Un intervento del Governo che metta fine alla modalità “ordine sparso”, che da qualche giorno imperversa nei supermercati della Penisola. Lo invoca Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, in una lettera inviata a sei ministeri competenti e di cui Il Sole 24 Ore Radiocor è venuta in possesso. Dopo l’intervento di Coop, che nella giornata di ieri ha disposto la chiusura degli oltre 1100 punti vendita la domenica – per le prossime due settimane.

La proposta lanciata dall’ad di Conad, Francesco Pugliese, che si dice pronto a una limitazione oraria nei giorni infrasettimanali, ma difende l’apertura domenicale, l’associazione che rappresenta 57.500 punti vendita – alimentari e non – intraprende la strada di Palazzo Chigi. Nel frattempo nella Penisola aumenta il numero delle catene di supermercati intenzionati a ridurre gli orari di apertura, per consentire ai propri dipendenti di usufruire dei mezzi pubblici, anch’essi contingentati.

“Questo procedere in ordine sparso mi spaventa un po’”, ammette Gradara. “E’ importante fare chiarezza e lanciare messaggi chiari alla clientela, onde evitare episodi di sovraffollamento, come quelli registrati nei giorni scorsi”. La stessa modalità del “libera tutti” si registra sulla vendita di prodotti no food all’interno dei supermercati, dopo che numerosi attori della Gdo hanno deciso di applicare restrizioni alle categorie merceologiche altrimenti disponibili in punti vendita chiusi per decreto (come gli articoli di cancelleria).

Una scelta dettata dall’esigenza di ridurre le file all’esterno dei supermercati e dall’opportunità di evitare una “concorrenza sleale” a danno dei concorrenti costretti ad abbassare le serrande. Su questo punto Gradara condivide la posizione espressa già ieri da Francesco Pugliese, ad Conad: “Chiudere e riaprire gli scaffali dei supermercati costituisce l’ennesima complicazione: sarebbe bene che almeno questo costituisse un non problema”. Ma anche in questo caso invoca l’intervento del Governo.

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A creare scompiglio – puntualizza Gradara – l’intreccio tra norme (i primi due decreti Conte), circolari e Faq circolate negli ultimi giorni. Finora nessuna delle Regioni – cui spettano le competenze in materia – è intervenuta e le imprese si sono regolate autonomamente.
Adesso gli operatori invocano un faro. Emanata dalla Regione Lazio l’ordinanza che regolamenta gli orari di apertura degli esercizi commerciali, stabilendo orari limite per le aperture e le chiusure serali e della domenica. L’ordinanza entrerà in vigore da mercoledì. Obbligo per i gestori di contingentare gli accessi della clientela, garantire gli spazi interpersonali e sanificare i luoghi di lavoro. No a lunghi spostamenti per andare a fare acquisti.

Il provvedimento – firmato dal vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, dopo essere stato concertato con gli assessori al Lavoro e nuovi diritti, Formazione, Scuola e diritto allo studio universitario, Politiche per la ricostruzione, Claudio Di Berardino, e allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-up e Innovazione, Paolo Orneli – è motivato dall’attuale emergenza sanitaria ed è finalizzato a tutelare la salute dei lavoratori del settore del commercio (contenendo il periodo i cui si trovano a lavorare a contatto del pubblico) e a garantire la loro mobilità, in seguito ai provvedimenti di limitazione degli orari del Tpl. I NUOVO ORARI:

Questi i nuovi orari di apertura al pubblico previsti dal provvedimento: – dal lunedì al sabato: apertura alle ore 8.30 e chiusura obbligatoria di tutti gli esercizi commerciali entro le ore 19.00; – la domenica: chiusura obbligatoria di tutti gli esercizi commerciali entro le ore 15.00. Il provvedimento ribadisce, inoltre, che i gestori delle attività commerciali aperte devono garantire l’accesso agli esercizi con modalità contingentate e che comunque permettano di evitare assembramenti, in modo che sia garantita la distanza interpersonale di almeno un metro pena, come sanzione, la sospensione dell’attività in caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, gli esercizi dovranno essere chiusi. I gestori dovranno inoltre “garantire e incentivare le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, adottando protocolli interni di sicurezza e ricorrendo a qualsiasi dispositivo utile a limitare le forme di contagio”. Le tabaccherie potranno chiudere durante l’emergenza coronavirus. Lo concedono le indicazioni contenute in una nota dei Monopoli appena pubblicata e firmata dal direttore Marcello Minenna. Il testo chiarisce la posizione dei titolari di rivendita di generi di monopolio che intendano chiudere l’esercizio o ridurre l’orario «anche laddove non sussistano accertati profili sintomatici o patologici, in considerazione delle mutate esigenze riscontrate sul territorio nazionale». Maggiore flessibilità, dunque, per quanto riguarda sia la possibilità di chiusura sia la modulazione degli orari.

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