Il pallottoliere dell’evasione di massa conta 77 detenuti in fuga. A Foggia il “day after” della sommossa che ha coinvolto 400 carcerati serve a valutare i danni e provare a contenere le conseguenze peggiori.

Nella notte la caccia all’uomo è continuata senza sosta: 54 evasi sono stati catturati da polizia, carabinieri, Guardia di Finanza e Esercito. Tre di loro si sono costituiti in autonomia. È un buon bollettino, ma sono ancora molti i latitanti liberi di girare a Foggia, in Puglia e forse in Italia.

La rivolta che ha messo ferro e fuoco il carcere di Foggia, nata almeno ufficialmente per l’emergenza coronavirus e la restrizione ai colloqui, è l’immagine lampante della crisi che ieri ha messo a dura prova l’intero sistema detentivo italiano. I carcerati pretendevano di mantenere il possesso dell’istituto di pena per 72 ore, poi le estenuanti trattative condotte dalle autorità hanno permesso di raggiungere un accordo. In serata i detenuti hanno acconsentito a tornare nelle proprie sezioni per permettere alla polizia penitenziaria di fare la conta. Solo allora si è scoperta l’identità e il numero esatto dei fuggitivi (guarda il video). All’appello ne mancavano 34, ora scesi a 22 grazie alle retate notturne. I profili dei ricercati sono ben conosciuti e dal sistema informativo sono stati estrapolati i nominativi di chi ancora risulta latitante. Tra loro ci sono soggetti legati ai clan della criminalità organizzata del Gargano e di Bari, ma anche presunti rapinatori e presunti assassini. Secondo quanto risulta al Giornale.it, in maggioranza sono cittadini italiani, quasi tutti pugliesi.

In “libertà” c’è anche un uomo noto alle cronache. Si tratta di Aghilar Cristoforo, classe 1983, accusato di aver ucciso la madre della sua ex fidanzata. I fatti risalgono ad ottobre del 2019, quando Filomena Bruno, 53 anni, viene ammazzata a coltellate a Orta Nova, in provincia di Foggia, sotto gli occhi dell’anziana madre. La donna, secondo quanto emerso dalle indagini, si era opposta alla relazione tra la figlia 21enne e il pregiudicato, che insieme alla ragazza era fuggito dai domiciliari per rifugiarsi in Germania. Pochi giorni prima dell’omicidio, Aghilar si presenta in paese armato di pistola e minaccia Filomena e il figlio in un bar cittadino. Sta cercando la fidanzata, che dopo la breve convivenza aveva deciso di lasciarlo e di tornare in Italia. Filomena denuncia le minacce, chiede protezione. Aghilar è ricercato perché in fuga dai domiciliari, eppure riesce a sorprendere la donna e ad assassinarla con due coltellate al petto. La cittadina è sconvolta. L’uomo fugge tra le campagne, poi chiede aiuto ad una zia. Saranno i familiari a chiamare i carabinieri, che a fine ottobre lo catturano nel suo rifugio. L’ex fidanzata, saputo dell’omicidio della madre, pochi giorni dopo tenta il suicidio. Una vicenda drammatica, che ora colora di una nuova inquietante puntata.

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Da ieri pomeriggio Aghilar è evaso di nuovo, stavolta approfittando della sommossa scoppiata nel carcere di Foggia. Insieme a lui ci sono almeno tre detenuti di Mattinata, legati alla magia garganica. Uno di loro era dietro le sbarre per reati legati alla droga, un altro per tentato omicidio e il terzo per un assalto a un portavalori. La maggior parte dei fuggitivi erano stati catturati già ieri non lontano dal carcere. In quattro sono stati riacciuffati a Bari, nel quartiere Mangiuvacca, dopo aver inseguito ad alta velocità una Volkswagen Tiguan segnalata in fuga. un altro a Orta Nova. Gli agenti della mobile hanno arrestato un brindisino 22enne e tre tarantini di 26, 33 e 46 anni. Uno dei tarantini stava scontando la pena per omicdio, mentre gli altri erano detenuti a Foggia per rapina e spaccio di droga. Altri tre fuggitivi si sono poi costituiti spontaneamente. Sul campo è asceso anche l’Esercito (guarda il video), arrivato in supporto alle forze dell’ordine dopo che alcuni dei fuggiaschi avevano rubato alcune auto parcheggiate nei dintorni della casa circondariale. Intanto nell’istituto di pena si contano i danni: due palazzine risultano completamente devastate, così come l’infermeria e l’archivio. Una parte della cancellata era stata divelta, permettendo la fuga in massa (guarda il video). All’esterno le forze dell’ordine presidiano ancora l’area anche oggi. La protesta è rientrata. Ma l’aria resta pesante. Almeno finché i 23 fuggitivi non saranno riconsegnati alla giustizia.

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