Il Coronavirus spaventa, ma per fortuna siamo nel 2020 e la scienza sta spingendo al massimo per trovare una soluzione. LE CURE: Al momento non ci sono farmaci che curano ufficialmente il Covid-19, ma è questione di giorni. I farmaci che l’Oms ritiene più adatti sono il Lopinavir/Ritonavir, un antivirale utilizzato per l’Hiv, e il Remdesivir, un antivirale usato contro l’Ebola. Riguardo a quest’ultimo, già dai primi di febbraio è partito in Cina un test clinico su 760 pazienti che darà i suoi risultati già entro questa o la prossima settimana, secondo l’Oms.

Se saranno buoni allora saranno questi i farmaci ufficialmente utilizzati. Ci sono anche altri tentativi. Come il sangue dei pazienti guariti dal Covid-19 che quindi avrebbero sviluppato gli anticorpi giusti. In Cina stanno iniettando questo sangue donato su 300 pazienti sin da febbraio e molti sono guariti o hanno avuto miglioramenti nel giro di 24 ore.

Poi si stanno sperimentando steroidi per ridurre l’infiammazione e cellule staminali, oltre alla Clorochina, un farmaco anti-malaria che proprio un italiano (Andrea Savarino, ora ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità) scoprì come efficace contro la Sars (dati confermati da altri studi). Le ricerche sono tante e anche fantasiose e vanno dall’infusione di sangue mestruale all’uso di frutta secca: la medicina cinese cerca di dare il suo contributo. IL VACCINO: La corsa è contro il tempo perché di solito per un vaccino contro un virus nuovo serve almeno un anno e mezzo, ma bisogna accellerare.

Un’azienda americana, “Moderna”, ha annunciato di aver spedito il primo lotto del vaccino sperimentale mRna-1273 all’Istituto nazionale delle allergie e malattie infettive per la fase 1 della sperimentazione su 20-25 volontari sani per la fine di aprile. I risultati dovrebbero arrivare entro luglio/agosto e a quel punto potrebbe partire la produzione che però richiederà qualche mese. Anche il MIGAL israeliano è molto avanti e lo ha annunciato il ministro della Scienza e della Tecnologia secondo cui il vaccino potrebbe essere pronto molto presto.

Questo perché il MIGAL stava lavorando da quattro anni a un vaccino contro il virus della bronchite infettiva, una malattia che colpisce il pollame, che gli scienziati hanno scoperto avere un’elevata somiglianza genetica con il Coronavirus umano e che utilizza lo stesso meccanismo di infezione, un fatto che aumenta la probabilità di ottenere un vaccino umano efficace a breve. Poi partirà la sperimentazione ma si sta cercando di accorciare le procedure e David Zigdon, CEO di MIGAL, prevede che il vaccino potrebbe «ottenere l’approvazione della sicurezza in 90 giorni». Si tratterà di un vaccino da assumere oralmente e non con iniezione. Queste sono le situazioni più avanzate, ma sono tante le società che stanno per partire con quella su animali: un’altra società americana, la “Greffex Inc”, ha annunciato di aver preparato un vaccino e di essere pronta per la sperimentazione animale.

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In Cina questa fase è già partita, come ha annunciato il vice direttore del Dipartimento di Scienza e Tecnologia dello Zhejiang, e lo stesso è avvenuto in Australia all’università di Queensland. Per Anthony Fauci, direttore del Niaid, in estate potremmo vedere un calo dei casi che però potrebbero tornare in autunno-inverno come una normale influenza e questo spiega l’utilità del vaccino. Nel frattempo un gruppo di ricercatori cinesi di Wuhan ha scoperto che nei malati c’è un incremento di sostanze come la citochina interleuchina-6 (IL-6) e il recettore dell’interleuchina-2 (IL-2R): è importante saperlo perché può essere il primo livello di screening per preparare terapie precoci e personalizzate.

GLI ESPERTI TRANQUILLIZZANO: I casi aumentano e gli italiani si spaventano, ma senza motivo. Lo dicono gli esperti, a partire da Vincenzo D’Anna, presidente dei biologi italiani, secondo cui «il Coronavirus non è più grave o più mortale di una influenza. – ha detto a “I lunatici” su Rai Radio 2 – I nostri stessi morti, e dispiace sempre quando una persona decede, erano ottuagenari, o persone già malate, di cancro o con malattie croniche di tipo cardiorespiratorio. Avrebbe potuto ucciderle anche un virus influenzale. Questa è la verità». Dello stesso avviso Ilaria Capua, virologa, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’University of Florida: «in tutte le specie animali, e l’uomo ne fa parte, i coronavirus comportano forme respiratorie lievi: non vedo per quale motivo questo virus debba dare una forma respiratoria grave o punti di mortalità superiori. Non abbiamo elementi per essere preoccupati, se non di un contagio rapido e massiccio », ha spiegato a “Tagada”. Lo stesso per Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano: «a me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così». E a “Repubblica” è ancora più chiara: «c’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra. Ma non siamo in guerra». E’ dello stesso avviso anche Walter Ricciardi dell’Oms, diventato anche consulente del Governo: «dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la malattia va posta nei giusti termini: su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili, il 5% è gravissimo, di cui il 3% muore. E tutte le persone decedute avevano già delle condizioni gravi di salute».

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MENO CASI? E’ proprio Ricciardi a spiegare che il conteggio dei contagiati può essere differente, molto più basso: «C’è un’ampia possibilità di sovrastimare le positività. Bisogna utilizzarli in modo appropriato. – ha detto al “Corriere della sera” – Significa che i casi verificati sono circa 190, confermati dall’ Istituto superiore di sanità che ha il compito di validare l’ eventuale positività dei test condotti nei laboratori locali. Quindi meno dei 424 casi dichiarati che invece includono quelli in attesa di conferma ».

COSA PREOCCUPA DAVVERO: Ricciardi e gli altri esperti minimizzano e lo fa anche il virologo Roberto Burioni che però mostra il vero rischio: «quello che rende pericolosa la malattia per la nostra sanità è che non è irrilevante, rispetto all’influenza, il numero di persone che finiscono in terapia intensiva. Questo potrebbe saturare il nostro sistema sanitario e aumentare la mortalità per altre malattie. Pensiamo a una persona colpita da infarto che non trova posto in rianimazione ».

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