Intrattenimento

Veronica Maya tra le zucche con i figli

Nelle vostre case siete pronti a fare i conti con Halloween? La sera del 31 ottobre è come se un velo di mistero si impossessasse delle stanze, ammantandole di suggestioni che lasciano con il fiato sospeso: grosse zucche intagliate si animano con la luce delle candele al loro interno e, sistemate sul davanzale della finestra, creano un’atmosfera speciale.

Ogni angolo si accende di colore, soprattutto il simbolico arancio della stagione autunnale. Non mancano sorprese da brividi e, per l’occasione, tanti dolcetti vengono donati ai bambini. Altrimenti si rischia il temutissimo “scherzetto”.

Come in una fiaba moderna, si attende questa ricorrenza per realizzare lavoretti, pitture e travestimenti. Lo sa bene chi ha figli piccoli, come Veronica Maya che ne ha tre – Riccardo, Tancredi e Katia – e che con loro ha trascorso una giornata a Il giardino delle zucche, di Pignataro Maggiore, nel casertano.

È il primo campo a tema in stile americano in Italia, nel quale la natura, come per magia, è tinta di nuance calde. «Vivo la tradizione di Halloween da quando ci sono i miei bimbi che, vuoi per gioco o vuoi perché hanno studiato alla scuola americana, attendono con gioia questa ricorrenza.

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Non foss’altro per intagliare o dipingere le zucche, disseminare in casa oggetti inusuali, come festoni di fantasmi, pipistrelli e ragnetti, preparare insieme torte e biscotti arancioni, alle carote, o vellutate in tinta», racconta la conduttrice. «Mi diverto nel vederli così impegnati, attenti a ogni dettaglio, e nel frattempo mi diletto a preparare la tavola per la cena a tema: centrotavola con pannocchie dai chicchi colorati, fiori secchi autunnali, tovaglia scura e pipistrelli come segnaposto.

Ognuno dei miei figli invita un amichetto e, dopo aver fatto il tradizionale “dolcetto o scherzetto” per le scale dello stabile in cerca di caramelle e cioccolato, danno il via a un pigiama party». Nel campo di Pignataro ogni anno arrivano da tutta Italia 30 mila zucche che vengono utilizzate nei laboratori di intaglio creati per i bambini. La tenuta è stata creata dal proprietario Fernando Turino come pegno d’amore per la moglie Elvira, italo-americana.

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È così che Fernando ha convinto la sua amata a trasferirsi dal Connecticut in Campania. Vista la meraviglia della proposta, trent’anni fa lei ha accettato e ora si occupa con la figlia Emily della gestione di questo luogo, che è anche il giardino della loro casa. È aperto al pubblico solo in ottobre e, per l’occasione, Elvira prepara con la ricetta segreta squisite torte di zucca. Veronica Maya racconta ancora: «Mi emoziona vedere i bambini liberi, all’aperto, dopo tanti mesi passati in casa per l’emergenza sanitaria.

Nei laboratori de Il giardino delle zucche esprimono la creatività: tutti e tre hanno una buona vena artistica, ma Tancredi è dotato di inesauribile fantasia. Inoltre, sin da quando erano piccini ho cercato di trasferire loro l’amore e il rispetto per la natura, tramandando gli insegnamenti che ho ricevuto dalla mia famiglia. I miei nonni paterni erano contadini e da bambina trascorrevo nella loro tenuta a Sorrento l’estate, al mare, ma anche in mezzo agli animali e alle distese di alberi da frutta. I ricordi sono nitidi e bellissimi, per questo appena posso porto i miei figli a contatto con la terra e con gli animali, come in questo posto, tra asinelli, capre, cavallini e alpaca».

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In attesa di rivederla in Tv, Veronica ha fondato con due socie a Napoli Passepartout, una società di eventi finalizzati alla rivalorizzazione del patrimonio artistico della città e a perseguire scopi benefici, come la recente serata di gala per raccogliere fondi a favore dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon. «Con le donazioni raccolte abbiamo dato un contributo per l’acquisto di una postazione odontoiatrica», racconta fiera. Poi torna dai suoi bambini: «Mi fanno sentire una donna completa, fortunata, mi danno forza e mi stimolano a dare sempre il meglio, per essere per loro un buon esempio oggi, così da crescere bene uomini e donne di domani».

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