Nessuno resiste, specie se commoner. Sposare un Windsor è diventata quasi una maledizione. I fiori d’arancio appassiscono e l’emozione di diventare royal cede il passo alla frustrazione di dover obbedire a regole e protocolli complicati e antichi. La curiosità della stampa, infine, inchioda il coperchio della bara e il matrimonio arriva al capolinea.

Elisabetta II ne ha visti tanti di divorzi, durante il suo regno. E, da ultimo, addirittura due in un colpo solo: quello dell’adorato nipote Peter Phillips, che ha annunciato la separazione dalla moglie canadese Autumn Kelly dopo 12 anni e due figlie, Savannah e Isla, 9 e 7 anni; e l’altro del nipote David Armstrong-Jones, conte di Snowdon, conosciuto come David Linley, figlio della scomparsa sorella Margaret, con Serena Stanhope.

Ventisei anni di matrimonio, anche qui due figli, Charles e Margarita, 20 e 17 anni, e un’unione che si è logorata col tempo. Neppure i lungimiranti bookmaker avevano scommesso sui due divorzi. Si parla già di un “effetto Sussex” perché forse il coraggio di lasciarsi glielo hanno dato Meghan e Harry, anche loro protagonisti di un “divorzio” ancora più radicale da tutta la royal family. Meghan ha tenuto duro solo 18 mesi tra i legacci della famiglia e c’è chi ha predetto che i Sussex si separeranno entro il 2025. Anche in questo caso la commoner di turno, Meghan, non ha resistito alla pressione e alla curiosità di stampa e sudditi.

La regina, che con l’età si sta intenerendo, è davvero in pena per i nipoti. Eppure ci dovrebbe essere abituata. Tre su quattro dei suoi figli hanno messo fine ai loro matrimoni. La principessa Anna ha messo in fuga dopo quasi vent’anni il primo marito Mark Phillips (padre di Peter e della sorella Zara), senza sangue blu ma stimato campione di equitazione. Appena prima della separazione aveva conosciuto Timothy Laurence, viceammiraglio della marina, allora valletto di Sua Maestà. Si è risposata nel 1992 e sembra che il legame sia ancora solido.

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Quella tra il principe Andrea e la borghese dai capelli rossi Sarah Ferguson era un’unione già destinata al naufragio. Troppo esuberante, lei, per sentirsi a suo agio tra le maglie strette della monarchia. E infatti finì nello scandalo e con la separazione nel 1992. Niente in confronto alla saga di Lady Diana e del principe Carlo. Sulla carta era un’unione perfetta, Diana come figlia vergine dell’ottavo conte di Spencer era più che qualificata per diventare una futura regina, ma neppure lei riuscì a gestire l’ingombrante famiglia del marito.

Elisabetta, però, ci era già passata con la sorella Margaret. Anche suo marito, Antony Armstrong-Jones, era uno del spopolo e non aveva voluto rinunciare al lavoro che amava, quello di fotografo. Ma è pressoché impossibile abbinare una vita professionale a quella da royal e infatti l’unione naufragò molto presto. Ebbene: anche il più tenue dei legami con la royalfamily sembra portare iella. Tom Parker Bowles, primogenito di Camilla, sembra aver messo fine, dopo 12 anni, al matrimonio con la giornalista Sara Buys. Anche lei soffriva le intrusioni dei tabloid.

Non va data, però, tutta la colpa agli inglesi. Anche all’estero i commoner hanno vita grama. L’ex nuotatrice Charlène Wittstock si dice sia in crisi con il principe Alberto di Monaco. Tessy Antony de Nassau, caporale dell’esercito, ha detto addio al principe Louis del Lussemburgo l’anno scorso, dopo 13 anni di matrimonio, mentre la più drammatica delle separazioni rimane quella di due anni fa tra la principessa Martha Louise di Norvegia e il drammaturgo Ari Behn, che si è tolto la vita lo scorso Natale.
A fronte di questa sequela impressionante di disastri, a Elisabetta rimangono solo due coppie su cui sperare. I conti di Wessex, ovvero il figlio Edoardo e l’ex esperta di pubbliche relazioni Sophie Rhys-Jones, e i duchi di Cambridge. Kate e William sono il suo orgoglio: uniti e innamorati, con già tre figli e probabilmente un quarto nei loro piani futuri. William ci avrà, sì, messo dieci anni per chiedere la mano della fidanzata, ma perlomeno ha azzeccato. Almeno per ora.

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