L’emergenza coronavirus lascia anche il tempo per capire quando un gesto d’amore può rendere l’ultimo momento di felicità a chi sa che a breve dovrà andarsene.

La storia riportata dal Corriere, racconta proprio della capacità di angeli salvatori che hanno capito come rendere più sereno l’addio. Sia a chi deve andarsene, sia a chi invece deve restare. Tanti coloro che nelle ultime settimane si sono spenti in fredde stanze d’ospedale, in letti bianchi, senza il conforto della loro famiglia. Questo però non è successo al protagonista di quanto avvenuto qualche sera fa e che è stato chiamato Angelo.

L’ambulanza e il personale medico

Purtroppo ultimamente è facile sentire le sirene delle ambulanze rompere il silenzio assordante delle città semi deserte. E ogni volta si viene percorsi da un brivido lungo la schiena perché subito il pensiero va alla persona per cui sono stati chiamati i medici. Troppo spesso ci si domanda se quella persona uscirà viva da questa terribile emergenza di coronavirus. Un’ambulanza, una delle tante che corrono da una parte all’altra delle città, è arrivata nel cortile di un condominio. Il personale sanitario è sceso con le protezioni bianche che ormai tutti siamo abituati a riconoscere in televisione e si è diretto in un’abitazione al sesto piano dell’edificio. Nel letto Angelo, colpito da insufficienza respiratoria. Vano ogni tentativo di soccorrerlo, inutile ogni corsa in codice rosso e a sirene spiegate verso l’ospedale.

Inutile la corsa in ospedale

Medici e infermieri si sono resi conto che sarebbe stato tutto inutile. Che ormai non vi era più nulla da fare per cercare di salvargli la vita. Sappiamo tutti fin troppo bene cosa succede in questi casi: il paziente di turno viene portato in ospedale da solo, ricoverato probabilmente in uno dei pochi letti rimasti dei reparti di terapia intensiva. Spesso riesce a salvarsi, altre volte questo però non accade. E muore senza nessuno vicino, lontano dai propri cari ai quali non viene neppure data la possibilità di salutarlo un’ultima volta, di stare lui accanto e provare a fargli sentire il loro amore per accompagnarlo dolcemente verso la fine.

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Quella sera il personale medico ha informato i familiari e ha deciso di andare via, a sirene spente, e di lasciare Angelo morire nel suo letto, con la moglie e la figlia accanto. Una notte di dolore e sofferenza per quelle due donne che avevano appena perso il loro affetto più grande. La mattina seguente è arrivato il carro funebre. Nessun funerale, almeno per il momento. Un’altra bara che si avvia verso il cimitero per raggiungere tutte le altre. Almeno però, Angelo è morto nella sua casa, con le sue due amate donne vicino. L’ultimo regalo per affrontare la morte.

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