Stavolta il premier Giuseppe Contenon ci ha nemmeno messo la faccia. Dopo tre giorni di tira e molla, il governo ha partorito un decreto farlocco che dà solo quattro spiccioli alle partite Iva ovvero la categoria che dall’emergenza Coronavirus uscirà con le ossa rotte. Per loro, arrivano 600 euro. Stop. E le risorse non mancavano affatto: tant’è che l’esecutivo a guida Cinque stelle e Pd ha miracolosamente messo sul piatto 600 milioni per Alitalia: così, grazie all’ennesimo contributo dei contribuenti, inserito con qualche acrobazia nel provvedimento d’urgenza approvato ieri, il saldo degli aiuti alla ex compagnia di bandiera, che verrà di nuovo statalizzata, sale a 7,1 miliardi.

Roba così difficile da giustificare che l’inquilino di Palazzo Chigi ha abbandonato la conferenza stampa dopo pochi minuti, seguito a ruota dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si è limitato adare un paio di numeri: le nuove norme stanziano 25 miliardi e muoveranno flussi per 350 miliardi. Di là dalle cifre, resta la delusione, confermata dall’annuncio, di un nuovo intervento normativo ad aprile, da parte dello stesso Conte che ha ammesso,fuggendo, di aver licenziato solo una «prima risposta ». Che il premier giudica «importante», ma – nei fatti – è inconsistente. A illustrare il provvedimento in diretta tv è rimasta la titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo.

L’esponente M5S ha cercato di toccare soprattutto le sue corde, evidenziando le misure in favore dei lavoratori, a cominciare dai congedi parentali retribuiti al50% dello stipendio per chi ha figli fino a 12 anni; in alternativa, c’è il bonus baby-sitter da 600 euro, che sale a 1.000 euro per il personale sanitario.

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LE AZIENDE La cassa integrazione in deroga è estesa a tutti i tipi di azienda e gli ammortizzatori sono garantiti anche per i lavoratori agricoli, gli stagionali, in particolare del comparto turistico, gli autonomi e per chi ha un contratto a tempo determinato. I termini per la presentazione della domanda di disoccupazione Naspi e Discoll sono ampliati da 68 a 128 giorni. Viene prorogato anche il termine per la domanda di disoccupazione agricola del 2019, al primo giugno 2020. Ecco, poi, un’altra discutibile mancia: il bonus da 100 euro per i lavoratori dipendenti – pubblici e privati – con reddito fino a 40.000 euro che continueranno ad andare in ufficio o in fabbrica e, pertanto, si esporranno al rischio contagio. Per chi, invece, il lavoro lo perderà oppure andrà in cassa integrazione arriva il fondo Gasbarini per sostenere le rate non pagate del mutuo, fino a 9 mesi. Le famiglie potranno beneficiare anche dello slittamento a giugno – senza sanzioni né interessi – del versamento dei contributi previdenziali di febbraio e maggio. Il pacchetto famiglia-lavoro si porta via circa una decina di miliardi, ma manca un pezzo fondamentale, secondo il sindacato Confsal: «È necessario dare facoltà all’Inail di equiparare il trattamento di malattia per infezione da Covid-19» a quello «previsto per gli infortuni sul lavoro»ha scritto il segretario generale, Angelo Raffaele Margiotta, in una lettera al governo.

SULLE IMPOSTE Il capitolo che era più atteso e che, invece, è destinato a essere sommerso dalle critiche è quello fiscale. Slittano le scadenze di marzo, ma non tutte perché l’Iva – escluse le attività di minore dimensione affette dal Coronavirus – andrà versata per intero. Lo slittamento, in ogni caso, riguarda anche i contributi previdenziali ed è un po’ irrobustito, sul piano della sostanza, da un credito d’imposta al 60% del canone di affitto per negozianti e bottegai. Non sono contente, nel complesso, le imprese e le loro associazioni di categoria. Restano a bocca asciutta anche radio, tv e giornali: niente obolo da 40 milioni alla Rai per compensare il calo della pubblicità e via pure gli 80 milioni inizialmente studiati per giornali ed emittenti locali. Si può diabolicamente perseverare a buttare quattrini nel pozzo nero di Alitalia e – allo stesso tempo– fare a meno dell’informazione.

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