Il professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano è intervenuto a ‘Otto e mezzo’ su La7 a proposito dell’emergenza coronavirus in Italia: “Su una malattia di questo genere, completamente nuova, ne sappiamo veramente molto poco, e forse molti di noi, cosiddetti ‘esperti’, quasi reali, e magari a volte non tanto reali, a volte ne abbiamo parlato qualche volta a sproposito”.

“In 42 anni di professione non mi sono mai trovato davanti a qualcosa di simile. Ma non è niente di originale da dire, è sotto gli occhi di tutti che questa cosa sia fuori dall’ordinario.”

La giornalista e conduttrice Lilli Gruber gli ha domandato quando finirà l’emergenza, e se è corretto ipotizzare che in estate possa concludersi la fase dell’emergenza: “Me lo auguro con tutto il cuore. Mi auguro di cuore di poter continuare a occuparmene con decisione e di avere in questo anche gli italiani che fanno la stessa cosa. Perché una cosa è certa: se non ci mettiamo d’impegno tutti i tempi non saranno brevi”

“Il numero reale di contagiati” dal coronavirus “è più alto di quello ufficiale”. Galli lo aveva sottolineato questa mattina, in un’intervista a Circo Massimo su Radio Capital. “Abbiamo più contagiati dei casi per ora accertati – ha spiegato il professore – e la letalità è più alta perché stiamo facendo i calcoli solo su quelli sintomatici e non sulla stima globale”.

“Nella zona di Vo’, sono stati fatti tantissimi tamponi e si sono visti stati risultati. La scelta di non farne altrettanti in altre zone per me – ha aggiunto Galli – è discutibile, anche se probabilmente è dovuta alla disponibilità negli spazi di laboratorio nel fare tutti questi tamponi. La battaglia si vince nei territori, come sul campo di battaglia. Gli ospedali sono nelle retrovie, se continuano ad arrivare feriti, non riusciranno mai a reggere. Il circolo vizioso va interrotto sul campo. C’è da coinvolgere di più la medicina territoriale per ridurre la portata del virus”.

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Se le misure attuate avranno risultati si potrà vedere tra due settimane: “Faccio un paragone Wuhan attorno al 25-26 gennaio c’era un numero di casi paragonabile a quello della Lombardia al 3 di marzo. E noi abbiamo avuto 3-4 settimane il cui il virus ha circolato liberamente. Questa è una bestia che ci ha invaso e che ci terrà compagnia per un periodo ancora non breve e la mobilitazione di tutti è fondamentale perché questo periodo venga accorciato”.

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