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Adriano Celentano, dalle parole dell’erede del Molleggiato emerge il rapporto tutt’altro che facile col padre

Cade un mito: quello di Adriano Celentano. Nel mondo dello showbiz succede spesso di portare in palmo di mano un personaggio per poi distruggerlo. Lo dimostra il flop di Adrian (film d’animazione del Molleggiato corredato da uno show, trasmesso da Canale 5), che ha deluso sul piano dei contenuti e degli ascolti. Per la prima volta il carisma del cantante mostra qualche crepa. E, nello scandagliare le pecche artistiche di un mostro sacro un tempo inattaccabile, prende forma anche l’immagine privata controversa di Celentano. Adriano non dev’essere un padre facile: i suoi eredi – Rosita, Giacomo e Rosalinda – sono cresciuti dovendo fronteggiare i problemi di molti figli d’arte, che spesso rimangono personaggi in cerca d’autore, schiacciati come sono dalla figura del genitore.

Giacomo, per esempio, nasconde un passato di dolorose crisi esistenziali. Musicista come il padre, il secondogenito del Molleggiato ha scritto pure diversi libri in cui affronta i suoi tormenti di figlio di un grande artista. In quello che si intitola I tempi di Maria ed è ispirato dal culto mariano, rivela di essere stato vittima di una gravissima forma di depressione: ne è uscito soprattutto grazie a una svolta mistica e attribuisce il miracolo della guarigione alla Madonna. È un percorso spirituale complesso, quello di Celen- tano jr. Non a caso Giacomo si sofferma sulla sua solitudine e rivela come l’unico punto di . riferimento nel corso della crescita lo avesse trovato nella mamma, Claudia Mori. «Da bambino e ancor più da adolescente ero innamorato di mia madre. Come potevo non esserlo? Era di una bellezza fuori dal comune, intelligente, dotata di ironia… Qualcuno dice che ha un brutto carattere ma non è così. Da figlio posso testimoniare che soprattutto in tema di educazione, ed essendo papà un “giocherellone”, è stata lei ad assumersi la parte più scomoda per bilanciare le cose», ricorda Celentano jr. E aggiunge: «Sono ancora innamorato di lei, solo che ora provo un affetto diverso, più simile a un amore adulto».

Giacomo non lo dice, ma è impossibile non pensare che una guida paterna più attenta e consapevole lo avrebbe aiutato a gestire la sua fragilità e- motiva. «Nel 1990, in un periodo in cui avevo realizzato il primo album da cantautore e avevo partecipato al tour di Marcella Bella, avrei dovuto godermi quel momento fortunato, ma non fu così», racconta. «Una sera, mentre stavo per andare a dormire, di punto in bianco mi sentii male: mi si dimezzò, forse anche di più, la capacità toracica. Non riuscivo a respirare e capii che era successo qualcosa di grave».

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Il secondogenito della “coppia più bella del mondo” sotto- linea che la prima persona a stargli vicino è stata la nonna, Alba, mentre i genitori lo avevano affidato ai medici. E tuttavia il suo era un male dell’anima, che andava curato con l’amore e la comprensione più che con le medicine.

Fisicamente ero sano, ma i problemi respiratori di origini nervose mi rendevano logoro come un novantenne», ricorda Giacomo, che spesso non ha neanche la forza di parlare. «Gli amici, la fidanzata, i miei parenti non mi comprendevano e così mi ritrovai solo con la mia malattia. La disperazione mi portò ad avvicinarmi alla Chiesa e trovai conforto nell’amicizia di un frate, padre Emilio. Pensai addirittura di entrare in convento nella speranza che la quiete di quelle mura mi avrebbe aiutato a trovare un po’ di pace. Ma la mia non era una vera vocazione: in realtà avevo la smania di rifugiarmi in un posto nascosto dal mondo e di ripiegarmi su me stesso».

Mentre Giacomo vive il suo dramma in solitudine, Adriano Celentano – a metà degli anni Novanta all’apice della carriera – è spesso lontano da casa per lavoro. E oggi forse rimpiange di non esserci stato perché, alla fine, le lacrime di un figlio diventano inevitabilmente anche quelle dei genitori. Per Giacomo «il successo è un disvalore, qualcosa di distruttivo». E lui – figlio di una leggenda del mondo dello spettacolo – ne sa qualcosa. Tuttavia reagisce alla malattia, prima con il sostegno della fede e quindi grazie all’amore di Katia, sua attuale moglie e madre di suo figlio, Samuele.

Finalmente uscito dal lungo tunnel della depressione, Giacomo si sceglie un’altra famiglia e rinuncia a quella vita di agi che avrebbero potuto garantirgli i genitori. «Durante il fidanzamento e nei primi anni di matrimonio ci trasferimmo dai genitori di Katia in una casa modesta, ma accogliente», racconta Celentano jr. «Teresa, mia suocera, mi accolse come una mamma e in poco tempo per me divenne tale».

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A trent’anni, quindi, il figlio del Molleggiato e di Claudia Mori sostituisce l’immagine della vera madre con quella della suocera, una donna semplice che però sa stargli vicino. «Nel 2004 mi ammalai di labirintite ed ero costretto a stare immobile sul divano del salotto, che era diventata la mia camera da letto. Teresa mi portava i pasti su un vassoio e mi riempiva di attenzioni», ricorda lui, senza mai nominare il padre al quale – più che a ogni altro – avrebbe voluto chiedere sostegno.

Oggi, per fortuna, Giacomo sta bene. Eppure il suo disagio interiore di un tempo rivive, sia pure in forma diversa, nella sorella Rosalinda. Lanciata a livello internazionale da Mei Gibson nel film La passione di Cristo dove interpretava il diavolo, Rosalinda non ha mai fatto mistero prima della propria omosessualità, poi della depressione e della dipendenza dall’alcol. Ma è stata l’attrice Simona Borioni – sua ex compagna – a denunciare l’assenza di Adriano e Claudia durante la grave crisi che Rosalinda ora dice di aver superato. Un tentativo di rinascita, il suo, che non può condividere col fratello il quale, alzando un muro, scrive: «Le unioni civili e quelle tra omosessuali sono un attentato alla famiglia cattolica attaccata da Satana».

In questo momento in cui per Adriano Celentano il flop familiare sembra ben più doloroso di quello professionale, l’unica voce amica per l’artista è quella di Rosita, la primogenita. «Mio padre non viene capito perché la sua arte è sempre troppo a- vanti», dice lei in un tacito invito ai fratelli a essere solidali con lui. Ma in questa tormentata saga familiare il lieto fine appare sempre più improbabile.#

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