanto lo Spezia, avversario il prossimo 23 gennaio), balbetta invece negli scontri diretti.

Appena tre punti in 5 confronti, a conferma di una tendenza che era già abbastanza eloquente lo scorso anno, chiuso con 15 punti sui 48 disponibili nelle gare giocate con le altre big del torneo: «Abbiamo lavorato su questo tipo di partita. Tutti i giocatori sono motivati, stiamo bene in questo momento, la squadra ha fiducia e ambizione per giocare una buona partita contro una buona squadra». In tema di pensieri, Fonseca se la ride quando gli viene chiesto se penserà, incontrandolo, al fatto che Conte sarebbe potuto essere al suo posto sulla panchina della Roma e magari lo ringrazierà per aver rifiutato: «Non penso che quando ci vedremo parleremo di questo». Dal campo: unico dubbio della vigilia legato all’impiego di Villar o Cristante. Rispetto a Crotone tornano 4 titolari: Pellegrini, Dzeko, Veretout e Spinazzola.

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