Su una cosa non ci sono dubbi. Con le parole Ursula von der Leyen se la cava decisamente meglio della sua collega della Bce. All’indomani della figuraccia mondiale di Christine Lagarde, che con i suoi discorsi maldestri ha mandato a gambe all’aria i mercati, la capa della Commissione Ue ha fatto il pieno di applausi ed apprezzamenti promettendo che Bruxelles farà qualsiasi cosa sarà necessario per contrastare la pandemia ed aiutare gli Stati in difficoltà, a partire dall’Italia.

Visto il precedente, insomma, la von der Leyen nonsi è fatta fregare e si è calata nei panni di Mario Draghi, con tanto di bazooka al seguito. La sostanza del piano annunciato ieri dalla von der Leyen in vista dell’Eurogruppo di lunedì, però, non è molto dissimile dal messaggio lanciato dalla Lagarde. In estrema sintesi: arrangiatevi. Già, perché il grande sostegno promesso dalla Commissione non sono quattrini sonanti, risorse fresche, magari attraverso la restituzione al nostro Paese diunaparte di quelle diverse decine di miliardi versate all’Europa nel corso degli anni per contribuire a far crescere i Paesi meno sviluppati. Nulla di tutto questo.

La mano tesa della Ue consiste di fatto nel permesso di aiutarci da soli garantendo la massima flessibilità nell’applicazione del patto di stabilità e delle norme sugli aiuti di Stato. Al di là delle chiacchiere, del vago e confuso riferimento ad un’iniziativa da 37 miliardi per gli investimenti e delle profuse rassicurazioni, questo è il senso della sfida europea al coronavirus. L’Unione allargherà le regole della disciplina di bilancio e lascerà mani libere ai governi di mettere in campo tutte le misure necessarie per fronteggiare la crisi del Coronavirus. Tante grazie.

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PATTO IN SOFFITTA? Intendiamoci, che il patto di stabilità mostri la sua incapacità di fronteggiare le crisi e che rischi di finireunavolta per tutte in soffitta è solo un bene. Nessuno, d’altra parte, tranne Angela Merkel e alcuni euroburocrati del Nord europa, pensa più che le regole Ue siano ancora adatte a governare le economie del nostro Continente. Di qui a far passare la sospensione dei diktat di Bruxelles come un aiuto, però, ce ne passa. Davanti ad un’emergenza come quella rappresentata dal coronavirus, una pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo, è difficile che qualcuno potesse impedire all’Italia, uno dei Paesi più colpiti, di salvare la vita dei propri cittadini e quella del tessuto produttivo sforando il deficit o aiutando con soldi pubblici i settori in difficoltà. Il placet della Ue non rende la situazione migliore. Anzi, rischia di peggiorarla. Se non si dice chiaramente quanto durerà la moratoria sul patto, accumulando nuovo debito, i titoli di Stato italiani potrebbero finire di nuovo nel mirino della speculazioni, aggiungendo danni ai danni. Timore reso più che concreto dalle parole del vicepresidente Ue Valdis Dombrovskis, secondo cui non verrà affatto sospeso il patto, ma si userà la flessibilità già prevista per le situazioni eccezionali.Come dire che finita l’emergenza, l’Italia si ritroverà in brache di tela. «È importante che tutti gli italiani sentano che la Ue prende decisioni utili», ha detto il commissario Paolo Gentiloni. Resta da capire: utili a chi?

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