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Fiorello su RaiPlay con le 5 puntate del debutto sono state trasmesse su Rai Uno e hanno registrato ottimi ascolti

Fiorello è tornato da Mamma Rai, che su di lui ha molto investito per il lancio di RaiPlay. Ma questa volta il suo show “Viva RaiPlay” ricorda molto i suoi stessi programmi del passato. Diciamo pure che Rosario copia se stesso. Per fortuna, sono ancora molti gli italiani che lo amano e continuano a sceglierlo. Certo, i grandi numeri di 10 e più anni fa sono soltanto un lontano ricordo. Le 5 puntate di “Viva RaiPlay” andate dopo le 20,30 su Rai Uno hanno registrato un ottimo 24 per cento di media, grazie anche alla pioggia di spot pubblicitari su tv, radio, giornali, web e affissioni. Fiorello ha chiesto “aiuto” ai tanti suoi amici: nella prima puntata abbiamo, infatti, visto Raffaella Carrà, Marco Mengoni e Calcutta con i quali ha duettato o costruito simpatiche gags.

Si è intravisto anche Biagio Antonacci, bloccato all’ingresso dalla Vigilanza che non lo riconosce. Coprotagonista dei quindici minuti di show “vecchia maniera”, oltre alla sede storica di Radio Rai, è il modernissimo studio digitale realizzato dal direttore della radiofonia pubblica Roberto Sergio. “Abbiamo realizzato uno dei più importanti investimenti nella trasformazione digitale dei nostri studi – spiega Roberto Sergio – e ora la qualità del nostro suono è tra le migliori d’Europa.

Lo sanno bene gli oltre 10 milioni di italiani che ogni giorno scelgono di ascoltare i nostri canali”. Musica e parole di Radio Rai sono sempre e ovunque riconoscibili”. Con qualche eccezione: Isoradio è spesso “oscurata” da emittenti che si sovrappongono sulla stessa frequenza, creando gravi disagi agli automobilisti che hanno assoluto bisogno di “viaggiare informati”. Qualche problemino, in ferità, ce l’ha anche il web in Italia, doveri 5G è ancora un sogno e seguire “Viva RaiPlay” sui device è talvolta davvero difficile. Ragion per cui la Rai continua a investire su produzioni e trasmissioni digitali, convinta che presto arriveranno lusingheri risultati, anche negli ascolti. Ma il bilancio definitivo sarà possibile soltanto alla fine dello show di Fiorello, quando – numeri alla mano – metteremo insieme gli ascolti televisivi e quelli dei navigatori, che hanno seguito il programma del mattatore siciliano su smartphone, computer e tablet.

“Viva RaiPlay” è il primo e più importante esperimento di televisione 5.0, pensata e prodotta secondo un linguaggio breve e incisivo, che mira a coinvolgere emotivamente un pubblico molto trasversale per età, cultura, capacità economica e gusto televisivo. A questo ne seguiranno molti altri, affermando con crescente forza la vocazione produttiva della piattaforma digitale “Rai Play”, già molto usata dagli italiani che vogliono vedere o rivedere un programma andato in onda. La scelta di puntare su uno showman è stata giudicata da molti (soprattutto, giornalisti e critici televisivi, ma anche da una certa fetta di pubblico) come il tentativo (o, meglio, il sogno) della dirigenza Rai di replicare gli strepitosi successi di “Stasera pago io” prodotto per Rai Uno dal mitico Bibi Ballandi e “Viva Radio 2”, grande idea di Sergio Valzania, allora direttore del secondo canale radiofonico. Ma quelli erano altri tempi: c’era il frizzante stimolo di Marco Baldini, suo storico amico. Poi, all’apice della sua notorietà, Fiorello decise di fare il triplo salto della quaglia: lasciò la Rai per andare su SkyUno, firmando un contratto supermilionario. E pian piano è diventato sempre più “prodotto” di nicchia. Ora, Fiorello ha l’opportunità di rinascere: le idee, la verve e l’energia non gli mancano, speriamo trovi anche la chiave giusta.

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