Redazione 6 Dicembre 2019

E’ un vulcano. Di energia. Ma anche di voglia di vivere, di fare. E di imparare. Non smette mai di muovere gli occhi, Elisa Isoardi, attenta e ricettiva, con quel suo taccuino per gli appunti sempre a portata di mano. Lei ascolta, chiede, riflette e poi si appunta qualche parola, qualche pensiero.

Qualche informazione che possa servirle da spunto per approfondire. “Io studio, mi preparo – ci ha confidato – Ho una grossa responsabilità: non posso mica essere meno consapevole dei miei telespettatori consapevoli!”. L’occasione per incontrare lei e la sua piccola ombra a quattro zampe (una nuvola di pelo riccio e grigio che risponde al nome Zenit e che non la lascia un attimo) è il premio Virgb Turismo e Cultura 2019, organizzato a Piano di Sorrento dalla fondazione Biagio Agnes e fortemente voluto da Simona, sua presidente. Elisa ha ricevuto un riconoscimento per il grandissimo successo ottenuto alla conduzione de La Prova del Cuoco e noi abbiamo colto l’occasione per sederci su un divano con lei e fare insieme una lunga chiacchierata, che ci ha dato molte conferme. Della sua simpatia prima di tutto. Ma anche della sua schiettezza e forte personalità.

Elisa, cosa rappresenta per lei questo premio?

«Un passaggio per continuare a fare quello che sto facendo. Vuol dire che stiamo seminando bene e ne sono contenta. Per me, per la squadra e per la rete. Sono molto riconoscente a Mamma Rai».

A proposito del fare bene: con La Prova del Cuoco sta ottenendo ottimi ascolti. Se lo aspettava?

«Un milione e mezzo di telespettatori al giorno sono tante teste. Noti che qualcosa hai seminato e che ne stai raccogliendo i frutti: il pubblico risponde bene e questo mi fa piacere. Anche perché, in caso contrario, io stessa sarei stata nel panico: rispetto a prima ho fatto qualche piccolo cambiamento. E non tanto perché ci fossero cose che non funzionavano – Antonella ha fatto un ottimo lavoro – quanto perché desideravo virare verso la cultura del cibo che c’è oggi, verso il rispetto del prodotto. Oggi la cucina non è più intesa solo come mezzo per nutrirsi, bensì come medicina personale. Dobbiamo iniziare a curarci con il cibo».

Da un punto di vista emozionale, che cos’è per lei la cucina?

«Brividi e sensazioni. Credo che la memoria più antica che abbiamo sia quella olfattiva: ci basta chiudere gli occhi e saper “ascoltare” il cibo, con tutti i sensi. L’olfatto mi rimanda a cose antiche, ai miei primi anni di vita. Gli odori mi riportano a ricordi legati ai miei nonni, alla mia famiglia. Io saprei riconoscere tra milioni il profumo della cacciagione che cucinava la mia nonna. Provengo dalla montagna vera, le mie origini sono forti e persistenti, mio nonno era un contadino e io ne sono orgogliosa. Sono occitana e parlo l’ultima lingua d’Oc presente in Italia, cerco anche di insegnarla alle mie nipoti».

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Lei si mette ai fornelli per sé, per i suoi familiari e perigli amici?

Sì certo, io cucino. Trovo che sia un atto d’amore. Per se stessi e per gli altri. Prima di tutto, lo faccio per Zenit, il mio cane. Dico sempre che non sono io ad aver educato lui: è lui che ha educato me. Me li dà lui i ritmi. Le vere differenze si comprendono anche attraverso questi piccoli “sacchi di pulci”, come li chiamo io. Per capirne il linguaggio, bisogna rispettarli. Il rispetto è alla base di qualunque forma di dialogo. E la diversità è una ricchezza».

A proposito del suo cane, anche lui ha una propria pagina Istagram: Zenit_amo- re_mio. È diventato una star!

