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Cecchi Gori: un film, un libro e una mostra in onore di Mario e Vittorio

La storia del cinema italiano, e non solo, raccontata tramite le vicende della famiglia Cecchi Gori. Un docufilm, Cecchi Gori. Una famiglia italiana, come mezzo efficace per parlare della grandezza di questi produttori cinematografici che, con il loro lavoro innovativo, sono entrati di diritto nella memoria collettiva. La pellicola, diretta da Simone Isola e Marco Spagnoli, è stata prodotta da Giuseppe Lepore. Proprio a quest’ultimo abbiamo chiesto di raccontarci tutto sul progetto che rende giusto omaggio a Mario, Vittorio e alla loro famiglia. Nel cast a raccontarsi, oltre a Vittorio Cecchi Gori, anche Roberto Benigni, Giuseppe Tornatore, Carlo Verdone, Leonardo Pieraccioni, Marco Risi. In arrivo anche un libro e una mostra dedicata.

Nel docufilm Cecchi Gori. Una famiglia italiana è il produttore Vittorio Cecchi Gori a raccontarsi, ripercorrendo la nascita e l’ascesa del più grande gruppo di produzione e distribuzione cinematografica italiano di tutti i tempi. Un viaggio nei ricordi?

Un viaggio nella memoria personale che coincide con quella di un’intera nazione. La storia di una famiglia di imprenditori che hanno creato ricchezza attraverso la cultura e la produzione. Un viaggio lungo settanta anni in un pezzo di storia italiana, volutamente dimenticata da quelli che ne hanno beneficiato, dai”detrattori a scapito delle nuove generazioni.

Si parla dell’epoca d’oro del cinema italiano, periodo che adesso sembra solo un lontano ricordo?

Affatto. È cambiata la storia dell’audiovisivo mondiale e l’Italia sta facendo la sua parte in quest’era di trasformazione. È un’epoca nuova non paragonabile al passato, ma non c’è dubbio che talenti come Garrone, Sorrentino, Sollima, Costanzo, Guadagnino hanno poco o nulla da invidiare a quelli del passato. Soprattutto in un’era di cambiamento come questa, l’Italia sta trovando una sua voce e un suo peso.

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Dal film emerge sicuramente la passione della famiglia Cecchi Gori per il cinema. Però è anche un racconto intimo, privato? Certamente. Il nostro è stato un lavoro di costruzione di un racconto che si declinasse tra passato e presente, tra dimensione pubblica e quella privata. Forse il problema della famiglia Cecchi Gori è stato proprio quando la dimensione privata ha preso il sopravvento su quella pubblica.

Qualche storia inedita raccontata da Vittorio Cecchi Gori?

Tante. Gli amori, le conquiste industriali, le soddisfazioni. La più emozionante di tutti è quella dell’ultima telefonata con Massimo Traisi: «Non ti preoccupare Vitto: ne II postino è il personaggio a morire. Non Traisi». Invece, due giorni dopo, il grande amico Massimo Traisi era morto. Un dolore personale e pubblico immenso per un talento insostituibile del cinema italiano e mondiale.

Un grande cast ha voluto prendere parte a questa produzione. Chi ha raccontato i propri aneddoti?

Tutti. In molti hanno aderito a questo progetto proprio per contribuire a questa biografia plurale della famiglia Cecchi Gori. Con grande entusiasmo. Ma era inevitabile: la Cecchi Gori ha rappresentato un faro per il cinema italiano per oltre quaranta anni.

UNA MOSTRA PER NON DIMENTICARE

Non solo un film bellissimo ma molto di più. La mostra Cecchi Gori. Una famiglia italiana, intende ripercorrere la storia di una delle più importanti realtà produttive del Cinema Italiano. Basata interamente sui materiali fotografici inediti – riscoperti per l’omonimo documentario, prodotto da Giuseppe Lepore e diretto da Simone Isola e Marco Spagnoli – la mostra promette di trasmettere tantissime emozioni. L’inaugurazione sarà giovedì 17 ottobre alle ore 12:00 all’Auditorium Parco della Musica in Via Pietro De Coubertin 30 a Roma e durerà sino al 27 ottobre. Abbiamo chiesto a Lepore di parlarci anche di quest’altra importante iniziativa.

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Contestualmente al documentarlo è stata organizzata a Roma anche una mostra fotografica sensazionale. Ce ne parla?

Lavorando al documentario sono emerse 8000 fotografie che sono state ritrovate in scatoloni e in faldoni dimenticati. La mostra è un primo passo per restituire alla cultura e al cinema italiano documenti preziosissimi che testimoniano un’era irripetibile del cinema italiano che è il fondamento, per certi versi, sia del nostro cinema che della nostra cultura.

Una buona occasione per “mostrare” la grandezza dei Cecchi Gori…

Purtroppo è un’occasione “unica”. Il nostro lavoro è quello di ricostruire la memoria: un percorso accidentato e pieno di ostacoli, ma che – in questo caso – può dirsi davvero una missione compiuta.

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