Dovrebbe fare il bidet alla propria coscienza questa Protezione civile diventata, a causa delle inottemperanze dei suoi vertici e non di certo a causa dell’operato dei suoi valorosi volontari, tanto incivile, ossia ruspante, grossolana e facilona. La Lombardia è in ginocchio, medici e infermieri sono stremati e si ammalano nel tentativo di salvare il più alto numero di vite possibile, i posti in terapia intensiva sono terminati, le protezioni quali tute e mascherine sono quasi esaurite pure per il personale sanitario, persino l’ossigeno scarseggia, e l’organismo guidato da Angelo Borrelli cosa fa? Ci prende per i fondelli, inviando alla Regione mascherine non a norma, simili ai panni elettrostatici che le casalinghe disperate usano per spolverare, assolutamente inadatte per affrontare vis-à-vis il coronavirus.

Sembra proprio una beffa. Più spaventosa del Covid-19 è codesta incompetenza, la quale di solito stende più vittime di quante ne faccia un virus, sebbene sconosciuto e potente. Ma non è tutto. Magari lo fosse. Non solo la Protezione civile si è rivelata inutile, essa ci mette pure i bastoni tra le ruote, costringendo chi amministra la Lombardia a fronteggiare ostacoli e impedimenti oltre all’emergenza sanitaria.

In vista della imminente saturazione dei lettini intensivi, aveva velocemente preso forma il progetto di creare 500 posti presso la vecchia Fiera di Milano. C’era il sito, c’erano le aziende disposte a contribuire alla realizzazione dell’ospedale da campo, e ogni cosa procedeva speditamente, come avviene di solito nel capoluogo meneghino, in cui vige il culto dell’efficienza. Tuttavia, proprio la Protezione civile non ha rispettato gli impegni presi, come ha spiegato il governatore Attilio Fontana, sottolineando che «l’accordo era che la Regione fornisse gli spazi mentre l’ente nazionale avrebbe messo a disposizione personale e macchinari, eppure esso non è nelle condizioni di fornirci né il personale medico-infermieristico néi letti di terapia intensiva e la strumentazione necessaria per allestire i padiglioni».

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IL CONSULENTE Insomma, i vertici della Protezione civile si sono dimostrati non in grado di assolvere alle funzioni a cui sono deputati, mortificando la storia e lo spirito umanitario dell’ente. Tanto che Fontana ha preso le redini della situazione in mano nominando Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile, “suo consulente personale”. E questi ha accettato l’incarico per un corrispettivo simbolico pari a un euro. L’ospedale da campo quindi si farà nel giro di qualche giorno, potete scommetterci. La Lombardia ne uscirà ammaccata però salva. Ma cosa sarà del resto dell’Italia che deve fare affidamento su Giuseppe Conte ed Angelo Borrelli? Quest’ultimo sembra essere al mondo solo perché c’è posto.

Lo si avverte dal suo modo svogliato di fare e di parlare, dalla lentezza del suo agire, dalla titubanza, dalla impreparazione, dai balbettamenti, dalla mancanza di elasticità mentale nel gestire una crisi che purtroppo è destinata ad estendersi a macchia d’olio ed approfondirsi. L’unico favore che Borrelli potrebbe elargire agli italiani sarebbe quello di farsi da parte, ammettendo ed accettando i suoi limiti. Gliene saremmo tutti grati. Siamo stanchi di questi dirigenti incartapecoriti, scoloriti e spenti che negli ultimi anni hanno segnato soltanto il male dell’Italia. Abbiamo toccato il fondo del barile, anzi lo stiamo raschiando. Chi è contagiato dal virus dell’inettitudine, se ne torni a casa e non ne esca mai più per non infettare un Paese che presto sarà chiamato a compiere un grandioso sforzo di rinascita. E non ha di certo bisogno delle ganasce.

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