«Capisce quanto siamo soli in questa società? Il profdo di Zenit è stato creato da persone che lo seguono e, in meno di tre mesi, ha già raggiunto più di 1300 follower».

Pappa del cane a parte, qual è piatto che le riesce meglio?

«I primi. E poi i salati. I dolci non li faccio: non mi piace mangiarli e non li cucino. Devo dire che me la cavo bene con i piatti romani: del resto sono arrivata a Roma che avevo 16 anni. Metà della mia vita l’ho trascorsa nella Capitale».

Roma l’ha adottata, il Piemonte le ha dato i natali. E, a proposito di Natale, c’è un piatto della tradizione dei suoi luoghi che non può man

care sulla sua tavola delle feste?

«Gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto. Ma il Natale per me è la neve sui tetti: io abito a 1280 metri d’altezza. Mi hanno mandato delle foto e i tetti di casa mia sono tutti bianchi».

Come fa a essere così in forma, con tutto quello che assaggia?

«Sono in forma? Grazie, questo complimento me lo prendo! Non so come faccia, in realtà. Sicuramente devo dire grazie ai miei genitori».

Chi è un personaggio che le piacerebbe invitare a cena?

«Ce ne sono molti. Tra scrittori e politici. C’è chi mi chiede: ma la politica ti interessa ancora? Io sono la stessa di tanti anni fa, quindi rispondo di sì. Se noi non ci interessiamo della politica è la politica che si interessa di noi, qualcosina dobbiamo farla, aprire gli orizzonti, non facciamoci manovrare più dì tanto, perché siamo menti pensanti e dobbiamo intervenire. Ma per tornare alla sua domanda, una persona che mi piacerebbe avere a cena è Isabel Allen- de. La trovo affascinante. Ho amato Afrodita, ma anche La casa degli spiriti. Il suo ultimo libro, Lungo petalo di mare, mi è piaciuto molto».

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La domanda è d’obbligo: le piacerebbe intraprendere la carriera politica?

«No, io penso a far bene quello che faccio. Detto questo, penso che fare bene politica sia un’arte. Se parli solo di te, se ti parli addosso, è inutile: i politici che non comunicano non prendono voti».

Se invece potesse scegliere un altro programma da condurre, oltre a La Prova del Cuoco, quale sarebbe?

«Credo che non sia rispettoso dirlo, perché è una cosa che stanno facendo con me e non lo trovo bello. Lo sto subendo io e di conseguenza non lo faccio ad altri. Io sono felice di portare avanti La prova del cuoco. Fino alla fine. E spero per altri anni».

Che rapporto ha con i social?

«Irrisolto. Io non so ancora a quale generazione appartenga, se alla X Generation oppure a quella dei Millennials. A volte dimentico di fare dei post, a volte invece mi diverte. E grave? Io le cose me le vivo».

Lei appare come una donna molto forte: c’è mai stata una critica che l’ha ferita?

«Essere fragili è uno stato d’animo interiore che magari all’esterno non si vede. Io sono un “donnone”, ho le spalle larghe fisicamente e si potrebbe pensare che le abbia anche psicologicamente. È vero che noi donne siamo molto più toste rispetto agli uomini, però anche a me feriscono le cose. Ma non le critiche: piuttosto gli insulti. Le critiche, se uno è intelligente, riesce anche a comprenderle. Io sono una che, quando le si dice la verità, magari sulle prime sbotta, ma poi ci riflette. Le critiche bisogna farle proprie e volgerle al positivo».

E gli insulti?

«Quelli gratuiti non mi offendono, ma mi hanno portata a una consapevolezza, che è quella di non giudicare mai le persone se non si è camminato in almeno cinque o sei paia delle loro scarpe. Noi siamo il totale della nostra storia, bella o brutta che sia. Errori compresi».

Come va l’amore?

«Per adesso il mio amore è Zenit, il mio cane. Penso che l’amore sia fonda- mentale nella vita. Ma anche quando non si vede, l’amore c’è. E non deve essere per forza per un uomo, per una donna o per un essere vivente».

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