Il copione era già scritto. Tutti però l’hanno ignorato. E ora, con quasi un mese di ritardo rispetto all’Italia, cominciano a pagarne le conseguenze. I Paesi europei, incoraggiati dalla premiata ditta Conte-Casalino, ci hanno trattato da appestati. La tivù francese ci ha umiliato. Molti governi del mai unito continente anziché prepararsi all’urto del Coronavirus hanno fatto i pesci in barile. Mentre noi chiudevano le scuole e gli stadi (pur con troppa lentezza), loro hanno continuato a permettere ogni genere di assembramento. Oggi il focolaio che spaventa di più, ovviamente dopo il nostro, è quello spagnolo: i contagi, la cui crescita giornaliera ha raggiunto quella dell’Iran, sono diventati 4.500 e i decessi 125.

La Spagna ha proseguito con la movida, la vita è andata avanti come prima. L’emblema dell’harakiri compiuto da Madrid sono i 3mila tifosi dell’Atletico ai quali è stato consentito di ammassarsi a Liverpool, mercoledì scorso, per la partita di Champions. La colpa ovviamente è da dividere con l’Inghilterra, a sua volta alle prese con un’impennata di infezioni. Il quotidiano spagnolo La Vanguardia ha riportato che secondo uno studio della scuola d’igiene e medicina tropicale di Londra, lo Stato iberico, assieme agli Usa, è quello in cui il virus si sta diffondendo più rapidamente. La regione maggiormente colpita è la Catalogna: quattro città, per un totale di 70mila abitanti, sono state messe in quarantena: Igualada, Odena, Santa Margarida de Montbui e Vilanova del Cami. E dire che in Spagna i primi sospetti di contagio risalgono a fine gennaio. Il presidente Sanchez ha dichiarato lo stato d’allerta che consente di limitare la circolazione delle persone.

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BAR E RISTORANTI L’Austria, dopo aver creato 80 chilometri di coda al Brennero, ha deciso di chiudere 47 valichi minori con l’Italia. Stop ai voli diretti e provenienti da Spagna, Francia e Svizzera. Al confine con quest’ultima sono stati predisposti controlli sanitari. Il colosso ferroviario OeBB ha interrotto i collegamenti con Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. L’Austria (500 contagi e un morto) ha istituito le prime zone rosse nella valle di Paznaun, nel centro sciistico di Sankt Anton, a Ischgl e Galtuer. Da lunedì in tutta la nazione resteranno aperti coi soliti orari solo alimentari, farmacie, banche e poste. Scuole chiuse almeno fino a Pasqua. Ristoranti e bar dovranno abbassare la saracinesca alle 15.

In Germania i lander della Baviera, di Berlino, della Bassa Sassonia e del Saarland hanno sospeso le lezioni per 5 settimane. Nessun divieto però per la ristorazione. La Francia, arrivata a 3 mila contagi (80 deceduti), ha chiuso «fino a nuovo ordine» la Tour Eiffel e fermato pure il calcio dopo lo scempio di Parigi, sempre mercoledì in Champions: partita “a porte chiuse”, ma fuori dallo stadio migliaia di tifosi liberi di infettarsi e infettare. Intanto, in serata, arrivano altre notizie che confermano la svolta nella Ue. Austria, Danimarca e Polonia sigillano i confini:non entra e non esce più nessuno. Il contagio ora fa paura, al punto che nel corso di una telefonata notturna con il premier Conte il presidente francese Macron invoca «misure economiche per salvare la Ue»

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