Il ritorno di un grande classico della tradizione, quella del politico donna del M5S che esce dai ranghi o lascia il movimento e viene aggredita verbalmente, minacciata e insultata con frasi irripetibili dai simpatizzanti del movimento o presunti tali. E’ il caso di Rachele Silvestri, deputata del Movimento 5 Stelle eletta nel 2018 e che giovedì 9 gennaio ha deciso di lasciare la compagine. Il M5S ormai cade a pezzi e su Facebook si scatena la bagarre ad ogni evento che conferma la tendenza. Contro la deputata Silvestri però le manifestazioni sembrano essere più truci, con frasi sessiste degne del miglior squadrismo digitale.

Oltre la pagina della deputata, dove campeggiano insistenti riferimenti allo stipendio facile che ora dovrebbe incassare fuori dal M5S, gli articoli che la riguardano rimbalzano da una pagina all’altra dei presunti simpatizzanti del movimento che si scatenano in offese di ogni natura. E siccome è donna a lei non possono mancare gli appellativi “all’antico mestiere”.

“Tr..a”, “pu…na”, “sta zoc..la”, “dove abita che la voglio sputare in faccia” (testuale, ndr), fino a chi vuole organizzarle una manifestazione sotto casa e chi, nella Marche, a poche ore dall’uscita posta sul proprio profilo una foto con un impiccato ad un albero con la frase “ovunque si trova un Giuda” e giù riferimenti alla Silvestri. La solita rumba. Eppure un deputato o un senatore non ha nessun vincolo giuridico nei confronti dei partiti, ma solo una generale responsabilità politica verso gli elettori. Sono i principi base della democrazia. Si garantisce così la libertà di azione del politico, necessaria per poter svolgere le funzioni senza pressioni e ricatti esterni di partiti e lobby di potere. Anche se la Costituzione recita all’articolo 67 che “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, al popolo grillino questa libertà proprio non piace. Eppure è un concetto costituzionale introdotto dalla rivoluzione francese nel 1791 grazie alla rivoluzione del 1789 e che è diventato nel tempo uno dei pilastri dell’idea moderna di democrazia rappresentativa.

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Ma è una storia che si ripete e che si fa più truculenta quando i casi riguardano le donne.

Chi non ricorda le offese nei confronti di Federica Salsi, consigliera comunale di Bologna, rea di essere andata in tv da Floris contro il diktat di Beppe Grillo che poi la offese con un post velatamente sessista sul “punto G” e la espulse.

L’addio della Silvestri è il sesto parlamentare che lascia il Movimento nel primo mese dell’anno, e siamo all’11 di gennaio. Nella giornata del 9 insieme al collega Massimiliano De Toma, per altro non colpito dalle stesse offese, la deputata ha comunicato al presidente della Camera Roberto Fico, anche questi del M5S, il passaggio al Gruppo Misto.

Tra le motivazioni della parlamentare, eletta nel collegio Marche 1, ci sono la paralisi negli interventi per la ricostruzione del terremoto, rimasti a zero, che ha colpito il centro Italia tra il 2016 e il 2017, la regressione ideologica dei vertici, sordi ad ogni confronto con i problemi dei territori e la mancanza di qualsiasi confronto con i parlamentariconsiderati non più di “pigiabottoni”.

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